
Sembra che il principio dominante sia questo: abbattere chi non ci piace. Khamenei era al potere da decenni e guidava un regime teocratico che una gran parte degli oltre novanta milioni di iraniani non approvava. Ma quale governo, in qualunque parte del mondo, gode del cento per cento dei consensi? Eppure secondo una certa mentalità diffusa in Occidente il fatto stesso che un sistema politico non corrisponda ai nostri parametri lo renderebbe automaticamente illegittimo, dunque abbattibile. In questa logica si inseriscono le scelte e le dichiarazioni di Trump e Netanyahu presentate da alcuni come necessarie e perfino moralmente doverose. Il ragionamento, ridotto all’osso, suona così: chi non vive secondo il nostro modello è brutto, cattivo, pericoloso – e va eliminato. Ma se il criterio diventa questo chi stabilisce dove si ferma la linea? Khamenei era accusato di repressioni sanguinose e di aver fatto uccidere migliaia di oppositori. È un fatto grave che merita condanna. Tuttavia se la risposta al dispotismo è la soppressione del despota per via militare, allora quale principio impedisce ad altri di invocare la stessa logica contro governi che giudicano oppressivi? I palestinesi che si rivolgono al Corte penale internazionale per chiedere giustizia contro Netanyahu, spingendosi fino a invocarne la condanna più severa, utilizzano la medesima grammatica morale: se riteniamo qualcuno responsabile di crimini deve essere eliminato dalla scena. Cambiano i protagonisti, non lo schema. Intanto, una certa informazione alimenta entusiasmi e tifoserie, come se la geopolitica fosse una partita di calcio. E chi prova a sostenere un principio forse antiquato – che ogni Stato sia sovrano e che i conflitti interni vadano risolti con strumenti politici e giuridici, non con le bombe – viene trattato come complice. Eppure la domanda resta: se normalizziamo l’idea che sia legittimo attaccare uno Stato perché non ci piace il suo governo, con quale coerenza possiamo poi condannare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia? Con quale credibilità potremmo opporci a un’eventuale annessione di Taiwan da parte della Cina? Il diritto internazionale vale solo quando coincide con i nostri interessi? Il mondo non è popolato esclusivamente da persone irreprensibili con l’eccezione di qualche tiranno isolato. È un intreccio complesso di poteri, interessi, corruzioni, ingiustizie. Se il criterio diventa “chi sbaglia paga con la testa” rischiamo di rimanere con poche teste – e con ancora meno diritto. Prima di aizzare folle già provate da crisi economiche e tensioni sociali, prima di seminare l’idea che il nemico vada semplicemente eliminato, sarebbe opportuno recuperare prudenza. La storia insegna che la ghigliottina una volta messa in funzione difficilmente si ferma dove avevamo previsto. Forse la vera forza dell’Occidente non dovrebbe essere la capacità di abbattere, ma quella di distinguere tra giustizia e vendetta.
Angelo Santoro

Lascia un commento