• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

ScaricaRenzi sull’autobus

di Giuseppe Mele | 23 Dicembre 2013

A Firenze, nel controllo monopolistico del potere del Pd, si è messa in sordina la protesta per la privatizzazione, la chiusura prevista per il 2014, ed il futuro spacchettamento in tre dell’Ataf, l’azienda di trasporto pubblico locale.

renziatafRitorna la voglia di privatizzare qualcosa. Il governo del Pd tentenna, bloccato da ogni parte ma capisce l’ineludibilità della richiesta sociale di investimenti o di calo fiscale in una deriva che sembra non avere fine. Come ricorda una Confindustria sanculotte, il calo del benessere materiale porta all’imbarbarimento della democrazia. Bisogna trovare risorse. Gli stessi che soffiarono sul fuoco contro la norma Ronchi-Fitto, che interveniva nella selvaggia matassa delle aziende possedute degli enti locali, tornano ai suoi stessi concetti, a dimostrazione di disonestà intelletuale e strumentalità. Ad inizio crisi, c’erano ca. 240mila dipendenti in 5 mila società di capitali controllate dagli enti locali, di cui 711 totalmente possedute (431 municipalizzate con 142.777 dipendenti, 19 provinciali con 3.784 dipendenti, 34 regionali con 15.764 dipendenti, 227 miste con 77.208 dipendenti). Ogni Comune in media era presente in 8 società; un Comune medio in 17 società. Mettere le mani sulla materia è, in tempo di crisi, più ustionante di prima. 137mila dipendenti che si concentrano nelle 380 società Confservizi gestori dei servizi più importanti, quali trasporto locale, rifiuti, acqua ed energia non ne vogliono sapere di efficienza, efficacia, svincolo dall’ente pubblico. Non hanno torto, perché in passato, queste operazioni si sono concluse senza fornire servizi all’altezza, con debiti invariati, mandando solo gente a casa ad aggravare la crescente povertà. Lo sciopero, arma spuntata in tanti settori, è sempre più impugnato da un numero crescente di sigle nelle 2 mila società del trasporto pubblico locale, 30 miliardi di fatturato, con una media di 150 dipendenti ciascuna. La materialità fisica del servizio può mandare in tilt le realtà urbane, contribuendo con poco ad un caos, già organizzato strutturalmente, grazie all’assenza di utilizzo della tecnologia digitale, alla mancanza di regole su manifestazioni ed occupazioni ed all’aumentato pendolarismo, risultato di una gestione generale anacronistica. A Genova, l’intenzione di privatizzare il trasporto locale dell’AMT che perde il doppio di quanto incassa, nella timidezza dei sindacati maggiori, ha prodotto l’esplosione rabbiosa del consenso per quelli autonomi. A Roma, il continuo ricorso agli scioperi di metro e bus ne ha alla fine fatto fallire un gran numero, dato che questo tipo di protesta viene pagato subito e salato dal lavoratore. A Firenze, nel controllo monopolistico del potere del Pd, si è messa in sordina la protesta per la privatizzazione, la chiusura prevista per il 2014 ed il futuro spacchettamento in tre dell’Ataf, l’azienda di trasporto pubblico locale. C’era stato un referendum nel  2011, nel quale i fiorentini si erano detti contrari alla  privatizzazione dell’Ataf, ma Renzi e Pd ci sono passati sopra con le scarpe chiodate. La relativa gara internazionale, vinta dal consorzio di FS, altre aziende pubbliche, private e cooperative, non ha visto incredibilmente alcun ricorso, e nessuna protesta incendaria malgrado il peggioramento delle condizioni di lavoro, 5mila euro in meno di salario annuo, dieci scioperi dei lavoratori tra 2011 e 2012,  non una clausola sociale a difesa di occupazione e normativa. Alla fine un dipendente su 4 è risultato esuberante, mandato in altre regioni, dimissionato con incentivi oppure finito in mobilità. Cgil ha morso il freno e fatto mordere il freno all’intero fronte sindacale. Notizia dei ricorsi dei concorrenti Arriva e di RATP neanche sono arrivati sui giornali, tanto che si è detto che neppure ce ne erano stati. Renzi ha potuto gongolare, immaginando che “Se si mettessero