Chi pensa che l’ascesa dei Cinque Stelle e della Lega sia un fatto transitorio che possa evolversi rapidamente verso una dissoluzione del loro consenso, ancora una volta a favore degli schemi tradizionali della politica, si sbaglia.
La storia, d’altronde, è fatta di cicli e ricicli. Dal compromesso storico al ’68, al terrorismo, a Craxi e alla decapitazione di una classe dirigente, da Berlusconi alla ricomposizione tra ex Democristiani e ex Comunisti, alla nascita del Pd. Questi periodi nei decenni si sono alternativi dando all’Italia governi che si richiamavano, comunque, a un processo istituzionale riconosciuto.
Il 4 marzo, con l’ultima tornata elettiva, gli elettori hanno decretato inesorabilmente la fine di una élite arrogante che pensava di avere la verità in tasca e poco si era occupata delle situazioni sociali più a rischio. L’attuale governo giallo-verde è l’espressione di un’Italia che desidera anche in forma a volte rozza un cambiamento radicale. Poi, c’è qualcuno che va oltre e parla di purghe che rievocano fascismo e stalinismo. Una caduta di stile che suona come una sberla alla storia e che unita a errori di governo, comunque non fa cambiare idea alla gente. Quanto più si è “politically incorrect” quanto più si ha consensi. In Francia, stava succedendo la stessa cosa: poi, il fattore Macron è stato determinante. In Italia, non si vede all’orizzonte la nascita di una nuova forza politica che, superando i paletti del novecento, si faccia spazio e che sia alternativa a chi oggi governa.
Craxi, di fronte all’egemonia comunista e democristiana, pensò a Proudhon e diede vita al Vangelo socialista. Oggi, mancano intellettuali liberi che possano riscrivere la storia.
Roberto Caputo

perfettamente d’accordo.
purtroppo qui siamo passati dall’autoreferenzialità a seguire i desideri del popolo. Anzi, di chi grida più forte nel popolo.
La domanda è: come se ne esce, specialmente se a sinistra gli unici rimasti saranno renziani e veterocomunisti?