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Il nucleare: una scelta economicamente perdente per l’Italia e per la Basilicata

Il nucleare e un eventuale ampliamento del sistema di stoccaggio delle scorie radioattive sono incompatibili con i beni paesaggistici presenti sul territorio lucano. Non è una posizione ideologica, tutt’altro. E’ l’esito di un ragionamento strategico su quale può essere il ruolo del territorio Lucano dentro il puzzle dello stivale. Non si tratta di scansare un problema e lasciare che siano altre Regioni a risolverlo, ma di analizzare pragmaticamente costi e benefici di un investimento di quella portata.

di Livio Valvano | 8 Luglio 2026

Il nucleare e un eventuale ampliamento del sistema di stoccaggio delle scorie radioattive sono incompatibili con i beni paesaggistici presenti sul territorio lucano.

Non è una posizione ideologica, tutt’altro. E’ l’esito di un ragionamento strategico su quale può essere il ruolo del territorio Lucano dentro il puzzle dello stivale.

Non si tratta di scansare un problema e lasciare che siano altre Regioni a risolverlo, ma di analizzare pragmaticamente costi e benefici di un investimento di quella portata.

Siamo in una fase storica nella quale il progresso tecnologico non ha ancora raggiunto un livello tale da garantire la sicurezza assoluta degli impianti, rispetto a episodi di rotture che, come la storia ci ha insegnato, scaraventano sul territorio conseguenze devastanti.

L’Italia ha una conformazione geo-morfologica-orografica molto particolare, unica al mondo, con la presenza di una industria della cultura e del turismo in continua crescita. La rottura di un impianto nucleare distruggerebbe l’economia del Paese. In caso di incidente – evento che deve essere considerato – immaginate quali sarebbero le conseguenze sull’industria agroalimentare e quelle sui flussi turistici verso l’Italia; provate a quantificare l’impatto sul sistema economico del Paese.

Va considerato, poi, che il confronto pubblico che si fa sul tema è generalmente finalizzato a manipolare l’opinione pubblica, soprattutto sul tema dei costi di produzione dell’energia. Si dice che un Kwh di energia nucleare costa meno di un Kwh di energia prodotta da fonti tradizionali. Una affermazione non corretta, fino a qualche anno fa irricevibile. Oggi, che l’incremento del costo del petrolio, a causa delle crisi belliche, ha generato paura nella popolazione, è chiaro che si ricrea quel terreno fertile che fa apparire il nucleare come una alternativa possibile. Ma non è vero che costa di meno, se si considerano gli enormi investimenti per la costruzione di un nuovo impianto e, soprattutto, la gestione delle scorie per un tempo praticamente infinito. C’è sicuramente il tema dell’influenza strategica dell’energia in generale, dell’obiettivo dell’autosufficienza e della dipendenza dall’Estero. Ma siamo sicuri che lo risolviamo costruendo centrali nucleari su tutto il territorio italiano? E quanto impatterebbe sull’industria del turismo e sull’economia in generale? Al contrario, sarebbe una scelta perdente per l’Italia e la Basilicata, in termini pragmatici, cioè di costo-beneficio.
Potenziare gli investimenti sulla ricerca nel nucleare è la scelta giusta, per arrivare a possedere tecnologie in grado di smaltire le scorie, per produrre energia pulita a basso impatto ambientale. Nel frattempo la politica dovrà svolgere il suo nobile ruolo che consiste anche nel proteggere il gregge, tenendo a bada i lupi.

Per questo non possiamo che sostenere la posizione della comunità di Rotondella e del suo Sindaco, giustamente preoccupati e desiderosi di arrivare prima possibile alla fine della storia, con lo smantellamento dell’impianto ITREC di Rotondella.

Livio Valvano

Segretario Regionale

Il nucleare: una scelta economicamente perdente per l’Italia e per la Basilicata
Pubblicato in : Editoriale

Info Livio Valvano

Livio Valvano è un giornalista, direttore responsabile di “Avanti Online” ed editorialista de “Il Riformista”

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