Certo che tra tecnologie avanzate, internet, messenger, navigazioni e sms ci siamo ridotti a parlare e scrivere in maniera singolare. A volte, a pensarci bene, anche imbarazzante. Per capirlo non c’è da scomodare l’Accademia della Crusca ma solo il buonsenso. L’altro giorno, in una riunione di redazione, ho sentito un conduttore che invitava il caposervizio a correggergli il testo, sentenziando: “Non mi hai ancora cliccato sopra”. Linguaggio da bollino rosso o da terza serata. “Cliccami sopra” è davvero oltre. Oppure il papà che vuol fare il moderno e dice al figlio al telefonino: “Mi downlodi l’ultimo di Ligabue!, per favore. ”. Tradotto in linguaggio comprensibile delle nostre parti, tra il Po e l’Appennino, parti geografiche in cui la musica del Liga è diffusa e il sonora della parola “daunlodare” puo’ ance peggiorare.. Tipo: “Dai scaricami l’ultima del Liga”. Una volta usando il mitico telefono fisso, a filo con tanto di rotella con i buchi da 1 a 0, la prima cosa che ti veniva da dire o da chiedere era. “Ciao, come stai?” Che, come domanda d’inizio, mi pareva anche elegante e adeguata, Ora col cellulare, sempre accesso, sempre in mano e sempre in azione tra comunicazione, messaggi e navigazione, quelle rare volte che lo usiamo come telefono vero e proprio, la prima cosa che diciamo o ci sentiamo dire è: “Uhè, dove sei?!” Tra l’interrogativo e l’imperativo. Siamo passati da una elegante curiosità umana sullo stato personale e sulla salute, ad una talora morbosa curiosità geografica e logistica. “Uhè, dove seiii?!! Con tanto di vari punti esclamativi, spesso. Per non parlare della riduzione in sms, cioè messaggi brevi e brevissimi che a volte,e tra i giovanissimi spesso, con sms gratis e stra gratis, cominciano con un “Uhè” e si chiudono con un “Uhè,” Uguale. Talora con l’aggiunta fantasiosa di un “Ci sto dentro, bella”. O “bella” da sola. Dove il riferimento non è ad una ragazza o a una persona ma semplicemente ad una emozione o situazione. Bella.. tipo “Bella questa”. Altro che frasi costruite o linguaggi ricercati, qui si va al sodo, anzi di soda linguistica. Effetti sonori più che lingua. “Sei connesso?!” sembra roba da nonni rispetto agli attuali :”Ti ho googolato”., oppure “Dai facciabukkami”, tradotto prendimi come amico in Face. Intanto il nuovo vocabolario Devoto Oli registra parole nuove come biotestamento, biocasa, bioattivatore, digitaltrend, bioscanner. Qualcuno mi ha chiesto se il Pangasio, pesce dell’Oriente, non venga in realtà da Vigasio.
Di fronte a tanta simpatica sfrontatezza linguistica ci fanno tenerezza quelle frasi e quei compiti che il buon Marcello D’Orta raccolse quasi vent’anni fa dalla sua elementare di Arzano, Napoli, costruendo due libri che hanno fatto un pezzo del costume linguistico della scuola anni Novanta: “Io speriamo che me la cavo” e “Dio ci ha creati gratis”, editi da Mondadori. Quasi pezzi letterari, che persin Guittone da Arezzo potrebbe apprezzare, di fronte alle crasi e alle sincopi lessicali dei nostri linguaggi internettistici. Alcuni passaggi erano di uno stupore candido e di una verità superiore. Tipo: “Giovanni Battista lavorava nel deserto, battezzava i peccatori e li lavava con lo Spirito Santo. Era vestito di stracci e digiunava quaranta giorni al mese” O anche : “Quando io sono partito da Napoli la Madonna aveva la faccia bianca, arrivato a Loreto è diventata nera”. “Uhè!”
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

Lascia un commento