È difficile amare un ergastolano, eppure la mia compagna ci sta riuscendo da 24 anni.(Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com )
Settima parte
Ormai mancano pochi minuti alle nove.
Mi accendo una sigaretta.
E tiro una profonda boccata.
Poi inizio a tossire.
E il mio cuore mi consiglia, adesso che ho la speranza di morire da uomo libero, di curare di più la salute.
E butto via la sigaretta.
Ad un tratto la guardia si avvicina al cancello della mia cella.
Lo apre e mi dice che posso uscire.
Per un attimo mi faccio forza per trovare la concentrazione.
E per qualche istante rimango a guardare la parete della mia cella.
Mi accorgo che la mia ombra è meno scura del solito, forse perché è felice anche lei che vado a prendere una boccata d’aria da uomo libero.
Faccio un paio di respiri profondi.
Poi esco dalla cella.
Scendo le scale.
A piano terra mi prende in consegna una guardia.
E dopo avere percorso un lungo corridoio e varcato una decina di cancelli, mi accompagna fuori dal carcere.
Varco l’ultima porta.
E alzo gli occhi in alto.
Mi sembra di non avere mai visto tanto cielo in una volta sola.
Provo un senso di vertigine.
Il cielo brilla di blu.
E mi accorgo che da dentro l’Assassino dei Sogni il cielo non mi è mai sembrato così immenso e bello.
Sembra che non finisce più.
Poi abbraccio con lo sguardo il cortile esterno.
E cerco con lo sguardo il mio angelo.
All’improvviso la vedo.
Ride di cuore.
E con lei c’è Veronica che mi punta i suoi occhi vispi.
Le bacio e le abbraccio tutte e due.
Poi mi prende in consegna la volontaria.
E mi fa salire nella sua macchina.
Dentro trovo un cagnone che mi fa le feste.
E mi guarda con occhi dolci e buoni.
E chissà perché penso che gli animali sono più umani delle persone.
Lo accarezzo.
Poi faccio fatica ad allacciarmi la cintura.
Forse perché non ci sono più abituato.
E partiamo.
Il mio angelo ci viene dietro con la sua macchina.
Lancio uno sguardo fuori dal finestrino.
E mi accorgo che le persone che vedo intorno mi sembrano tutte allegre e vive.
Arrivo alla Casa di Accoglienza “Piccoli Passi”.
È una struttura a due piani, circondata da un ampio cortile recintato.
Dopo qualche minuto arriva la mia famiglia.
Per prima vedo la mia compagna che mi aspetta da ventiquattro anni.
L’amore della mia vita.
E non riesco a staccarle gli occhi di dosso.
Vedo le sue lacrime senza vederle.
L’abbraccio.
E penso che in questi lunghi anni ho sempre avuto paura, tanta paura, di non riuscire mai più ad abbracciarla da uomo libero.
Poi sento nell’aria il profumo dei miei figli.
E capisco che ci sono anche loro.
Sono dietro la mia compagna.
Li guardo negli occhi.
Il loro ampio sorriso mi abbraccia ancor prima che lo faccia io.
E perdo il controllo dei miei pensieri.
Rimaniamo in silenzio per non rovinare quel momento, felici nella felicità.
A volte le parole rovinano tutto.
Poi abbraccio Alberto, il fidanzato di mia figlia.
Poco dopo arriva Mita, la figlia adottiva del mio cuore, insieme a suo marito Francesco.
I loro occhi s’illuminano e ci abbracciamo con affetto familiare.
Poi è tutto una festa.
E tutti ridiamo di cuore.
Continua
Mi hanno appena chiuso il cancello della mia cella. E sto pensando che quello che mi colpisce più di tutto dell’Assassino dei Sogni è il silenzio che cala quando ci chiudono nei nostri canili. (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com )
Ottava parte
Il tempo è elastico e quando sei felice e stai bene passa più in fretta.
E all’improvviso è già l’ora di andare via.
La volontaria mi chiama e mi avvisa di prepararmi che mi deve accompagnare in carcere.
Quelle parole mi colpiscono come un pugno nello stomaco.
Cala un silenzio glaciale nel mio cuore.
E provo una profonda tristezza.
Segue un lungo silenzio.
Nel frattempo i miei pensieri camminano sulla mia testa.
Mi guardo intorno smarrito.
E per un attimo rimango senza sapere cosa dire e cosa fare.
Intanto il mio cuore si dispera.
Io invece mi faccio forza.
Mi sforzo di apparire fiducioso davanti ai miei figli, alla mia compagna e al mio angelo.
Ed inizio uno alla volta a salutarli tutti, con il sorriso sulle labbra.
Poi salgo sulla macchina della volontaria.
Il cuore mi batte forte.
E in un batter d’occhio mi ritrovo davanti all’Assassino dei Sogni.
Davanti al cancello ho un leggero giramento di testa.
Sento una tristezza infinita.
E provo una disperazione spenta.
Mi guardo intorno incerto.
E scuoto la testa.
Per farmi coraggio penso che questa volta è diverso di quando sono rientrato quattro anni fa, dopo undici ore di permesso di necessità per andarmi a laureare.
L’altra volta ero sicuro che non sarei più uscito, ora invece so che potrò usufruire di altri permessi.
E rientro dentro l’Assassino dei Sogni pensando che uscirò di nuovo presto.
Adesso la cella mi sembra più cupa.
E mi sembra meno accogliente di questa mattina.
Probabilmente perché adesso sono io che mi sento più vivo.
E più amato.

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