La Vanoni e Gino Paoli la cantavano tristemente anni fa. Ora tutti i partiti si affannano a trovare un candidato per il Colle. Il richiamo è all’unità delle forze politiche. Non esiste una maggioranza assoluta. Serve un accordo. Anche tra leader che difficilmente hanno colloquiato. Accadono cose strane. Letta flirta con la Meloni, Berlusconi elogia i grillini a caccia di voti, Salvini e la Meloni fanno pace, Renzi chiacchiera con Toti e riprende i rapporti con Calenda, Bersani ripensa alla ” vecchia ditta”, riappare Bettini che non si comprende a che titolo possa parlare. E’ un simpatico girotondo che aspetta l’ atteso ” tutti giù per terra”. Draghi è sempre il più forte anche se Landini tenta lo sgambetto. Draghi è forte , ma anche debolissimo. Con Draghi al Colle si va subito ad elezioni anticipate. Ma, anche se lo dichiarano, nessuno le vuole. Soprattutto i peones che non vogliono rinunciare alla pensione. Avanza quindi l’ipotesi di un accordo strettissimo: Draghi presidente della Repubblica e il ministro Franco presidente del Consiglio. Roba da roulette russa. Dopo la terza votazione, una pattuglia di un centinaio di deputati potrebbe eleggere chiunque, se questo servisse a salvarsi la pelle. Un Albergo ad Ore come intonava Gino Paoli.
Roberto Caputo

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