
Una folla oceanica ha recentemente manifestato nello Yemen a favore della Palestina. Molti alzavano al cielo i fucili, e perfino gli adolescenti. La folla gridava che sarebbe sempre stata al fianco dei fratelli palestinesi, pronta in qualsiasi momento a mandare centinaia di migliaia di uomini in loro aiuto per reagire ai vigliacchi attacchi degli ebrei, sempre nascosti dietro i missili, affermando inoltre che, in un corpo a corpo, sarebbero perduti. Se tante persone sono disposte a scendere in piazza, forse le ragioni possono essere molte: una vita che non permette altre divagazioni, oppure una credenza assoluta nel mondo arabo, ritenuto oppresso e sfruttato dall’Occidente e soprattutto dagli americani, i quali a Gaza fanno della Stella di Davide l’avamposto più feroce. Quando gli Houthi assaltano le navi mercantili e le petroliere di passaggio nel Golfo di Aden, non agiscono per diventare ricchi, ma, seppur in maniera piratesca, per sopravvivere. E vedendo trasportare le preziose merci dalle maestose regine del mare, le assaltano, le ricattano, le minacciano ed, accecati dall’odio, ne pretendono il riscatto tenendole sotto la mira dei loro ridicoli armamenti. Perché tanto odio? A chi conviene, in pieno terzo millennio, tenere questi Paesi nell’ignoranza e covare rancore per l’Occidente? Perché succede tutto questo e quali sono le origini di tanto disprezzo per coloro che non rispettano la ritualità di quel commercio cammelliere, fatto di inchini e bicchieri di tè, dove la trattativa poteva durare giorni interi? Non vorremmo che, come furono esplose le due bombe di Hiroshima e Nagasaki con la scusa di fermare una guerra che si protraeva da troppo tempo, questa volta ciò si ripetesse in luoghi altrettanto lontani. La scusa di voler modernizzare i Paesi che vogliono continuare a vivere le loro tradizioni sarebbe particolarmente viscida e arrogante. Ogni popolo è libero di vivere il suo riscatto sociale senza che altri gli vogliano insegnare come campare con la forza, soggiogati da uno schiavismo più sottile e sofisticato di prima e da quello sporco colonialismo che ha lasciato solo miseria sfruttando esclusivamente le risorse. A noi non piace la guerra, la violenza e la sopraffazione delle persone, qualsiasi sia lo scopo. Amiamo la libertà e l’assoluta sovranità dei popoli, quella sovranità che oggi più che mai viene soppressa con la forza, come nel caso di Israele a Gaza e della Russia in Ucraina. Accidenti, a volte vediamo delle piccole case contadine sotto ai pilastri di cemento che sostengono i ponti delle autostrade e le immaginiamo abitate dal fiero vecchietto, il quale, nonostante i corteggiamenti e le minacce velate, non si sia voluto allontanare dalla casa dei suoi genitori e dei suoi nonni, spuntandola spesso sulle arroganti multinazionali grazie al fatto di vivere in una nazione dove il diritto, la democrazia e la libertà gli permettono di resistere ai ricatti delle ammalianti sirene del male. Perché non dovrebbe essere altrettanto in tanti Paesi nel mondo che ancora oggi vengono schiavizzati e soggiogati da altri Paesi solo perché, a loro dire, intralciano il percorso verso il benessere e la civiltà? Ma di quale civiltà stiamo parlando, quando assistiamo al massacro che si sta perpetrando nei confronti dei palestinesi, costretti a subire bombardamenti giornalieri che, per la maggior parte, uccidono solo bambini? Forse nel regno degli Houthi, dove si manifesta e ci si rende disponibili ad andare a combattere accanto ai palestinesi, c’è più generosità di altri che li condannano solo per non inimicarsi i padroni della finanza, gli ebrei, e gli americani che li difendono e sostengono. Nello specifico, a chi è riferita la critica? A quell’Europa parruccona che vuole armarsi ancora di più di quanto non lo sia, allo scopo di difendere i suoi privilegi a danno dei Paesi più fragili, come è sempre accaduto. Il Regno degli Houthi è uno degli ultimi avamposti di orgoglio che si è reso disponibile ad aiutare la Palestina, giornalmente calpestato da Netanyahu sotto gli occhi tolleranti dell’UE e dell’Occidente.
Angelo Santoro

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