
Eccoci di nuovo al punto di partenza. Al gioco d’azzardo della democrazia che si consuma sulla pelle di una nazione stremata, arroccata, perennemente sospesa sul filo del rasoio. Cinquantatré seggi a Benjamin Netanyahu, quarantotto a Gadi Eisenkot. I numeri, freddi e impietosi come pietre del deserto, sputano sentenze che nessuno vuole ascoltare, disegnando l’ennesimo labirinto senza via d’uscita. Un rebus della maggioranza che sa di déjà-vu, di agonia istituzionale.
Da un lato c’è il Re Bibi, l’animale politico che non muore mai, il sopravvissuto per antonomasia che stringe tra le mani cinquanta sfumature di destra pur di non mollare lo scettro. Dall’altro il generale, l’uomo in divisa prestato al palazzo, che incassa il consenso di chi cerca un’alternativa ma si ritrova bloccato sulla soglia del comando. Due blocchi. Due visioni. Zero compromessi. E in mezzo, un Paese che non può permettersi il lusso del vuoto di potere.
Dal palazzo presidenziale si leva allora il grido di Isaac Herzog. Non un appello, ma una supplica vestita da monito formale: evitare un nuovo voto. Evitare un’altra campagna elettorale fatta di veleni, di promesse stracciate un minuto dopo lo spoglio, di milioni di shekel buttati al vento mentre i confini bruciano e l’incertezza divora il futuro. Herzog parla alla ragione, ma la politica, si sa, ha lo stomaco forte e la memoria corta. La politica non ragiona: calcola.
È il dramma di un Israele spaccato a metà, specchio di un Occidente che ha smarrito la capacità di governarsi. Ci si interroga sui corridoi della Knesset, si cercano transfughi, si ipotizzano alleanze contro natura che durerebbero lo spazio di un mattino. Ma la verità è più cruda del cinismo dei politologi. Questo non è un semplice rebus numerico. È il fallimento di una classe dirigente che preferisce il proprio destino personale alla salvezza comune, incapace di comprendere che il tempo, a Gerusalemme, scorre più veloce che altrove. E che l’ostinazione di non cedere un millimetro di potere somiglia terribilmente a un suicidio collettivo.
Giuseppe Basilico

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