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Il nazionalismo ingabbiato

Il nazionalismo non si lascia ingabbiare, come scrive ieri Angelo Panebianco su il Corriere della sera, è una frase ad effetto che sembra riferirsi al secolo scorso. Dove, in effetti, il nazionalismo ucraino che aveva una lunga tradizione storica politica, venne interamente represso negli anni trenta. Resta il fatto che al nazionalismo ucraino si opponeva una élite culturale della regione che si sentiva russa. Per quanto il sentimento potesse essere contrastato, in Gogol coesistono il russo e l’ucraino, e Bulgakov era convinto che la Russia fosse la sua madre patria, esattamente quanto Krusciov.

di Riccardo Bruno | 26 Ottobre 2025

Il nazionalismo non si lascia ingabbiare, come scrive ieri Angelo Panebianco su il Corriere della sera, è una frase ad effetto che sembra riferirsi al secolo scorso. Dove, in effetti, il nazionalismo ucraino che aveva una lunga tradizione storica politica, venne interamente represso negli anni trenta. Resta il fatto che al nazionalismo ucraino si opponeva una élite culturale della regione che si sentiva russa. Per quanto il sentimento potesse essere contrastato, in Gogol coesistono il russo e l’ucraino, e Bulgakov era convinto che la Russia fosse la sua madre patria, esattamente quanto Krusciov.

Che poi il sentimento di indipendenza dell’Ucraina coincida con il nazionalismo cosacco del secolo scorso è molto difficile da immaginare. Anche se Bandera se non Petljura, fosse una fonte di ispirazione, il punto decisivo è che si è consumata una rottura politica con la Russia, che neanche la Russia si aspettava. Sotto questo profilo Panebianco ha ragione, senza consenso la guerra è inutile. Per quanto Putin ha dimostrato di non essere inferiore a nessuno in fatto di repressione, per controllare cinquanta milioni di persone su un territorio tanto vasto, non basterebbe nemmeno la decimazione, i campi di sterminio, la deportazione. Putin ha perso la guerra, non perché non possa ancora vincerla sul campo, ma perché non può vincerla politicamente. Piuttosto dovrebbe stare attento al resto della federazione russa.

Dispiace per Panebianco, ma il caso ucraino non è paragonabile al caso del Taiwan. Intanto perché il Taiwan si è staccato dalla Cina sin dal primo momento a seguito di una guerra civile consumata. Il Taiwan rappresenta a tutti gli effetti un modello politico diverso da quello cinese, mentre che l’Ucraina sia politicamente diversa dalla Russia è giusto un presupposto. Non si sa come si evolverà l’Ucraina, mentre sappiamo come si è evoluto il Taiwan. La vera differenza è comunque che la Cina non ha attaccato il Taiwan. Il presidente Mao, quando l’Ucraina era una cosa sola con la Russia, diceva del Taiwan che si poteva aspettare cento anni prima di attaccarlo. La ragione è che la Cina fin da allora, 1970, non temeva il modello taiwanese, perché considerava il suo di maggior successo e lo considera ancora tale. Taiwan rappresenta una ferita nel prestigio cinese, di questo non c’è dubbio. Tuttavia nessun cinese ritiene che il governo del Taiwan 24 milioni scarsi di persone, si possa esportare in Cina che conta quasi un miliardo e mezzo di abitanti. Per cui c’è da credere che i due nazionalismi cinesi possano convivere ancora a lungo, fino a quando troveranno una qualche comune forma di unificazione. Un attacco della Cina al Taiwan al momento si esclude, sarebbe già avvenuto, altrimenti.

Che esista invece un nazionalismo palestinese in grado di far saltare la tregua a Gaza, questa francamente non l’avevamo mai sentita. Il nazionalismo arabo si considerava finito con le primavere di obamiana memoria. Quei movimenti non erano nazionalisti, erano fondamentalisti, come fondamentalista è Hamas. A rigori vi sarebbe da discutere che la stessa Olp sia nazionalista e comunque se lo fosse, l’Olp è stata espulsa da Gaza con la forza palestinese. Nel caso venisse riproposta con quella americana, o interaraba, che razza di nazionalismo potrebbe rappresentare l’Olp? Se invece la popolazione fondamentalista di Gaza, si scoprisse nazionalista allora, il problema dello Stato palestinese sarebbe davvero insolubile perché appunto palestinesi vivono in altri quattro stati circostanti e distinti, per non dire ovviamente che lo stesso stato ebraico è palestinese, nel senso che la Palestina, nella sua versione storica, è la negazione dello stato ebraico. Per cui se il nazionalismo arabo non può essere ingabbiato, allora la cosa migliore per Israele sarebbe di trasferirsi altrove. Forse è questo il suggerimento di Panebianco. Non fosse che gli accordi di Abramo raccontano un’altra storia, ovvero il superamento dei nazionalismi sulla base di un’espansione economica degli Stati esistenti nella regione che non sono nazionalisti.

Lo stesso sionismo non è nazionalismo, non può espandersi. Può anche pretendere cento chilometri quadrati in più di deserto perché sa coltivarlo, Non può annettere Gaza e nemmeno tutta la Cisgiordania, perché ci sono più arabi di quanti ebrei ci siano in Israele, o di quanti possano arrivarne. Solo il popolo arabo potrebbe permettersi il lusso del nazionalismo, l’Islam si espande sino alle coste del Pacifico, e combatte persino in India. Fortuna che nel mondo arabo sul nazionalismo prevale il tribalismo, che lo divide.

Riccardo Bruno

(direttore “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : EditorialeTag: Gogol, nazionalismo, panebianco, putin, Russia

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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