L’Ucraina va con Putin: quindici miliardi di dollari ed un super sconto sul prezzo del gas. E prosegue il dialogo tra Putin e il Papa in nome di comuni interessi….

Infatti, nell’ambito della scacchiera internazionale, l’Ucraina riveste da sempre soprattutto un ruolo ma anche una funzione assolutamente strategici. Dopo la Russia, si tratta del secondo paese europeo per estensione di territorio, con sbocco sul Mar Nero a sud e confini ad est con la Russia, a nord con la Bielorussia e ad ovest con Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia. Il paese, ex-granaio d’Europa, vive oggi di un’economia di mercato in potenziale forte espansione.
Nell’articolo pubblicato circa una ventina di giorni fa sulle colonne di questo periodico con il titolo Il vero significato della visita di Putin in Vaticano, ho provato già a introdurre l’argomento in esame, che ora riprendo nel tentativo di tracciare le strategie di politica internazionale sottese e di cui poco si è discusso e che ritengo viceversa rappresentino in ambito internazionale, rispetto alla questione della mancata adesione, una questione assai più grave.
Senza aiuto degli storici, è del tutto evidente che, riguardo alla seconda metà del secolo scorso, i rapporti tra Russia e Vaticano sono entrati in una crisi più che profonda con l’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II, considerato universalmente uno dei due massimi artefici, insieme al presidente americano Ronald Reagan, del crollo dell’impero dell’ex URSS. I rapporti tra Russia e Vaticano sono ripresi a fatica, significativamente con l’elezione di Benedetto XVI. A tale proposito, emblematico è tuttora il significato di una precedente visita di Putin in Vaticano, il 13 marzo del 2007.
Conseguente all’incontro tra le due autorità, l’agenzia russa Interfax riportò testualmente: “(l’attuale clima di avvicinamento tra le due Chiese sorelle, la cristiano-cattolica di Roma e la cristiano-ortodossa di Mosca, ha determinato la scoperta di) un terreno comune per portare avanti progetti sociali e etici, la prima e la terza Roma hanno l’occasione unica di perseguire il movimento ecumenico e assicurare un futuro ai valori tradizionali in Eurasia. E la visita del presidente della Russia può essere molto utile per raggiungere questo scopo”; con l’auspicio finale che “il presente clima politico e voci costruttive che arrivano dalla leadership si riflettano adeguatamente, a differenza del passato, nelle politiche della Chiesa, e a livello locale delle parrocchie e dei gruppi laici”. A mio personale giudizio – e di certo non escludo che possa anche giudicarsi molto approssimativo, ma tant’è -: dopo la caduta di Costantinopoli, quasi un proclama per la riedizione di un nuovo Sacro Romano Impero.
Il dialogo tra Putin e il Papa – dopo l’ulteriore recente visita al nuovo pontefice di Roma, Francesco – prosegue in questi giorni con la missione a Mosca del cardinale Kurt Koch, presidente del Consiglio Pontificio per l’Unità dei cristiani. Oltre alle questioni politiche siriana e mediorientale, sempre al centro dei colloqui di stato, l’obiettivo religioso del dialogo è finalizzato innanzitutto alla realizzazione del primo incontro nella storia tra il Papa e il Patriarca di Mosca. In ordine all’evento specifico, è stato anche ribadito che “non si può fissare ora una data precisa”. L’ostacolo, assolutamente prioritario, frapposto dal Patriarcato di Mosca, è rappresentato dall’annosa questione degli uniati in Ucraina. Gli uniati sono cristiani-ortodossi di rito e tradizione bizantini, che riconoscono tuttavia l’autorità giurisdizionale del Pontefice di Roma condividendone la fede e la teologia. Koch ha inoltre anche precisato che “oltre al problema tra le due Chiese (di Roma e di Mosca), c’è anche un secondo aspetto: la tripartizione della stessa Chiesa ortodossa (in Ucraina) … Per i cattolici è un problema non avere un interlocutore unico per il dialogo”.
Per tanto, ritornando alla questione di estrema attualità dell’adesione per ora sfumata dell’Ucraina all’UE, ritengo che – attraverso i diversi atteggiamenti e commenti di fonte statunitense e della chiesa non solo vaticana – sia senz’altro possibile leggere piuttosto una conferma a quanto anche qui sostengo circa il significato più pregnante della nuova relazione diplomatica tra Russia e Chiesa di Roma. A tale proposito, evidenzio che: se il Parlamento degli Stati Uniti ha già fatto sapere che potrebbe adottare sanzioni contro il governo ucraino che ha autorizzato l’uso della forza contro i manifestanti; ben oltre la “moratoria” proposta dal responsabile del patriarcato di Kiev, le considerazioni piuttosto evasive apparse sull’Osservatore romano, peraltro affidate al vicedirettore di Famiglia cristiana, testimoniano a mio esclusivo parere un fondamentale e sostanziale diverso giudizio, in base al quale “l’integrazione europea rimane un obbiettivo del governo di Kiev, ma il rilancio delle relazioni con Mosca è una priorità”.

Si annusano, si annusano…per ora quello e basta. D’altra parte il potere, e questo genere di potere in modo particolare, ha nell’ambiguità dei termini scelti per comunicare, l’arma millenaria per incontrarsi e restare divisi. Dall’una e l’altra parte si misura e ponderano le probabilità. L’UE non potrà far molto per l’Ucraina, perché non può avere una politica estera che glielo consente. Le sanzioni degli Usa sul governo ucraino non avranno valenza sufficiente, se non toccare gli investimenti degli oligarchi, fuori del territorio ucraino. Il punto di forza dell’Ucraina è il suo popolo fermo da un mese nelle piazze di Kiev sotto il gelo.
Solo loro, potranno vincere e non ci sarà Putin o Papa che tenga, se resisteranno. Non saranno certo Putin o il Vaticano a fare gli interessi del popolo ucraino. Putin è il Papa si guardano, mentre hanno in mente altri obbiettivi.
L’Ucraina dovrà fare da sé. Questa nazione sta andando incontro ad una grave situazione perchè lo stallo nelle “Maidan” non potrà essere tollerato a lungo da Yanukovich.
Felice Agape