Anche Paolo Mieli ha fatto sentire la propria voce.
Il direttore del Corriere si è accorto che questo Esecutivo se non fa riforme blocca il Paese, e se così è, meglio che ci sia un rimpasto o nuove elezioni.
Mieli sa benissimo che la possibilità di un rimpasto in queste condizioni politiche è molto remota. Quindi dovremmo leggere tra le righe: meglio il ritorno di Mister B. che un Governo così.
Quel che ha spinto Mieli a una tale dichiarazioni in quel di Capri è la drammatica percezione che dà di sé questo paese: una percezione di paralisi quasi totale.
Per questo è essenziale, se non si vuole evitare una sterilità totale delle nostre Istituzioni, attuare concrete riforme.
E non perché sia Grillo a sgolarsi per dirlo, e neanche perché l’antipolitica sta crescendo al punto che qualcun altro si mette a fare blog on line dal titolo Mastella ti odio, ma perché è un bisogno reale del paese.
Un bisogno non più solo percepito da Confindustria ma ormai di ampia e profonda penetrazione in tutta la società.
Le riforme innanzitutto.
Serve subito una nuova legge elettorale che sostituisca il porcellum.
Da sinistra sarebbero pronti a dialogare con gli esponenti dell’opposizione. Ma Berlusconi che sente a ragione la vittoria in tasca con qualunque sistema elettorale, è disposto a tenersi questa legge, ed a rimandare il problema alla prossima Legislatura.
Anche se Fini e Casini sembrano più disposti al dialogo, non si vedono, a breve, soluzioni a questo problema.
Per quanto riguarda le riforme costituzionali ed istituzionali la situazioni appare un altro nodo enorme da sciogliere.
Dal fallimento della Bicamerale fino ad oggi non si è fatto molto per dialogare tra i poli e dare concretamente un nuovo assetto al nostro ordinamento istituzionale.
La Devolution bocciata nel Referendum costituzionale del giungo 2006 aveva molte lacune al suo interno, ma la più grande di esse era, ed è, che le riforme costituzionali di così ampio respiro, in un paese normale, dovrebbero esser decise in maniera ampia e trasversale tra le forze politiche e non a colpi di maggioranza.
E’ per questo che serve un atto di responsabilità forte da parte degli schieramenti per aprire un una nuova fase costituente.
Ma la debolezza cronica del Governo Prodi non aiuta certo questo. Per un Governo quotidianamente con l’acqua alla gola infatti risulta difficile anche solo l’idea di pensare ad altro che non sia la sua stessa sopravvivenza.
Le riforme e la modernizzazione del Paese sono le uniche vie per uscire da questa situazione che genera, a ragione, fenomeni di antipolitica.
Se non vogliamo che fenomeni mediatici e attualissimi come il V-day di Grillo, o fenomeni del passato alla Cola di Rienzo e alla Masaniello tornino ciclicamente alla ribalta in questo nostro strano paese, sempre all’eterno bisogno di qualche singolo che parli per conto della folla, bisogna velocemente fare qualcosa.
Non solo tagliando i costi alla politica, ma principalmente tentando una modernizzazione delle Istituzioni. Per far il modo che il paese riparta, che possano essere utilizzate al meglio le “ tasse bellissime”che lo Stato ci impone, e soprattutto per garantire un giusto futuro ai tanti “bamboccioni” di questo paese.
Angelo Marinazzo

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