Che Milano rappresenti una sfida difficile per la sinistra lo sanno anche i sassi del pavé di Brera: dal 1993, anno di elezione dell’allora padano Formentini, la destra ha governato la città. Anzi, ha stra-governato, facendone un laboratorio politico.
Preferendo la somma algebrica di esperienze diverse e tra loro contraddittorie, dai comitati espressione fisiologica del nimb (not in my back garden) ai girotondini, dai salotti radical all’anticapitalismo d’antan, la sinistra è rimasta a guardare. Il consenso raccolto, neppure poco in alcune occasioni, è servito a garantire, nei fatti, una piccola rendita di posizione e poco più, mentre i gangli vitali della città venivano, uno ad uno, corteggiati dal centro-destra.
A un anno dalle elezioni comunali il Pd milanese è chiamato a un colpo di reni, a formulare una proposta da battaglia per aprire la partita sul prossimo sindaco. Magari anche facendosi forte delle recenti divisioni nella destra milanese.
Si vota così per il segretario cittadino o, come si chiama adesso, per il coordinatore dei circoli. Ma la sostanza non cambia e, anche in vista dell’Expo sempre più vicino, il ruolo di coordinatore milanese assume un peso che raramente ha rivestito nei partiti della sinistra, dove tradizionalmente il timone politico spetta al provinciale.
I candidati in campo sono due e tutti e due trentenni. Ma i tratti in comune finiscono qui e la battaglia si preannuncia accesissima. Da un lato Francesco Laforgia che punta al rinnovamento nella continuità. Politicamente vicino all’establishment del Pd milanese, in particolare al capogruppo in comune e già a lungo segretario cittadino dei Ds Pierfrancesco Majorino, la sua candidatura parte da una lettera ai circoli dove propone un partito unito, radicato e sostanzialmente autosufficiente. Laforgia, già promotore della Carovana del Pd (insieme agli altri “carovanieri” Civati e Majorino) e strenuo difensore della mozione Marino, lancia un appello per “rimettere in moto tutta la ricchezza dei circoli, dare loro una regia, rendere armonioso e visibile il lavoro sul territorio”.
Dall’altro lato Pierfrancesco Maran, consigliere comunale e candidato alla carica di coordinatore, si propone di aprire il partito alle istanze della città, dai trasporti alle infrastrutture, dalla qualità della vita al lavoro, dalle periferie agli spazi per i giovani. Maran si dice convinto che nel Pd ci siano energie importanti per la sfida dei prossimi anni, ma che sia fondamentale aprirsi alle esperienze del riformismo socialista e di quello cattolico, a quella parte della città produttiva e vitale che si sente lontana dalla destra eppure non riesce a riconoscersi nel demagogismo votato alla perenne opposizione. L’obiettivo irrinunciabile, per i sostenitori di Maran, è che la sinistra milanese riesca a costruire un gruppo dirigente che raccolga le esperienze umane e professionali più adatte a proporre una visione della città attrattiva e vincente.
Chi la spunterà? E’ presto per dirlo, certo che i due diversi percorsi politici che hanno visto Laforgia impegnato nelle strutture del partito e Maran nelle istituzioni non mancheranno di animare un confronto che si preannuncia serratissimo. In ogni caso la sfida sulla sinistra milanese di domani si è aperta e, comunque vada, porterà al pettine nodi irrisolti da vent’anni. Quei vent’anni in cui si è sistematicamente perso.
Tomaso Greco www.leragioni.it

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