Nel 1953 scoppiò il caso di Wilma Montesi, la ragazza trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica dopo aver partecipato ad una festa. Lo scandalo, a base dei consueti ingredienti di sesso, potere e droga, travolse il vicepresidente del consiglio dell’epoca: un galantuomo di nome Attilio Piccioni che niente aveva fatto, come niente aveva fatto il figlio a causa del quale lo si chiamava in causa.
Il processo, nei tre gradi di giudizio, durò tantissimi anni. In realtà non si è mai concluso perché ogni tanto la questione viene riaperta sui giornali (dopo quasi sessanta anni) a causa delle zone d’ombra che inevitabilmente ogni giudizio si trascina dietro.
Lo sa bene Giulio Andreotti: assolto dopo dieci anni di graticola, viene continuamente chiamato in causa dai suoi accusatori, magistrati che non si rassegnano al verdetto a loro avverso, e che prendono a pretesto quella parte di sentenza che cita episodi coperti da prescrizione. Ovviamente lo fa senza pronunciarsi se non con considerazioni di carattere storico e sociologico. Ma tanto basta agli irriducibili; non sono riusciti a trovare le prove ma insistono con le illazioni, che sono la loro specialità: come se avere fatto passare i tempi della prescrizione, che non sono brevi, fosse colpa degli accusati.
Tra questi due estremi, che abbracciano mezzo secolo, ci sono, in Italia, centinaia e centinaia di processi che hanno avuto enormi ripercussioni sulla nostra vita pubblica e che, in pratica, non si sono mai conclusi. Hanno però lasciato una scia di sospetti, tali da destabilizzare imprese, assetti societari ed equilibri politici: Calvi-IOR, Sindona, IMI-SIR, Enimont, Lodo Mondadori, sono solo i più vicini e ancora impressi nella memoria. Ma se si scava, ecco riemergere vicende altrettanto oscure su Federconsorzi, Ingic, Petroli etc.
Tutti questi processi hanno un dato in comune: sono durati un’eternità e, una volta esauriti i gradi di giudizio, hanno continuato ad esercitare un effetto destabilizzante per i dubbi ed i sospetti che hanno continuato a diffondere.
Di questo dato dovrebbero tener conto oggi tutti coloro che vogliono affrontare senza pregiudizi il tema della durata dei processi. La durata eccessivamente lunga è negativa da qualsiasi punto di vista: degli imputati, del prestigio della giustizia (mai così basso!) degli effetti politici, sociali ed economici. Il disegno di legge per il processo breve è criticabile sotto molti punti di vista. Ma con l’acqua sporca non può essere gettato anche il bambino: il problema delle lungaggini della giustizia è reale ed interessa la gente. I processi civili non si celebrano più. Quelli penali assomigliano a labirinti dai quali è impossibile uscire.
Coloro che si sono autoattribuito il ruolo di “parte sana del Paese”, ripetono da anni che “male non fare e nulla temere” e che “se uno non ha niente da temere, non dovrebbe preoccuparsi per l’eccessivo potere della magistratura, carcerazione preventiva e intercettazioni comprese”.
E’ vero esattamente il contrario: sono i cittadini comuni, la povera gente che devono avere paura degli eccessi di qualsiasi potere dello Stato; i malandrini ed i potenti mettono nel conto di poter essere indagati e sanno difendersi.
Perciò denunciare che il processo breve serve a Berlusconi non può fare dimenticare che sei anni per un processo, da aggiungere ai tre quattro anni di indagini che precedono il rinvio a giudizio sono più che sufficienti. Se si vuole che il nostro non resti il Paese dove i processi non finiscono mai. Se non addirittura il Paese dove i processi non occorre nemmeno celebrarli. Come accadde per la maggior parte di quelli di Tangentopoli: quando un’intera classe politica fu fatta fuori a colpi di semplici avvisi “di garanzia”.
Nicola Cariglia

Oltre ai grossi casi portati avanti con tifo da stadio ( quando l’accanimento non pare congruente con gli indizi o le prove ,ma piuttosto con i desiderata ) ,ci sono anche i piccoli ,rapidissimi casi…come l’ubriaco alla guida ,o drogato , che provoca incidenti ed uccide . Dopo poco ,tra riti abbreviati (una manna per gli avvocati ) , sconti ,e buona condotta ce lo ritroviamo fuori ,alla faccia dei familiari delle vittime ! Qui non si suppone che ne siano derivati morti ,lo si registra !Cronache recenti !
Che facciamo ? Consultiamoci con Michele ,che un certo vantaggio con le lungaggini ,probabilmente ce l’ ha !
