Un problema mai risolto per l’arroccamento corporativo di parte delle associazioni dei magistrati e per la non disinteressata complicità di vasti settori della politica italiana.

Ma, una volta entrata nel vivo, questa battaglia potrebbe costituire un momento di svolta decisivo per l’Italia.
I referendum riguardano 5 temi principali: responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, disposizione in materia di incarichi extragiudiziali, eliminazione della custodia cautelare, abolizione dell’ergastolo. E sono in grado di rivoluzionare il rapporto gravemente deteriorato dei cittadini italiani con la giustizia. Un problema annoso, mai risolto per l’arroccamento corporativo di una parte delle associazioni dei magistrati a difesa di anacronistici privilegi e per la non disinteressata complicità di vasti settori della politica italiana.
E’ da augurarsi che, una volta tanto, questi temi vengano presentati e discussi per quello che sono: un modo per risolvere una parte almeno delle distorsioni in materia di giurisdizione e non terreno di scontro strumentale. Il traguardo non è una giustizia depotenziata ma una giustizia più forte perché più serena e più serena perché più forte.
Già c’è chi parla di atto di guerra contro i magistrati. E’ sempre così quando si vuole difendere l’indifendibile. Ci si appropria niente di meno che delle parole di Cristo (“chi non è con me è contro di me”) e le si distorcono per i propri fini. Mussolini docet.
E invece i referendum dovranno essere l’occasione per fare progredire il paese nel campo della giustizia, giustamente indicato nei consessi internazionali come uno dei nostri punti più deboli.
Ed anche, per molti, l’occasione di correggere passati errori. Il PDL sta valutando l’ipotesi di appoggiare questi referendum che, ancora una volta, hanno l’impronta radicale. Lo faccia, e così potrà emendarsi, sia pure in parte, per non avere tenuto fede alle promesse di riforma profonda della giustizia ripetutamente formulate e mai mantenute.
Il PD per ora tace. E, invece, dovrebbe cogliere l’occasione per recuperare i temi del garantismo e del rispetto dei diritti che sono propri della sinistra in ogni parte del mondo salvo l’Italia, ove la sinistra non laica e non riformista li ha traditi.
Il mondo laico, liberale e socialista faccia altrettanto. Consideri propria questa battaglia, senza troppe gelosie nei confronti del protagonismo radicale al servizio, in questo come in altri casi, di una ottima causa.
Pensalibero, che della cultura laica, liberale e socialista si considera espressione, farà, sui referendum in tema di giustizia, quello che può e quello che deve.

Caro Nicola, non riesco a capire se ho fatto un sogno o se ho letto a occhi aperti una notizia tanto attesa per il bene del Paese e per il mio modo di concepire il rapporto Popolo Istituzioni in un Paese civile e democratico. La sorpresa inattesa riguarda la tua enfasi nel riportare la notizia del referendum e dei suoi quesiti. L’entusiasmo suscitato dalla notizia cede un po’ al dubbio che la Cassazione ponga dei paletti ostativi al cammino del referendum. Inoltre, che la sinistra capisca la delicatezza del momento presente in ogni settore della vita pubblica.
Caro Domenico,
viene a galla una mia venatura anarchica mai spenta. L’invadenza dello Stato si deve ridimensionare. Ma, figuriamoci, non soltanto nel campo della Giustizia che vorrei, come ho scritto, forte perchè serena. E quando cittadino e Stato sono di fronte, dovrebbero contare entrambi per uno. Insomma, lo Stato non può, allo stesso tempo, prenderci un sacco di soldi e romperci le scatole per farceli pagare. Scelga: o l’una o l’altra cosa….
Un abbraccio.