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IL PAESE DELL’ETERNO CAZZEGGIO

Sono molti gli aspetti sconcertanti che emergono dalla nuova discutibile iniziativa della procura di Napoli, basata, secondo la stessa definizione di uno dei protagonisti, sul “cazzeggio” telefonico tra il vicedirettore del Giornale Nicola Porro e Rinaldo Arpisella, portavoce del presidente di Confidustria Emma Marcegaglia. Il problema è che in Italia a “cazzeggiare” sono in molti….
Di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 11 Ottobre 2010

La figura peggiore, addirittura patetica, l’ha fatta il procuratore della repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore. E’ lui che senza motivo alcuno si è affrettato a fare dichiarazioni alla stampa dopo il blitz e le perquisizioni al Giornale, al direttore Sallusti ed al vice Porro. Sosteneva che  il provvedimento e la sua urgenza derivavano anche dalle minacce che Sallusti aveva fatto  a Emma Marcegaglia. Come è noto Sallusti non aveva mai parlato con la presidente della Confindustria ed ha annunciato querela al procuratore che, come minimo, ha dimostrato di non avere letto bene il fascicolo relativo al procedimento partito con tanto fragore dal suo ufficio.
E si tratta solo di uno dei tanti aspetti sconcertanti emersi da questa nuova discutibile iniziativa di alcuni pm, basata, secondo la stessa definizione di uno dei protagonisti, sul “cazzeggio” telefonico tra il vicedirettore del Giornale Nicola Porro e Rinaldo Arpisella, portavoce del presidente di Confidustria Emma Marcegaglia.
Quello che emerge da tutta la storia, infatti, è che Porro e Arpisella non sono i soli a “cazzeggiare”. L’Italia, purtroppo, è diventato un Paese nel quale si “cazzeggia” in continuazione ad ogni livello.
Cazzeggiano i magistrati e tutti coloro che parlano di attentato alla libertà di stampa per il DDL sulle intercettazioni. La procura di Napoli ha fatto la più odiosa delle censure, quella preventiva. E’ andata a cercare ciò che non era ancora stato pubblicato. “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o a censure” recita il secondo comma dell’art. 1 della Costituzione”. Proprio per questo le testate giornalistiche non vengono “autorizzate” dai tribunali ma solo “registrate”.

Cazzeggiano tutti coloro che fingono di credere ad una Presidente di Confindustria spaventata dalla minaccia di un articolo di giornale: infatti le è bastata una telefonata “a chi di dovere” per risolvere immediatamente il problema. Di questo lato del problema dell’ informazione in Italia, assai diffuso, nessuno parla e si cura.
Cazzeggiano quotidianamente i nostri leaders politici. Le cose, a Roma, nel circuito mediatico-politico, funzionano così: politici e giornalisti  vivono in simbiosi e si alimentano a vicenda (in tutti i sensi). I leaders, e gli aspiranti capoccia, dichiarano in continuazione su tutto e a tutti. I giornalisti raccolgono, pubblicano, informano e sollecitano, talvolta suggeriscono controdichiarazioni. E si va avanti per giorni fino a quando un nuovo argomento prende il posto del precedente per essere a sua volta sostituito dal successivo in un interminabile gioco di specchi “giornali-politici-giornali politici”.  Lo scopo principale è dire qualcosa che venga ripreso dalla stampa che, a sua volta si attiva per provocare dichiarazioni che alla gente interessano poco o nulla. Nessuno si prende la briga di chiedere e studiare dossier: sul lavoro, sulla casa, sulla sanità o qualsiasi altro problema concreto. Prevale in assoluto la politica politicante e sulle varie parti in commedia di numerosi giornalisti è d’uso stendere veli pietosi.
Cazzeggiano tutti coloro che fanno distinzioni, patetiche se in buona fede, circa metodi ed etica dell’una e dell’altra parte politica o dell’uno e dell’altro giornale. Le campagne di stampa ci sono sempre state e tutti le fanno a favore degli amici e contro gli avversari. E lo stesso dicasi dell’abitudine di fare circolare dossier anonimi.
Una cosa, un tempo, era meno sviluppata: l’abitudine di intercettare telefonate e conversazioni. Un po’ a causa di una tecnologia più arretrata, un po’ per una maggiore efficacia dei freni inibitori. E, comunque, le intercettazioni più raramente finivano sui giornali. Non è detto che fosse un bene, perché, non ancora note, potevano addirittura accentuare il loro valore ricattatorio.
Ma di positivo c’era che se le avessero portate ai giornali in molti le avrebbero rifiutate.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alessandra Campagnano

    12 Ottobre 2010 alle 14:30

    Siamo il Paese della commedia (quando va bene) e della farsa scesa a un livello sempre più basso. Il cosiddetto “cazzeggio” serve a non parlare o a nascondere i veri problemi che ci affliggono. Se una stampa libera si riduce così…

    Rispondi
  2. Francesco Mazzeo I Socialisti per le Liberta'

    11 Ottobre 2010 alle 19:03

    Certo pero’ impegnare risorse e tempo su queste cose, quando volendo a Napoli ci sarebbero cose ben piu’ gravi sulle quali porre attenzione, il tutto diventa quantomeno paradossale.
    Hai fatto benissimo caro direttore ad evidenziare questi fatti. Allora la magistratura ha bisogno di piu’ risorse, piu’ intercettazioni o piu’ trasparenza?

