“Prendo atto della capacità di forte autocritica della maggioranza di governo in Toscana rispetto alle scelte fatte nel passato, connesse inevitabilmente alle responsabilità politiche e amministrative della Giunta Martini.
Notevole anche il cambiamento lessicale e di metodo nella stesura del Piano Regionale di Sviluppo, che recepisce alcune proposte dell’opposizione e preannuncia mutazioni importanti nelle politiche pubbliche della Regione.
È però innegabile che, oltre ad essere maestra in autocritica, la sinistra è maestra anche nel trasformismo strumentale per far fronte alla difficoltà di gestire “la nuova percezione della realtà” come ammette lo stesso Martini.
Per questo il giudizio dell’opposizione resta temporaneamente sospeso in attesa di veder seguire alle parole fatti concreti, soprattutto su alcune tematiche fondamentali per i partiti della Casa delle Libertà.
La prima bozza del Piano di Sviluppo Regionale non tiene conto del cambiamento importante del concetto di programmazione rispetto allo Statuto del 1970.
L’attuale ordinamento statutario non fa più della programmazione un mito, ma un metodo ed afferma come principi e finalità la sussidiarietà sociale ed istituzionale, la promozione dello sviluppo economico in un contesto competitivo, la valorizzazione della libertà di iniziativa imprenditoriale pubblica e privata, la tutela delle autonomie locali e del terzo settore.
La Giunta non ha colto l’innovazione statutaria e continua ad usare il Prs come se fosse ancora un vero e proprio “piano quinquennale”.
Martini deve chiarire ai toscani “quanto costa e chi paga” il preannunciato confronto con Rifondazione Comunista; pesano come macigni su tale alleanza divergenze programmatiche, già sottolineate nella scorsa campagna elettorale, su temi strategici di essenziale importanza per il futuro della Toscana: il deficit energetico, il gap infrastrutturale, il governo dell’immigrazione, la sostenibilità della spesa sanitaria, le politiche demografiche, il reperimento delle risorse, la liberalizzazione dei servizi pubblici.
La società toscana non può essere trattata come osservatrice indifferente e passiva di tale prospettiva di alleanza con Rifondazione Comunista.
Si impone con forza la necessità di porre sul tavolo del confronto con le rappresentanze sociali ed istituzionali il costo politico della collaborazione aperta con la sinistra radicale e, più in generale, dell’ulteriore spostamento a sinistra dell’attuale maggioranza.

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