Se ancora avessimo bisogno di prove per dimostrare che ciò che si scrive vive di vita propria, indipendentemente dalle intenzioni dell’autore, Pensalibero ci offre in questi giorni una straordinaria conferma. Un pezzullo di poche righe, scritto con ironia e con l’intento di ridimensionare un personaggio sovrastimato (Zidane), riportandolo ai suoi reali limiti di essere umano, si è trasformato in una occasione di dibattito e di confronto del tutto inaspettata. A ben guardare, una sorta di specchio della nostra natura, irrimediabilmente contraddittoria, autentica matrice dell’italico sentire.
Non è da oggi che sappiamo che il calcio, capace di suscitare passioni profonde e di dividere per sempre opposte tifoserie, è anche l’unico collante in grado di tenere insieme un Paese, altrimenti diviso su tutto, quando gioca la Nazionale. La nostra storia, espressione di una secolare frammentazione politica, geografica, linguistica, culturale, sociale, improvvisamente riunificata in un’unica entità di Stato, senza che ci fossero le basi e le premesse per tale operazione, fa di noi un Paese che non ha mai coltivato un autentico sentimento di unità nazionale, anche perché a molti, troppi, di coloro chiamati a governarlo ha fatto gioco che così fosse. Non sta a noi dire se è giusto, morale ed eticamente corretto, riconoscere una valenza superiore alle imprese dei calciatori, perché se si vuole scrivere un pezzo di costume bisogna cogliere ed ascoltare gli umori popolari, non giudicarli – chè non siamo Robespierre, e non ci muove alcun intento purificatore. Non per qualunquismo, ma per senso del relativo: la realtà delle cose può piacerci o meno, ma comprenderla è più importante che categorizzarla, se davvero vogliamo anche pensare di modificarla. Ognuno di noi coltiva la propria visione delle cose, e la grande forza di Pensalibero è proprio quella di rappresentare uno spazio di libera espressione che dà conto di mille diverse sfaccettature dello stesso problema – dunque, un approccio ironico e paradossale, è solo una chiave di lettura offerta a chi legge, nulla più. Potremmo certamente affermare con sincerità che certe puzzette intelletual-snobistiche sotto il naso, ancorché mascherate da sentimento popolare, ci fanno sorridere più delle sanguigne dichiarazioni della madre di Zidane, ma questo fa parte del gioco. Davvero il fatto di aver vinto un Mondiale di calcio cambia la percezione delle cose?! Ne dubitiamo. E se l’Italia fosse uscita al primo turno, dunque senza tributare il trionfo agli eroi del pallone, che tanto ha turbato certe coscienze, oggi saremmo un Paese migliore, più civile, colto, consapevole, rispettoso delle ragioni di tutti?! Dubitiamo anche di questo. Chi scrive, ad esempio, preferisce applaudire Cannavaro che alza la coppa, piuttosto che quei signori della politica che hanno affossato la Legge 40 vantandosene pure, costringendo le coppie sterili ad andare all’estero per sottoporsi alla fecondazione, con ciò rendendo l’avere figli un lusso riservato a pochi. Ed è altresì convinta che nessuno al mondo può dimenticare, né tantomeno ignorare, l’immenso patrimonio della nostra cultura, in nome dell’interesse prevalente del calcio – in questi ultimi anni, si tengono Lecturae Dantis in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’India, mentre non ci risulta che Gattuso sia stato chiamato a tenere una Lectio Magistralis ad Oxford. Ed è giusto così, perché lui per primo ha l’umiltà ed il buon senso di riconoscere il valore del proprio ruolo, che non è esattamente quello dell’inventore della penicillina. Ma è anche vero che, oggi come oggi, preferiremmo, e lo abbiamo scritto, invitare un giovane a seguire l’esempio di Gattuso, icona di tenacia, umiltà e profonda convinzione nelle proprie forze, che non quello di Pecoraro Scanio, iena ridens ai funerali di Stato eppure ministro del governo di questo Paese. E allora, come la mettiamo?!
Chi.Bo.

Gentile Puccio,
mio fedele travisatore – come farei senza di lei, chi illuminerebbe la mia altrimenti vuota vita? – desidero rassicurarLa: non ho mai pensato ad un figlio da esibire come un trofeo, penso invece con dolore a tutti coloro – ad esempio le persone affette da anemia mediterranea – che vengono “puniti” della loro malattia con la proibizione della diagnosi preimpianto che permetterebbe loro di avere un figlio sano, invece di vederlo condannato a morte. In quanto a Pecoraro Scanio…caro Puccio, ognuno di noi ha scheletri nell’armadio, ma nel mio quello di Pecoraro Scanio proprio non c’è, ne sono sicura. Io non l’ho mai votato, e lei?! Chi.Bo.
Si dice : “costringendo le coppie sterili ad andare all’estero per sottoporsi alla fecondazione, con ciò rendendo l’avere figli un lusso riservato a pochi “…
Qui mi sembra ci sia un piccolo difetto nel ragionamento ; perché –io direi -dipende da quello che si intende per avere un figlio. Può essere una produzione DOC da esibire egoisticamente al mondo “alzando la coppa “ alla Cannavaro oppure una passione quotidiana per allevare amare ,proteggere ,educare un essere umano ,con l’umiltà ed il buon senso di trovare un proprio ruolo,”alla Gattuso “. C’è l’adozione (che potrebbe essere agevolata burocraticamente ,certo ),ed anche questa mi sembra un’ottima soluzione alle difficoltà della vita. Un esempio di consapevolezza.Libera scelta .
Quanto alla “iena ridens” , certo è duro considerarlo eletto in un “un Paese migliore, più civile, colto, consapevole, rispettoso delle ragioni di tutti”…ma è stato eletto proprio da noi (all’inizio)…come Caruso ,Luxuria ,et similia . O allora ?!!?