In Italia il problema dei rifugiati è sempre stato trattato come un aspetto del nostro buonismo (e con qualche interesse delle organizzazioni più o meno “umanitarie”). Ma la catastrofe siriana sta cambiando gli scenari della politica internazionale.
In Siria si sta saldando un’alleanza tra Turchia, Russia e Assad, mentre Europa e Usa continuano a dimostrare ai ribelli siriani e curdi la loro impotenza a difenderli dall’Isis, figuriamoci dalla grande alleanza che si sta delineando. E intanto l’Unione Europea si sta disfacendo di fronte al problema dei migranti della disperazione, che nessuno vuole e che ovunque stanno spostando i risultati elettorali verso il populismo di destra: mi aspetto che presto anche Grillo si unisca al coro. I più feroci sono i paesi ex satelliti URSS, che ricevono tutti un contributo netto dal bilancio UE e non vogliono dare niente in cambio. Intanto il fanatico Schauble continua a perseguitare Italia e Grecia, i paesi in prima linea nell’accoglienza.
La Libia vorrebbe tornare a scindersi in Cirenaica e Tripolitania, come è sempre stato nella storia fin quando è arrivata l’ottusa e feroce burocrazia degli italiani, ma non riesce a trovare un’intesa sulla spartizione delle risorse petrolifere, e intanto tutti commerciano in profughi e si rubano a vicenda il poco petrolio che si riesce a estrarre.
Stiamo pagando un secolo di errori dell’occidente: gli italiani in Libia, l’accordo Sykes-Picot per dividersi tra Francia e Inghilterra la parte araba dell’impero ottomano, passando sopra alla storia e alle etnie, l’ultima raffica dell’imperialismo anglo-francese con la guerra di Suez, l’arroganza di Israele nel rifiutare la soluzione concordata “due popoli due stati” e invece insediare le colonie degli oltranzisti ortodossi in terra altrui.
Il tutto mentre gli USA hanno annunciato da tempo che a loro interessa di più l’area del Pacifico, e che dell’Europa e del Mediterraneo si occupino gli europei, che ne portano la responsabilità storica e hanno i soldi per difendersi e sbagliare da soli, come ha detto Trump, suscitando un’ondata di consensi elettorali. Agli USA basta l’alleanza con l’Inghilterra , nei secoli fedele, che si è già sfilata dall’Europa, si sta chiudendo al profughi e ha risolto i suoi problemi bancari, mentre la Germania deve ancora cominciare a occuparsene, aspettando che il loro Schauble la smetta di vaneggiare.
Attenzione a non sottovalutare l’alleanza tra Russia e Turchia : potrebbe portare alla realizzazione del sogno dell’ultimo visir ottomano, che si alleò con il Kaiser in base alla promessa di ricavare dalla Russia in sfacelo un impero a Est con i paesi turcofoni: i termini oggi sono diversi, ma certo che da questi paesi può correre una “via del petrolio e del gas” fino al Mediterraneo: quanto basta per far uscire la Turchia dalla NATO….e garantire per sempre la base navale russa nel Mediterraneo.
La Turchia ha in mano una bomba: quasi 3 milioni di rifugiati siriani per i quali la UE sta trattando un contributo, e che lasciati davanti alle frontiere d’Europa potrebbero determinare una catastrofe. Non si tratta dei disperati dei barconi: è la borghesia di un paese di antica civiltà, che andrebbe a arricchire di competenze qualunque paese. Chi avrebbe più interesse a accoglierli sarebbe la Russia, in continuo declino demografico: la più grande nazione del mondo ha oggi meno abitanti del Bangladesh o della Nigeria, ma aspetta che la bomba dei rifugiati distrugga definitivamente la sempre meno unita UE.
E poi c’è il problema di chi e come gestirà gli enormi depositi di petrolio e di gas che si sono scoperti nel Mediterraneo orientale, da Cipro fino all’Egitto. USA e sauditi vorrebbero tenere alti i prezzi, i sauditi per comprare l’acquiescenza di una popolazione in crescita allo scandaloso e sfarzoso dominio dei 7000 principi e dei loro religiosi, ispiratori e finanziatori da sempre dell’estremismo mussulmano, gli americani per non dover affrontare la crisi delle banche che hanno finanziato la devastante estrazione dello shale oil. Per ora le guerre civili tengono l’Iraq fuori del mercato, mentre i costi di estrazione del petrolio del Mediterraneo sono ancora un segreto di stato. Come il prezzo fatto dai russi ai cinesi per forniture poliennali. Nei prossimi mesi si vedrà cosa succede tra Russia e Ucraina, attraverso la quale passa molto del gas destinato ai Balcani e all’Italia, che non è ancora riuscita a farsi un gasdotto diretto anche per il populismo ecologico di alcuni enti locali del Sud.
Claudio Bellavita

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