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Bishkek, SCO e fratture globali

Per due giorni Bishkek è stata la capitale politica dell’Eurasia. Il vertice annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), che celebrava i 25 anni dalla fondazione del gruppo, ha riunito nella capitale kirghiza i leader di Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia e delle repubbliche centroasiatiche, sotto il motto “Insieme per una pace, uno sviluppo e una prosperità sostenibili”. La presenza contemporanea di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi non poteva non attirare l’attenzione internazionale, anche perché il summit si tiene in un momento di tensioni senza precedenti

di Alessia De Luca | 2 Settembre 2026

Per due giorni Bishkek è stata la capitale politica dell’Eurasia. Il vertice annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), che celebrava i 25 anni dalla fondazione del gruppo, ha riunito nella capitale kirghiza i leader di Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia e delle repubbliche centroasiatiche, sotto il motto “Insieme per una pace, uno sviluppo e una prosperità sostenibili”. La presenza contemporanea di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi non poteva non attirare l’attenzione internazionale, anche perché il summit si tiene in un momento di tensioni senza precedenti: la guerra in Ucraina è entrata nel suo quinto anno, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha stravolto i mercati energetici, e la guerra dei dazi di Donald Trump spinge i paesi emergenti a cercare forme alternative di cooperazione e commercio. In questo contesto, la SCO – che rappresenta il 43% della popolazione mondiale e il 23% del Pil globale – si propone come un forum alternativo in cui il Sud del mondo prova a organizzare sicurezza, connettività e commercio. “Se abbiamo imparato qualcosa in questo quarto di secolo – ha detto Xi – è stata quella di “trovare la giusta via per coesistere senza ricorrere ad alleanze o confronti, e senza prendere di mira terze parti”.

Blocco antioccidentale o forum di convenienza?

Nata nel 1996 come blocco di sicurezza formato da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan per dirimere le controversie di confine ereditate dal crollo dell’Unione Sovietica, la SCO si è trasformata nel 2001 in organizzazione strutturata, allargandosi all’Uzbekistan. L’ingresso di India e Pakistan nel 2017, seguito da quello di Iran (2023) e Bielorussia (2024), ne ha fatto un contenitore multipolare a cui si affiancano 14 partner di dialogo, tra cui Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. Ma l’eterogeneità è anche il limite del gruppo tra i cui membri permangono profonde rivalità geopolitiche e un timore diffuso per l’egemonia di Pechino: non a caso, le grandi potenze arrivate in Kirghizistan puntavano al vertice con obiettivi tutt’altro che coincidenti. Secondo diversi osservatori, Mosca cerca soprattutto di mostrarsi non isolata a livello internazionale, pur mantenendo l’ambizione di preservare la propria influenza nella regione, senza diventare del tutto dipendente da Pechino. New Delhi, invece, gioca una partita diversa: la sua partecipazione non equivale a un allineamento con l’asse russo-cinese, ma risponde a una logica di autonomia strategica di lunga data che convive con la partecipazione al Quad e con solidi rapporti con Washington. Il valore del vertice, in fondo, sta proprio nella prova che rappresenta: mettere Modi, Putin e Xi nella stessa stanza, con i colloqui di confine indo-cinesi ancora aperti e un bilaterale Modi-Putin in agenda, mostra quanto sia avanzato il disgelo tra New Delhi e Pechino e quanto l’Eurasia voglia costruire da sé la propria architettura di sicurezza e connettività.

Ucraina, Iran, Kashmir: i dossier che dividono?

