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Il mondo sospeso in una bolla

Il vertice di Biskek tra Modi, Putin e Xi si è svolto a undici giorni dall’arresto del fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, Xu Jiayin. Evergrande è finito in default nel 2021. La multa complessiva è di 15,82 miliardi di yuan, circa 2 miliardi di euro. Il nodo del processo è stato il rapporto tra crescita, debito e trasparenza finanziaria. I giudici di Pechino hanno lanciato un messaggio all’intero settore immobiliare cinese. L’epoca della crescita a qualsiasi costo, sostenuta da debito crescente, è finita. Addio Keynes.

di Riccardo Bruno | 2 Settembre 2026

Il vertice di Biskek tra Modi, Putin e Xi si è svolto a undici giorni dall’arresto del fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, Xu Jiayin. Evergrande è finito in default nel 2021. La multa complessiva è di 15,82 miliardi di yuan, circa 2 miliardi di euro. Il nodo del processo è stato il rapporto tra crescita, debito e trasparenza finanziaria. I giudici di Pechino hanno lanciato un messaggio all’intero settore immobiliare cinese. L’epoca della crescita a qualsiasi costo, sostenuta da debito crescente, è finita. Addio Keynes.

I grandi capitalisti cinesi non sono come gli oligarchi russi. Non si sono impossessati dei beni dello Stato attraverso canali preferenziali pagandoli a prezzi stracciati e versando la tangente a Putin. I capitalisti cinesi sono veri uomini d’affari e non finiscono in galera per dissenso politico. Evergrande e le sue società avrebbero utilizzato manipolazioni contabili su larga scala, gonfiato gli attivi e nascosto le passività. Xu è stato condannato non perché avversario di Xi, ma per essersi appropriato dei beni della società mentre stava fallendo. Adesso che il gruppo è stato messo in liquidazione, i creditori, sia cinesi che internazionali, con la vendita degli asset rimasti, non recupereranno mai i soldi investiti. È iniziata la bolla immobiliare cinese.

La caduta di Evergrande, l’immobiliare trascinava decine di altri settori commerciali, dimostra come la politica di crescita a ritmi elevati senza limiti, in Cina sia andata a sbattere. Pechino dovrà incentivare necessariamente il mercato interno, sapendo già che comunque non potrà assorbire tutta l’attuale capacità di produzione. Sarà costretta a vendere prodotti a prezzi inferiori rispetto ai concorrenti, e nemmeno questo potrebbe bastare a salvare molte delle sue aziende. La Cina che ha deriso i dazi di Trump, ora dovrà lo stesso ripensare il suo modello di sviluppo.

Si capisce bene come la parola che più hanno proferito Xi e Modi a Biskek sia stata “pace” e non ce l’avevano con l’Iran, ce l’avevano con l’Ucraina. Secondo le previsioni della banca centrale russa ,il prezzo del greggio potrebbe scendere in media a 35 dollari il barile fin dal prossimo anno, con una contrazione del prodotto interno lordo del 3-4% e un aumento dell’inflazione all’11-13%. Questo il risultato della guerra di Putin e di quella americana a Venezuela ed Iran. Su una Russia con un potere d’acquisto più debole, Cina ed anche l’India non possono fare affidamento. Altro che rendere più solide le fondamenta dello sviluppo delle relazioni, il percorso più stabile e prospettive ancora più luminose, come recitano i pomposi comunicati ufficiali. Per lo meno la Russia dovrebbe mollare la presa in Ucraina e provare a rimettersi economicamente in sesto. Continua così e l’ambizioso progetto del mondo multipolare è bello che andato a rotoli. Cinesi ed indiani non se ne faranno niente di una Russia caduta in disgrazia che per di più, un giorno si e l’altro pure, è costretta a minacciare la guerra nucleare. Per campare, Xi e Modi torneranno a rivolgersi a quei ciccioni inutili degli americani.

Riccardo Bruno

(direttore politico “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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