Perché non è possibile vedere una bella inchiesta o la puntata di un talk show che ci spiega che lo scandalo sessual-sanitario di Bari è bipartisan e vede coinvolti in egual misura centrodestra e centrosinistra (come in tantissimi altri casi di intreccio tra politica e affari)? E per quale motivo nessun giornale o rete televisiva ci intrattiene mai sulle condizioni di vita interna dei partiti di entrambi gli schieramenti, che da sole ci farebbero capire lo stato in cui versa la nostra democrazia?
La risposta a queste domande è il motivo per il quale ci lascia indifferenti l’ennesimo caso Santoro. E non ne parleremmo affatto se non fosse che questa volta c’è una novità: in campo PD, finalmente, si ha il coraggio di affermare ciò che da tempo era chiaro. Molti esponenti di quel partito non hanno più timore di dire che l’antiberlusconismo becero e rozzo ( ma Santoro non è l’unico esempio) non porta acqua al mulino dell’opposizione. Così, finalmente, ecco Rutelli considerare «l’antiberlusconismo vociante, la più grande polizza sulla vita per il Cavaliere»; e per Latorre « programmi come An¬nozero sono espressione di una tendenza minorita¬ria nel Paese, mentre noi vogliamo proporci come alternativa di governo ». Infatti, come rileva Follini « ogni qualvolta si vellica la pancia dell’anti-ber¬lusconismo si allontana¬no da noi gli elettori berlusconiani delusi». Persino l’ex magistrato Cas¬son, oggi senatore del Pd e immune da simpa¬tie berlusconiane, è stufo dell’andazzo: « così non si sconfigge Berlusconi, lo si batte solo con la politica». E per il dirigente più dirigente di tutti, Massimo D’Alema, «una grande forza rifor¬mista non può vivere di anti-berlusconismo ».
Diamo il benvenuto a D’Alema e compagni sulla sponda della ragionevolezza, augurandoci che non tocchi loro di essere accusati di connivenza con Berlusconi come è accaduto a tanti di noi ogni volta che ci siamo sforzati di fare comprendere queste stesse cose.
Ma ci permettiamo di chiedere, dopo questa prova di ragionevolezza, uno sforzo ulteriore.
Al pari di Berlusconi e del PDL, gli uomini del PD giudicano l’informazione ed i programmi della TV, ed i giornali, sulla base di un unico metro: cui prodest? Favorisce maggiormante il centrosinistra o il centrodestra? Tanto che la fine dell’innamoramento per i vari Santoro, in passato vere e proprie icone, tanto da averle portate nel parlamento nazionale ed europeo, non avviene perché si giudichi sbagliato quel modo di fare informazione. Avviene perché lo si ritiene controproducente, cioè perché si teme che alla fine favorisca l’avversario.
Ma questo, purtroppo, è un retaggio antico che ci ricollega direttamente a metodi propri di regimi autoritari, fascisti e comunisti, nei quali il confine tra propaganda e informazione venne cancellato per consentire alla prima di debordare. Se proprio si deve parlare di Santoro e dei programmi come Annozero, si entri nel merito. Si dica che sono inammissibili nel servizio pubblico perché sleali, pieni zeppi di stratagemmi anche tecnici (inquadrature, movimenti di macchina, diversivi, etc) al fine di favorire determinate tesi e persone a danno di altre tesi e persone. E la si smetta con il dire che obbiettività e completezza nel servizio pubblico si raggiungono contrapponendo programmi di destra a programmi di sinistra. E’ il singolo programma, la singola notizia, il singolo commento che devono caratterizzarsi per equilibrio, imparzialità, rigore e completezza.
E smettiamola con il demenziale criterio dei minuti e dei secondi dedicati a questo o a quel partito. Vogliamo, invece, parlare delle cose che giustificano l’esistenza del servizio pubblico radiotelevisivo: per esempio i programmi per gli Italiani che stanno all’estero, la difesa del pluralismo culturale del Paese e della ricchezza delle tradizioni locali, la rappresentazione della realtà italiana, dei suoi bisogni, dei desideri e delle aspirazioni dei giovani, la condizione delle donne, etc. O dobbiamo pagare il canone per tenerci le varie Vanna Marchi che smerciano i peggiori sottoprodotti dell’imbonimento politico e ideologico, in cambio di qualche secondo di video concesso di tanto in tanto anche ai partiti più sfigati?
Nicola Cariglia

L libertà di espressione è una cosa che attiene a quello che ciascuno di noi pensa e desidera,ed è un conto ; altro conto è la libertà di giudicare gli altri ,che spesso qualcuno pretende di avere innata e giustificata ( il riferimento alla pagliuzza ed alla trave è puramente pertinente). Si tratta di intendersi bene ,circa le libertà a disposizione ….
Caro Nicola, come sempre hai centrato il problema. Per questo è molto difficile essere socialisti e votare per questi socialisti!
Speriamo di cominciare a ragionare e a smettere di urlare: rispettiamo però la libertà di espressione di tutti, anche quando vengono detti, scritti o rappresentati giudizi che non sono graditi.