Berlusconi, un uomo, un’icona. E lui, sornione, che sta al gioco e realizza incantesimi come i rifiuti di Napoli, l’Ici azzerata sulla prima casa, le aperture al decisionismo riformista per segnare la discontinuità con l’indecisionismo di Prodi. Il tutto nel giro di un’estate che sa di prodigio nel Belpaese. Di quasi miracolo. Anzi, per la verità, Napoli qualche manifesto “santo subito” glielo aveva dedicato davvero. L’opposizione ne fu stordita, ebbe paura dell’idillio governo-Paese e di essere entrata in una tela di ragno. Così finì per cancellare il dialogo e riannodare le vecchie corde sfilacciate dell’antiberlusconismo duro e puro per non essere schiacciata da quel treno in corsa.
Se l’operazione è riuscita a limare qualche punto percentuale di consenso, non pare che sia riuscita a scalfire l’aureola di Silvio. Anche perché facendolo oggetto di scherni e invettive hanno finito per tenerlo al centro dell’attenzione alternativamente come eroe o come martire. E dove stanno i martiri e gli eroi se non nelle icone? L’errore consiste nel confondere le proteste con le proposte. E mentre il Berlusca va a nozze sulle ali della nuova Alitalia con le mediazioni internazionali e i vertici mondiali anticrisi, gli altri lo inseguono con l’abbronzatura di Obama e il “cuccù” alla Merkel. Un mondo che gira così scrive al premier la miglior ricetta di lunga vita.
E pensare che il presidente del consiglio santo proprio non è. E’ uno che si guarda bene dal porgere l’altra guancia (lodo Alfano insegna), non ha fatto mai sponda all’opposizione, anzi ha cercato di cavalcarne le difficoltà. Sulla scuola ha cincischiato assai prima di socchiudere una porta (ma il Pd non è stato da meno strumentalizzando la protesta).
Ma la crisi economica forse imporrà a tutti una svolta. Maggioranza e opposizione stanno cominciando a capire che la crisi in arrivo non è di quelle mordi e fuggi. E’ nuova, imprevedibile, non si sa quanto profonda. Non è una crisi da affrontare divisi. Non conviene e il Paese non capirebbe. Nessuno ha la ricetta giusta, tanto vale fare muro sì, ma tutti insieme: soluzioni condivise e tutti egualmente responsabili.
Ne guadagnerebbero anche i singoli. Veltroni uscirebbe da quel cul de sac in cui si è cacciato a forza di dipingere l’avversario come un diavolo per trasformarlo in Lucifero, angelo immortale. Berlusconi dimostrerebbe che quando il Paese chiama il vero statista sa disporsi al sacrificio. Un bel titolo di merito per chi vuole lasciare una traccia nella storia d’Italia.
Enrico Buffoni

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