in mobilità il 25% dei dipendenti del comparto pubblico (non licenziandoli, quindi), molti problemi sarebbero risolti”. La prospettiva immaginata sarebbe quella, se applicata a tutta la PA, di un milione di dipendenti pubblici con mille euro al mese fino alla pensione pagati dall’Inps, cioè dalle tasse. Può essere considerata un’idea positiva da molti, ma non c’è dubbio che questa via in realtà deprime il mercato, uccide la società e perdipiù aumenta le tasse. Dopo avere scaricato il teatro la Pergola ed il Maggio sul governo, il neosegretario Pd ha lasciato il lavoro sporco sui bus al patron di FS, l’ex Cgil Moretti, che, grazie al servizio ferroviario sempre peggiore e sempre più costoso, non ha avuto problemi di ricapitalizzazione nell’azienda gigliata. Per governare così, in una sorta di dirigismo unanimistico, ci vuole un fronte compatto di allineati soggetti pubblici e privati, che non pongano problemi. E’ ben difficile esportare questo modello tosco-emiliano a livello nazionale. La via che non si vuole intraprendere è quella di un ripensamento della grande mobilità urbana. Metà di questa è dovuta a motivazioni inutili e potrebbe essere del tutto eliminata con la coscienza e valorizzazione del lavoro mobile, evoluzione dell’ormai anacronistico telelavoro. L’altra metà è necessità vitale di spostamento ma anche espressione di esigenze diverse. Ogni settore merceologico ha diversi livelli quantistici di prezzo, a seconda della qualità e cura assicurate. Il trasporto pubblico dovrebbe fornire diverse soluzioni, anche on demand, per diversi livelli di prezzo, così da concentrare i controlli solo dove l’importo, anche quintuplicato e decuplicato, ne faccia valere la pena. Dovrebbe garantire la gratuità sulle tratte più lunghe e collegate a specifiche destinazioni di interesse generale; servizi di guida e orientamento sempre più richiesti dal turismo culturale; il pagamento all’accesso nei mezzi. Dovrebbe pretendere di più dai suoi lavoratori e pagarli molto meglio. Dovrebbe cassare la normativa sul mobility management e imporre abbonamenti alle grandi aziende le cui scelte aggravano la mobilità. Per allargare l’offerta alle richieste e fare dei mezzi pubblici, all’occorrenza taxi collettivi o grandi pulman di visita culturale, il trasporto locale dovrebbe poter imporre la sua corretta velocità commerciale nei centri urbani. Non si tratta di allargare i divieti per il traffico privato, già giunti al massimo, ma di aumentare in modo esponenziale il numero e la varietà dele vetture. Queste risultano sempre insufficienti e quando nuove, disegnate con criteri cervellotici che migliorano l’estetica ma non la vivibilità dei mezzi. Gli abbonati, non altri, dovrebbero potersi pronunciare sui modelli, il numero di posti a sedere e la fruibilità. Il trasporto pubblico non deve essere una castagna da cui non scottarsi, non deve essere vincolo e peso nei trasferimenti pubblici agli enti locali, ma un occasione di servizio, di ricavo e di profitto, come dimostra l’esempio di Bergamo. La fine della grande Iri nazionale ne ha fatte nascere tante locali, pulviscolo di partite di giro economicopolitiche, senza strategia globale di crescita per nanismo strutturale. Un’unica realtà aziendale di trasporto locale, necessario contrappeso alle oligarchiche Frecce ferroviarie, nazionali produrebbe semplificazione amministrativa e la fine dell’inutile dibattito sulla governance, concetto valido per Borsa e azionisti e non per la managerialità. Potrebbe essere costituita da Cdp con un mantenimento di proprietà dei Comuni del 30% delle municipalizzate ed un introito considerevole per le casse locali.  Oggi come ieri ci sono utilities che perdono sistematicamente ed altre che rivaleggiano con i privati anche all’estero. Non a caso, 3 quinti di esse sono situate al nord ed un 1 quinto a Roma. Senza una ATI, azienda di trasporto locale italiana, non ci saranno mai applicazioni né di best practise, né di soluzioni innovative, ma solo lo scaricaRenzi.

