
Persino Trump, che nulla ha avuto in comune con Papa Francesco, parteciperà ai funerali.
Ieri sera, in tv, qualche giornalista ha voluto paragonare il gesto del presidente americano a quello di Carlo Magno che nell’800 venne a Roma per ricevere la legittimazione papale del suo potere sull’impero.
In realtà, Trump non si inchinerà di fronte a nessun pontefice; la sua venuta, come quella di tanti altri capi di governo, è un tentativo di strumentalizzare la morte di Francesco e di nascondere in modo ipocrita i tanti e profondi contrasti che hanno avuto e hanno con la sua predicazione.
Il cattolicesimo reazionario americano si presenta come una religione che esalta il primatismo bianco, si chiude nella difesa aggressiva di una cristianità che non dialoga con altre religioni, si identifica con il nazionalismo dell’America first, assumendo toni apocalittici o messianici fino a dipingere Trump come un “unto” chiamato a restaurare l’ordine divino.
Alcuni gruppi sono arrivati a contestare pubblicamente il magistero dí Francesco, promuovendo la disobbedienza, parlando di lui come un anticristo, invocando addirittura un futuro “vero Papa” e esultando per la sua morte.
Trump usa questo cattolicesimo per giustificare le sue politiche di deportazione dei migranti, di imperialismo e di neocolonialismo, e per conquistare consensi mettendo una grande enfasi su temi etici come aborto, matrimonio omosessuale e “cultura gender”.
È evidente che la sua partecipazione ai funerali di Bergoglio è il segno di una lotta per l’egemonia culturale che la destra reazionaria conduce da decenni nel mondo occidentale. Un tentativo che non si fermerà a sabato prossimo ma continuerà con l’uso di ogni mezzo di comunicazione, passando anche per il conclave in cui si eleggerà il nuovo Papa e dove, nonostante le tante nuove nomine di Bergoglio, il peso dei cardinali reazionari è ancora forte.
Interessante è anche il tentativo di riconoscere post mortem le ragioni della predicazione di Francesco da parte degli esponenti -giornalisti, intellettuali e politici- di quella cultura liberal-democratica che sui giornali e in tv fino a ieri ci spiegava le ragioni per continuare la guerra in Ucraina, assolveva il genocidio dei palestinesi nella striscia di Gaza, difendeva la corsa al riarmo come una necessità per l’Europa, giustificava le politiche restrittive verso i migranti e minimizzava o addirittura ignorava, come fossero retaggi di un passato da gettare, i temi sociali cari alla dottrina sociale della Chiesa e a Papa Francesco.
In realtà, questa generale apparente e repentina conversione al magistero di Bergoglio è dovuta al fatto che tutti, di fronte alla sua morte, sono stati costretti a prendere atto delle dimensioni enormi e straordinarie del suo consenso tra le masse popolari in tutto il mondo e anche nell’Occidente.
Il Papa che fino a ieri era vissuto come un fastidio, incapace -si è sostenuto- di parlare alla spiritualità dei cristiani, quindi lasciato solo nel suo tenace impegno sociale, pacifista e ambientalista è stato in grado di parlare al cuore e alla mente di centinaia di milioni di persone.
Oggi quegli stessi che lo ignoravano o lo criticavano devono ammettere che è stato il Papa degli umili, che è stato un rivoluzionario -parola impronunciabile soltanto qualche giorno fa- che non ha accettato le ingiustizie del sistema capitalistico contestandolo alla radice.
Bergoglio non è stato un comunista e non era neppure di sinistra. Come lui stesso ha detto, si è limitato a interpretare ed applicare il Vangelo secondo le linee di un umanesimo integrale che è stato delineato dal Concilio Vaticano II.
Di qui è scaturita la sua critica profonda e radicale del capitalismo come sistema che produce scarti, che sfrutta, che lascia morire in mare e non accoglie, che domina con il profitto, che porta alla guerra e restringe la stessa democrazia sottomettendo la politica all’economia.
Sono pensieri e parole che molti di noi avrebbero voluto ascoltare da una grande forza di sinistra e tradotte in una filosofia politica e sociale incentrata sulla difesa e sulla emancipazione dei lavoratori, dei ceti più deboli e degli emarginati, ispirata agli ideali di eguaglianza e di libertà.
Nel post di ieri abbiamo riportato tante frasi che Bergoglio ha pronunciato su temi rilevanti. Oggi aggiungiamo una esortazione che egli rivolse ai giovani: “non dovete avere paura di andare controcorrente… Per favore, abbiate paura di essere giovani equilibristi… di stare un po’ a destra e un po’ a sinistra dopo aver fiutato che cosa conviene… Siate liberi, siate autentici, siate coscienza critica della società”.
È di una sinistra di questo tipo che abbiamo bisogno, coraggiosa e non schiava di questo presente, capace di riaffermare il diritto di sognare e infondere la speranza in un mondo diverso.
Francesco ha dimostrato che questo pensiero può convincere la maggioranza delle persone, le quali poi spetta alla politica organizzare.
PS. Potete riconoscere gli avversari di questa prospettiva tra coloro che anche in questi giorni, pur esaltando Papa Francesco, gli lanciano l’accusa, nemmeno troppo larvata, di populismo. Per le classi dominanti e i loro intellettuali è l’invettiva più infamante.
Invece, la verità che fa paura è che Bergoglio è stato popolare perché ha saputo interpretare i sentimenti e i bisogni del popolo e gli parlato con semplicità.
Francesco non era di sinistra ma la sinistra ha molto da imparare dal suo esempio e dalla sua predicazione.
Enrico Rossi

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