Le dimissioni rese da sei esponenti del Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale dimostrano quanto nell’iniziativa fossero confluite intenzioni e personalità del tutto diverse e inconciliabili.
In altre parole, dimostrano quanto fosse illusorio pensare di pecorrere la via corta del referendum in una materia complessa come quella elettorale. Sono gli stessi dimissionari dal comitato promotore del referendum presieduto dal prof. Giovanni Guzzetta a darne la prova con le motivazioni del loro gesto.
Infatti, il prof. Enzo Cheli, l’ex ministro Franco Bassanini e attuale presidente di Astrid, il presidente di ‘Liberta’ e Giustizia’ Sandra Bonsanti, il deputato della Margherita Roberto Giachetti, i costituzionalisti Michela Manetti e Gianmario De Muro hanno scritto nella loro lettera di dimissioni che “abbiamo partecipato alla costituzione del Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale nella convinzione che esso rappresentasse uno strumento utile per stimolare i gruppi parlamentari ad affrontare la questione della riforma elettorale. Pensiamo infatti che la legge elettorale approvata dalla maggioranza di centrodestra sul finire della scorsa legislatura sia la peggiore della storia della Repubblica: consegna la scelta dei parlamentari nelle mani delle segreterie dei partiti, sradica gli eletti da un rapporto diretto con le comunita’ territoriali, impedisce la formazione di maggioranze salde e coese, aumenta la frammentazione partitica, condanna il Paese ad una sostanziale ingovernabilita”’.
”Abbiamo tuttavia -si legge ancora- fin dall’inizio sottolineato che la legge elettorale che uscirebbe dal referendum non risolverebbe di per se’ nessuno di questi problemi. Che dunque il referendum doveva essere inteso come un modo per aprire il dibattito, non per chiuderlo con una soluzione quasi altrettanto pessima di
quella offerta dalla legge che col referendum si vuole abrogare.
Abbiamo purtroppo dovuto constatare che questa convinzione non e’ condivisa da un buon numero di componenti il Comitato promotore del referendum elettorale”.
Dunque, affermano gli illustri dimissionari, qualcuno voleva fare il furbo e strumentalizzare la loro presenza.
Meglio così: il loro gesto è un contributo alla chiarezza e, forse, anche ad una nuova legge elettorale che non sia il frutto di qualche colpo di mano e di testa!
Il referendum elettorale muore prima di nascere!
Dimissionari sei membri del comitato: qualcuno voleva fare il furbo e strumentalizzare la loro presenza

Casini ha proposto il proporzionale con sbarramento al 5% e senza premio di maggioranza. Se il mondo laico ha ancora un po’ di coraggio(perchè il 5% oggi rappresenta per tutti un miraggio..) dovrebbe sostenerla e farla propria. Poi vediamo chi ha il coraggio di contarsi per davvero e di presentarsi per ciò che è davanti agli elettori. Sarebbe la svolta del sistema politico italiano ed il ritorno a governi di coalizione basati sulla vicinanza di idee e di progetti e non su ammucchiate con tutti dentro. Che ne pensate?
Se di fatto è vero che “la legge elettorale approvata dalla maggioranza di centrodestra “ è la peggiore possibile ,in termini di demo-crazia ,resta altrettanto vero che l’esempio è venuto dalla legge elettorale della Regione Toscana , ove alla guida governativa di “sinistra” si erano uniti ( nella stupida speranza di guadagnare qualche poltrona in più,aumentando anche i posti-a-sedere), i lacchè della “opposizione” ,in un amplesso suicida denominato subito “inciucio”.
Sono splendidi esempi di partitocrazia sfacciata ,nella quale vive e vegeta la nostra classe politica.
Solo alcuni esponenti eccepiscono di non condividere l’andazzo ,in buona parte per precostituirsi una improbabile verginità ,in previsione di ribellioni conclamate ; ma sostanzialmente stanno ben attenti a non turbare il clima generale ,ove essi stessi possono prosperare .
Penso che l’unico modo per smuovere davvero le acque possa essere il promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare : procedura faticosissima ,ma la sola atta a smascherare certi padroni e certi paladini ,ed a prefigurare una via di fuga dalle grinfie dei partitocrati attuali.