    Rispondi
  3. Luigi

    11 Ottobre 2010 alle 17:36

    Dato il basso livello culturale, ritengo che gli interlocutori si riferissero al massimo a CIA, KGB e Guoanbu(Cina).
    Fossi stato a parlare con Nicola, data la mia ostilità per una 4a dimensione fissa, avresti dovuto considerare oltre queste nullità il riferimento ai servizi segreti dei nostri futuri discendenti, dei loro antagonisti e del misterioso burattinaio, senza dimenticare le trappole logico-temporali disseminate dai nostri predecessori, antagonisti e burattinaio nel passato, purtroppo ogni volta che cerco di pubblicare al riguardo, l’Universo si ribella e mi sommerge di stupide routine che rifiutano di funzionare finché mi arrendo, speriamo che premo invio prima che il computer mi morda!

    Rispondi
  4. Giampaolo Mercanzin

    11 Ottobre 2010 alle 16:50

    Mi viene segnalata una “chicca” che merita essere letta.

    “In una telefonata, registrata dalla procura di Napoli , il portavoce della Marcegaglia ARPISELLA descrive uno scenario degno di un film di spionaggio. Arpisella rivolge a PORRO vicedirettore del GIORNALE la domanda: «Secondo te chi c’è dietro Fini?» Il vicedirettore del Giornale ammette serafico: «Chi c’è dietro Fini tu lo sai? Io no».

    ” Il portavoce di Emma, quasi si trattasse di qualcosa di lapalissiano, risponde: «Ci son quelli che c’erano dietro la D’Addario, dai su!» Porro resta sul vago: «Non lo so. Comunque ci vediamo e ne parliamo». E la conversazione finisce. Ora vale la pena fare qualche considerazione. Porro e Arpisella si conoscono da anni (la cosa emerge più volte nel corso del dialogo). I magistrati ci dicono che non si tratta di una telefonata di «cazzeggio» e comunque il portavoce di Emma chiama anche per lamentarsi di un indiscreto pubblicato dal quotidiano («Sono molto incazzati con voi» sottolinea). Quindi c’è da pensare che ogni parola sia pronunciata con cognizione di causa. Se quindi, secondo Arpisella, dietro Fini ci sono gli stessi della D’Addario, la domanda è ineludibile: chi sono? Il collaboratore del presidente di Confindustria è a conoscenza di cose che nessuno sa? Come le ha apprese? Nelle stanze di viale dell’Astronomia o attraverso confidenze private? Tra l’altro non si tratta dell’unico «passaggio oscuro» del dialogo. L’addetto stampa di Marcegaglia infatti, fa più volte riferimento a delle «sovrastrutture» che, non si capisce bene come, governerebbero certi meccanismi. «Non sai alcune cose – rimprovera a Porro -…Purtroppo voi siete relegati lì in via Giovanni Negri senza comprendere e capire che non esiste solo la politica di Fini, la politica Casini, Fini, Granata o non Granata, eccetera, eccetera. Ma che ci sono sovrastrutture che passano sopra la mia testa, la tua testa e anche quella di un tale Feltri. Sono sovrastrutture che ci pisciano in testa. Non ci considerano neanche».

    E ancora: «Non riesco a capire questo atteggiamento, anche perché non ne comprendo la logica strategica…qual è la logica strategica? Spiegamela». «Bè – risponde il vicedirettore -. Rompere i coglioni a tutti quelli che gli danno veramente una mano al Boss». «Ma tu non sai che cazzo c’è altro in giro – attacca Arpisella -. Secondo me, scusami eh, ma ti parlo da amico cioè è un’ottica corta..no è…allora il cerchio sovrastrutturale va oltre me, va oltre Feltri, va oltre Berlusconi, ci sono logiche che non riguardano il Fini, il Casini, il Buttiglione, questo e quell’altro. Sono altri, miei cari». Sovrastrutture, misteriosi burattinai.” (Da IL Corriere della Sera del 10 marzo)”

    A questo punto vista la data (che NON giustificherebbe alcun motivo di intercettazione!), non so proprio cosa pensare. E voi?

