
Non passa giorno in cui la presidente Meloni non si scagli contro la campagna di odio di cui sarebbe vittima e della quale attribuisce alla sinistra ogni responsabilità, e alla CGIL in particolare.
In questo modo, volontariamente o no, essa produce proprio l’effetto di surriscaldare il clima e viene meno al primo impegno di chi governa che è quello di smorzare le tensioni ed abbassare i toni del confronto.
É questo un tratto tipico del populismo delle estrema destra che si alimenta costruendo immaginari completamente falsi e rovesciando la realtà dei fatti.
Senza andare a scomodare analisi statistiche che mostrano chiaramente come la destra abbia una sorta di supremazia nell’incitamento all’odio è sufficiente guardare alla campagna elettorale in Toscana che sta per concludersi.
Si inizia con gli attacchi razzisti ad Antonella Bundu, candidata presidente per Toscana Rossa: buttatela in mare”, “torna in Africa”, “fuori le scimmie dall’Italia” sono solo alcuni degli insulti ricevuti.
Poi si prosegue con il giovane Bernard Dika, candidato pisoiese del Partito democratico al Consiglio regionale della Toscana: “Tornatene in Albania”, ci mancava l’albanese”, “Torna a casa tua”, “Già il cognome dice tutto” e via di questo passo.
Quindi scende in campo lo stesso generale Vannacci contro la candidata e assessora PD Alessandra Nardini e la sindaca di Montopoli, Linda Vanni, con un post sessista: “faccio un comizio in piazza della Passera, così loro non vengono”.
E, da ultimo, l’attacco contro Valeria Giglioli, candidata a Lucca, per AVS: commenti sui social orribili e irripetibili fino ad evocare lo stupro.
Io non ricordo di avere mai visto in una campagna elettorale in Toscana tanta concentrazione di inciviltà e di razzismo.
É evidente che esiste una correlazione tra tutta questa violenza verbale scatenata e un clima di tensione e di odio che la destra estrema, quotidianamente, in apparenza denuncia e in realtà alimenta in ogni modo.

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