Pubblicato in : Editoriale

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    24 Dicembre 2013 alle 15:20

    Gentile Piero, nessuno ha scritto che i problemi dipendono dai lavoratori. Ho personalmente sentito il leader sindacale che ha chiuso ad oggi trattava con il Comune dire “se noi abbiamo ottenuto negli anni privilegi – testuale – che le altre aziende pubbliche di trasporto non hanno, cavoli loro, noi non ci muoviamo da qui” e infatti il Comune ha venduto.
    I bilanci perennemente in rosso, sulle spalle di cittadini, ed idiritti acquisiti – tipo quello di godere di oltre il doppio dei turni di riposo della media italiana – non sono mai argomento di discussione?! E riguardo a Bonaccorsi, mi risulta sia stato scelto per la sua esperienza nel settore della mobilità, e certo ha sanato il bilancio senza licenziare.

    Rispondi
    • valerio giannellini

      29 Dicembre 2013 alle 02:06

      più Chiara di così…

      Rispondi
  2. piero tirinnanzi

    24 Dicembre 2013 alle 14:44

    Essendo stato in Ataf 35 anni mi fa specie sentire che tutti i problemi derivano dai lavoratori.
    Fino al 1990 in Ataf c’erano 3 dirigenti su circa 1800 dipendenti poi con il passare del tempo l’azienda si è riempita di top manager manager quadri e “poster” tutta gente creata dalla politica PD in primis
    senza considerare le buoneuscite milionarie che si sono attribuiti ma non voglio dilungarmi oltre. Renzi con il fido Bonaccorsi ” diventato assessore” sono riusciti a disfare una parte della storia Fiorentina .Vorrei sapere perché Bonaccorsi è stato elevato a tale carica, forse è un premio pro’ disfatta azienda trasporti

    Piero Tirinnanzi

    Rispondi
  3. Chiara

    23 Dicembre 2013 alle 14:58

    Ma se la devi dire grossa, dilla tutta, però.
    – Atat, un anno di trattiva Comune-azienda, richiesta: dieci minuti di lavoro in più al giorno. Contratto locale che prevede più del doppio dei turni di riposo (riposo, non ferie) rispetto a quelli di tutte le altre città e remunerazione più alta. Bilancio in profondo rosso, a carico dei fiorentini, per la prima colta risanato e senza licenziare. A seguito del muro sulla trattativa, l’azienda è stata privatizzata, il Comune ha incassato diciannove milioni di euro netti, il biglietto che era il più costoso di Italia, è diventato il più economico perchè non è aumentato, i fiorentini non devono più risanare il bilancio di Ataf di tasca propria.
    – Pergola: a seguito del collasso dell’Eti, disastroso carrozzone pubblico cui, con scelta scellerata, il teatro fiorentino era stato aggregato, la Pergola è stato l’unico teatro a non chiudere perchè il Sindaco in trenta giorni ha messo in piedi un accordo con i privati per garantire il futuro del teatro più antico d’Europa. Che non ha saltato un solo giorno di programmazione, mentre ad esempio il teatro Valle, a Roma, dopo due anni di occupazione permanente, oggi si vanta di aver riaperto e di lavorare nella più totale illegalità, non versando contributi e non pagando le tasse. Un successone, se questo è il modello, preferisco la soluzione Renzi, ella legalità e nel rispetto del lavoro. E nessuno ha scaricato nulla sullo stato, il problema è stato risolto a livello cittadino.
    Maggio: dopo che lo ha dichiarato anche il Ministro Bray, improvvisamente ciò che diceva il sindaco, ovvero che il Magfio fosse uno “stipendificio” è diventato vero, dati alla mano, fa fede la ormai famosa storia dei sei amministrativi necessari, a fronte di quarantasei che sono stati fatti diventare. La moltiplicazione miracolosa dei posti di lavoro e dei salari a carico dei contribuenti, non è la soluzione del problema, ed è stata praticata oltre ogni umana possibilità in questo paese. Oggi paghiamo le conseguenze di questo atteggiamento irresponsabile, e non abbiamo altra alternativa che cambiare sistema. Diritti sì, diritti acquisiti che quasi sempre sono privilegi, no.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti