Micromega apre con una lunga intervista di Flores d’Arcais a Di Pietro. Che dal 2006 ha raddoppiato voti e % a ogni elezione: 2% alle politiche 2006, 4% alle politiche 2008, 8%, per 4 milioni di voti, alle europee.
Flores, giustamente non dedica neanche mezza riga alla rancorosa considerazione della sinistra paludata, che è tutta colpa del PD che li ha aggregati nelle politichè del 2008. Se mai , lascia trasparire il suo rimpianto di aver perso un’ottima occasione che un intellettuale forse più pesante di lui, come Vattimo, ha colto al volo, per l’assurda pretesa che per aver l’onore di candidare cotanto Flores, Di Pietro cambiasse un marchio di successo.
Si parte dalla considerazione che i partiti della seconda repubblica non sono più identitari, si limitano a offrire la somma delle loro capacità per governare il paese senza alcun vincolo ideologico preciso. Insomma , il maggioritario evoluto in bipolarismo ha portato a due grandi partiti che hanno la tensione ideale di un’associazione di amministratori condominiali. e non a caso i comunisti diventati pds han creato la ” cosa” per non collegarsi a nessuna idea (comunisti non si può, socialisti giammai) .
E, mentre le identità antiche vengono ridicolizzate dalle continue scissioni, alla ricerca della purezza perduta (io sono più comunista, più verde, più socialista, più centrista, più fascista di te) ne sono sorte di nuove, quelle della lega (localismo e sicurezza) e quella di IDV (legalità e sicurezza), il cui successo elettorale è inversamente proporzionale al disprezzo con cui vengono trattati dai nostri dotti analisti politici, che sanno tutto dei movimenti interni di una casta percepita dagli elettori come una società di mutuo soccorso tra notabili, di cui anche gli analisti fanno parte.
Eppure il 20% dei voti non sono una entità trascurabile, in un contesto in cui in Francia un partito minimale e screditato come i verdi passa dallo zero virgola al 16% perchè si presenta con dei personaggi slegati dalla vecchia politica: una magistrato, Eva Joly, e un estroso intellettuale, Cohn Bendit. A questi obiettivi mira anche Di Pietro, che promette un vero congresso in un partito che non porterà più il suo nome. E’ consapevole che il successo gli porterà in casa un po’di opportunisti, ma anche un po’ di esperienza di governo della cosa pubblica, e spera di riuscire a governare quesrto passaggio che sa molto delicato. Speriamo che la brutta esperienza fatta con De Gregorio abbia insegnato qualcosa. E mentre gli equilibristi dell’analisi politica fanno strategie su come agganciare l’UDC, non è poi tanto male che ci sia qualcuno che ricorda che l’UDC supera lo sbarramento solo perchè ha l’appoggio della mafia.
DI PIETRO, LA LEGA E LE NUOVE IDENTITA’
Mentre le identità antiche vengono ridicolizzate dalle continue scissioni, alla ricerca della purezza perduta (io sono più comunista, più verde, più socialista, più centrista, più fascista di te) ne sono sorte di nuove, quelle della lega (localismo e sicurezza) e quella di IDV (legalità e sicurezza). Di Claudio Bellavita

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