    Rispondi
  5. nicola cariglia

    11 Ottobre 2010 alle 16:32

    Caro Adalberto,
    non lascio inevaso il tuo commento a costo di rischiare (assieme a te) la figura di una coppia di comici che si danno il là per le battute.
    Concordo pienamente con quanto dici circa il livello di certe inchieste. Ma è utile sottolineare sempre che è un livello ed un costume bipartisan.
    Del resto, come rilevano Paolo (dalla Francia) ed il nostro comune amico Pio Borri, tutto questo casino non sarebbe nato senza la sciagurata iniziativa della procura di Napoli. Emma Marcegaglia si è ben guardata dal rivolgersi ai magistrati: sono questi ultimi ad aver cercato lei. La poresidente il problema lo aveva risolto a modo suo (telefonando a Confalonieri), non perchè intimorita, ma a scopo preventivo.
    Di Pio Borri condivido anche la considerazione sull’abitudine che tutti abbiamo a cazzeggiasre innoquamente tra amici. Di più: da giornalista, tantissime volte anch’io ho cercato di mettere alle strette i miei interlocutori reticenti dicendo loro che comunque un “pezzo” lo avrei fatto uscire. Dunque, che era nel loro interesse parlare con me. Minacce? Estorsione? Facciano pure loro: purtroppo non sono giovane ed è tutto prescritto!

    Rispondi
  6. pio borri

    11 Ottobre 2010 alle 16:12

    Bravo Nicola, condivido in pieno quanto scrivi. Invece mi sembra grave, e greve, l’intervento di Gim Cassano che, invecchiando, ha perso anche il senso delle proporzioni, insieme a Enzo Marzo (associazione Pannunzio sic), gli Stanlio e Ollio della sinistra liberale . L’anagrafe e il mestiere fanno sì che conosca molti degli attori di questa puntata della telenovela-farsa della politica italiana. E’ vero: il cazzeggio è ormai la sintassi quotidiana della politica nostrana, ma mai come questa volta esso è sovrastato dall’imbecillità della sua denuncia. Quante volte infatti, tra colleghi e mestieranti, ci si scambiano lazzi, insulti, commenti pecorecci e quant’altro di disdicevole si possa immaginare, comprese “minacce” di adire a vie di fatto, fisiche e non, che rimangono quelle che sono: cazzeggi appunto. E’ una bella cosa? No, certamente, ma sono sempre restate circoscritte all’interno della sfera della libertà individuale che, vivaddio, è anche quella di essere maleducati.
    Fra Porro e Arpisella, per quello che ci hanno fatto leggere e ascoltare, non c’è stato altro che questo Niente di più e niente di meno di quanto si dicono quotidianamente al telefono milioni di persone, compresi Gim Cassano e Enzo Marzo. Se tutto questo è un reato, mi autodenuncio al pm woodcock perché lo compio più volte al giorno e sono intenzionato a proseguire nell’atteggiamento criminale, per cui passibile, forse, anche di carcerazione preventiva.

    Rispondi
  7. Anna Maria

    11 Ottobre 2010 alle 15:41

    Per capire che “pensilibero” basta leggere quello che scrivi. Condivido pienamente il tuo articolo.

    Rispondi
  8. Paolo

    11 Ottobre 2010 alle 15:34

    Sante parole!!!
    Il rimedio ci sarebbe:
    1 – assumere il contenuto dei media a dosi ridotte e con maggior scetticismo;
    2 – dimezzare, almeno, il numero dei parlamentari;
    3 – depennare quei magistrati che ripetutamente si sono resi colpevoli di bruciare inutilmente il denaro dei contribuenti.

    Rispondi
  9. Adalberto Scarlino

    11 Ottobre 2010 alle 15:34

    Caro direttore,non vorrei passare per “patetico”,se, mentre applaudo, ancora una volta, alla brillante saggezza del tuo limpido articolo, che, ANCORA UNA VOLTA condivido, mi permetto un’osservazione: non sul “metodo”, nè, tantomeno, sulla “etica”; ma sul fatto che un giornale che dedichi la prima pagina più tre o quattro, per due mesi di seguito, con titolo a tutta pagina, all’appartamento che un nobile iscritto ha lasciato in eredità al suo proprio partito, non conduca una “campagna di stampa”; bensì impieghi le capacità di alcuni suoi giornalisti per sollecitare, eccitare, alimentare, allevare la superficialità, i bassi istinti, l’ignoranza dei lettori che quel giornale comprano; rectius, che con quel giornale si masturbano. Per il resto – ripeto – hai ragione.

    Rispondi
  10. nicola cariglia

    11 Ottobre 2010 alle 15:10

    Caro Gianluca,
    per niente sicuri. Ogni giorni ricevo pressioni e minacce che lei nemmeno si immagina!

    Rispondi
  11. gianluca

    11 Ottobre 2010 alle 15:03

    ma siamo sicuri che l’editorialista “pensalibero” da ogni influenza?

    Rispondi

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