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Il protagonismo dei giovani non è solo italiano ma anche europeo

La verità è che la partecipazione di tanti giovani alle manifestazioni è una buona notizia per la democrazia italiana: ragazze e ragazzi tornano a prendere parola, riempiono le piazze e non accettano di essere trattati come un problema di ordine pubblico.

di Enrico Rossi | 25 Ottobre 2026

Tanti giovani pacificamente in piazza. In alcuni casi e solo in alcune città ci sono stati scontri, anche seri, ma nessun saccheggio.

A Milano dove ci si aspettava la guerriglia ci sono stati cori antifascisti, per ora legittimi.

Il titolo più descrittivo e partecipato è quello del Manifesto: “Ci Siamo. Si riempiono un po’ alla volta e senza preavviso le piazze d’Italia mentre la polizia ferma preventivamente centinaia di persone. Alla fine in tutte le città sfilano grandi cortei. E sfidano idranti e manganelli. Il messaggio è chiaro: non abbiamo paura e non ci fermeremo”.

La prima pagina più irridente verso il governo Meloni è quella del Fatto Quotidiano: “I ragazzi deludono chi sognava la guerra”.

Anche Domani e Avvenire sottolineano il carattere prevalentemente pacifico della giornata di ieri e pure altri giornali come la Stampa, Il Resto del Carlino prendono atto che i cortei erano partecipati e che ci sono stati scontri ma non saccheggi.

Persino il Corriere della sera registra in prima pagina che ci sono stati “scontri e fermi ma niente saccheggi” e “nessun assalto ai negozi”.

Dei giornali di destra è bene non parlare. Per loro, evidentemente delusi dall’assenza di gravi violenze, le manifestazioni non sono neppure avvenute e si concentrano sull’arresto del giovane Youssef Siher, accusato di essere la mente che convoca i cortei e di terrorismo. L’idea che si vuol far passare, vergognosamente razzista, è che le proteste siano una rivolta islamica con il fine di “conquistare l’Italia”. Così se la raccontano e se la suonano le penne meloniane. Pensare di spiegare un movimento così diffuso attraverso un unico presunto regista significa davvero non comprenderne le ragioni.

La verità è che la partecipazione di tanti giovani alle manifestazioni è una buona notizia per la democrazia italiana: ragazze e ragazzi tornano a prendere parola, riempiono le piazze e non accettano di essere trattati come un problema di ordine pubblico.

Le ragioni sono diverse, ma si riconoscono: il costo della vita, le difficoltà di studiare e costruirsi un futuro, la solidarietà con la Palestina, il rifiuto del razzismo e del fascismo, la contestazione delle spese per il riarmo, il ripudio della guerra. C’è una domanda di giustizia sociale e di libertà che merita ascolto.

Bisogna ripeterlo ancora.

Chi aggredisce, devasta e saccheggia deve essere individuato e rispondere delle proprie azioni. Su questo non possono esserci ambiguità. Ma è altrettanto inaccettabile usare le violenze per criminalizzare migliaia di persone e mettere sotto accusa il diritto di manifestare.

Le cronache riferiscono di fermi preventivi, anche di minorenni, di cariche e di giovani allontanati prima di poter partecipare ai cortei. A Milano il manifesto descrive un ragazzo fotografato dagli agenti dopo essere stato invitato a indossare un passamontagna, per confrontare quelle immagini con quelle degli scontri precedenti. Sono episodi che richiedono chiarimenti. Una felpa e il colore della pelle non possono diventare indizi di colpevolezza.

In generale, resta da valutare, episodio per episodio, la gestione della piazza e la proporzionalità degli interventi della polizia.

Al ministro dell’Interno spetta spiegare come è stato gestito l’ordine pubblico. Proteggere chi manifesta pacificamente è parte della sicurezza. Prevenire le violenze significa anche saper evitare che gli interventi della polizia alimentino la tensione.

Non si possono ignorare della giornata di ieri le provocazioni dell’estrema destra, le ronde e i tentativi di contrapporre altri gruppi ai manifestanti. Chi invoca la legalità deve pretenderla da tutti. Erano forse autorizzati i cortei dei neri che cercavano lo scontro con i manifestanti? E questi fascisti sono stati individuati e fermati preventivamente come si è fatto con migliaia di giovani? Al ministro Piantedosi spetta di dare molte risposte sulla giornata di ieri. Lo faccia con serietà e competenza controllando le sue pulsioni ideologiche e securitarie.

Il protagonismo dei giovani non è solo italiano ma anche europeo: in Francia, dove sempre ieri si sono svolte granfi manifestazioni pacifiche, in Spagna e in Serbia cresce una domanda di partecipazione politica che deve trovare ascolto e risposte.

Anche l’opposizione deve fare la propria parte: ascoltare questi giovani, incontrarli, trasformare le loro domande in proposte su scuola, università, lavoro, casa e pace.

Non serve mettere il cappello sulle piazze. Serve esserci, difenderne i diritti e assumersi la responsabilità di raccogliere una domanda di cambiamento profondo della società.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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