Caro Michele,
lei invita il matto alle sassate. Ma rifuggo (come, lei penso ) dall’affrontare temi così seri con lo spirito del tifoso. Dunque, essendo oltretutto lei un avvocato,vediamo come inquadra la questione del processo Andreotti una rivista seria e specializzata come “Il Foro Penale”, a commento della sentenza della Cassazione:
“Associazione per delinquere, prescrizione;
Associazione di tipo mafioso, assoluzione.
La Corte ha rigettato il ricorso della Procura generale presso la Corte d’appello di Palermo nonché quello dell’imputato ed ha quindi confermato, rendendola definitiva, la sentenza della Corte d’appello di Palermo che aveva mandato assolto l’imputato dal reato di partecipazione ad associazione di tipo mafioso dichiarando, nel contempo, prescritto il reato di partecipazione ad associazione per delinquere fino al 1980.”
Dunque, caro Michele, nemmeno i giudici hanno potuto affermare quello che tanto perentoriamente afferma lei: essere Andreotti un mafioso ( la prescrizione, infatti, riguarda la semplice associazione a delinquere). Che poi si sia dovuto applicare la prescrizione, sembra non addebitabile ad Andreotti. Infatti: “le statuizioni della Corte di Appello concernenti l’insussistenza di una delle circostanze aggravanti contestate e la teorica concedibilità delle circostanze attenuanti generiche non hanno formato oggetto di impugnazione specifica e, quindi, sono passate in giudicato, precludendo qualsiasi ulteriore indagine perché la cessazione della consumazione del reato nel 1980 ne ha determinato la prescrizione.”
Quanto alle ricostruzioni storiche e sociologiche le confermo che non spettanto ai magistrati.
Eh no sig. Cariglia, la sentenza Andreotti parla chiaro: fino al 1980 Andreotti è stato mafioso e ce ne sono le prove ma il reato è prescritto( prescritto non vuol dire che non lo era) e dopo il 1980 non si sa se era mafioso o no perchè le testimonianze lì si fermano ed, anche se è presumibile che lo sia rimasto( immagino che la mafia non sia certo il circolo degli scacchi)manca la prova certa. Milioni di euro spesi, decine di giudici applicati, centinaia di testimoni hanno permesso quindi l’accertamento sicuro che Andreotti era un ministro ed un presidente del consiglio mafioso. Può non far piacere ma è così! Peraltro se fosse stato innocente avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e far continuare il processo fino all’accertamento della verità come hanno fatto vari miei clienti davvero innocenti e questo vale anche per altri presidenti del consiglio che invece fanno largo e sapiente uso dell’istituto della prescrizione.
Non sempre in Italia la Giustizia è lunga.Quando si vuole,o quando si pilota,riesce a essere molto breve.Io per esempio ho avuto una accusa a luglio,le indagini sono terminate a settembre,a ottobre è stato deciso il rinvio a giudizio,il processo comincerà a gennaio.Quindi neanche sei mesi tra lancio dell’accusa,indagini,rinvio e processo.Tempi rapidissimi,come negli USA per il processo a Madoff.La conclusione?E’ ovvia.
Caro Michele,
forse sarebbe anche l’ora che i “professionisti dell’antimafia” , sopratutto se magistrati, lasciassero ai mafiosi la tendenza a “mascariare” le persone. E che rispettassero non a corrente alternata quel formalismo giuridico cui spesso si appellano.
L’assoluzione di Andreotti dopo dieci anni di processo, centinaia di testimoni e miliardi del contribuente gettati al vento è fuori discussione.
Se è stata rilevata la prescrizione per un certo periodo non può e non dovrebbe essere proclamata la mafiosità di nessuno. Il giudice assolve o condanna. La sociologia o il giudizio storico dovrebbe lasciarlo ad altri.
Se cominciassimo a dire che Andreotti non è stato assolto ma riconosciuto mafioso?Ogni tanto spunta la leggenda che Andreotti è stato dichiarato innocente dopo tanti anni( poveretto)ma la realtà, e basta leggere la sentenza, è che noi italiani abbiamo avuto un presidente del consiglio e ministro mafioso! Quanto poi alla lunghezza dei processi se si semplificasse la procedura invece di allungarla e renderla sempre più complicata certo gioverebbe ma a chi?Certo non ai colpevoli.Oggi tra pm, gip, gup, giudici veri e propri ed incompatibilità varie non si capisce nulla ed i processi saltano per delle sciocchezze e si rinviano per sentire migliaia di testimoni (chiamati dalla difesa) che in realtà nulla sanno delle vicende di causa. Basterebbe una semplice norma che limita a 6( per es.)i testi da sentire a meno di circostanze eccezionali e già si potrebbero finire tantissimi processi “eccellenti”. Ma, ripeto, chi ha interesse a semplificare e velocizzare i processi?Non certo un parlamento zeppo di pregiudicati!