Se lo scorso anno da Tianjin il messaggio del vertice era stato quello di un fronte comune tra Pechino, Mosca e New Delhi – sancito dai sorrisi e dalle strette di mano tra Xi, Putin e Modi – a proiettare l’immagine di un ‘nuovo ordine’ alternativo, pronto a raccogliere l’eredità di una leadership statunitense in affanno, quest’anno il messaggio da Bishkek appare più sfumato. Sull’Ucraina, Modi ha rotto il fronte dei non allineati a Washington chiedendo direttamente a Putin, al termine di un bilaterale, di porre fine al conflitto: “Ogni giorno di guerra è un passo indietro per l’umanità” ha dichiarato il premier indiano, ribadendo la necessità di passare “da una guerra senza fine alla fine della guerra”. Xi ha mantenuto toni meno netti, parlando in generale di un’aspirazione dei popoli “alla pace e alla cooperazione” in un contesto di cambiamenti “rapidi e senza precedenti”, ma senza formulare una posizione esplicita sul conflitto. Dietro la cornice della cooperazione poi, riemergono le divergenze di sempre: le tensioni irrisolte tra India e Pakistan, quelle tra Cina e India e l’incertezza sulla Banca di sviluppo della SCO. Sul dossier iraniano, la SCO ha assunto una posizione più compatta, condannando a marzo l’uso della forza nella guerra israelo-americana contro Teheran; ma anche qui, l’India si era in precedenza smarcata da una condanna congiunta del gruppo. Sul piano economico, il vertice ha spinto sui corridoi di connettività e commerci, dal Corridoio internazionale Nord-Sud che collega San Pietroburgo a Mumbai attraverso l’Iran, alla Rotta marittima settentrionale artica evocata nel bilaterale Modi-Putin.

Il messaggio di Xi a Trump?

Sarebbe sbagliato però guardare al solo vertice di Bishkek per comprenderne la portata: il summit si inserisce infatti in una sequenza di appuntamenti diplomatici rilevanti che nelle prossime settimane contribuiranno a ridisegnare gli equilibri globali. Il 24 settembre Xi Jinping sarà alla Casa Bianca da Trump per un incontro che dovrebbe prolungare la tregua commerciale firmata a Busan nell’ottobre 2025. Prima, il 12 e 13 settembre, toccherà al vertice BRICS di New Delhi – un altro forum a cui Washington guarda con sospetto, accusandolo di ‘antiamericanismo’. Tre appuntamenti a scadenza ravvicinata non sono un caso, ma rispondo ad una precisa strategia con cui Pechino vuol dimostrare di poter mettere insieme buona parte del cosiddetto ‘Sud del mondo’, per poi sedersi al tavolo con Trump da una posizione di forza. Dal vertice si evince anche altro, e riguarda più da vicino Washington e l’Europa: paesi come l’India, e in prospettiva anche quelli dell’Asia centrale, stanno imparando a muoversi da soli. Non rompono con Washington, ma non si allineano più in automatico nemmeno con Pechino. Ed è proprio la pressione americana su dazi e sanzioni a rischiare di produrre l’effetto opposto a quello auspicato: invece di isolare Pechino, rischia di avvicinare paesi che altrimenti avrebbero interessi divergenti, regalando alla Cina l’alleanza che da sola non riuscirebbe a costruire.

Il commento

Di Filippo Fasulo, Head, Geoeconomics and Asia Centres, ISPI

“Mentre Trump litiga con il vicino canadese sui nomi secolari dei laghi al confine, Xi Jinping prosegue inesorabile nell’ostentare amicizia con i paesi del Sud del mondo. Il vertice SCO è l’occasione per l’ennesimo bilaterale con Putin e per rinnovare la forza del loro rapporto, ma permette anche a Xi di rafforzare i legami con l’Asia centrale e crea l’opportunità per allungare il viaggio fino all’Egitto. Anche con l’India, con la quale non sono ancora del tutto risolti gli strascichi diplomatici degli scontri sul confine himalayano del 2020, si registrano decisivi miglioramenti, tanto che il leader cinese sarà in India per il Summit Brics tra una decina di giorni. Non è una notizia da poco, perché Xi era stato il grande assente al trionfale G20 di Modi nel 2023. Non è tutto risolto nei rapporti della Cina con i vicini regionali, l’eccesso di export di Pechino non è gradito da nessuno, ma Xi Jinping sembra aver trovato un linguaggio comune che permette di dare stabilità alla linea di politica estera cinese e di presentare la Cina come attore responsabile in un mondo in cui il ruolo degli Stati Uniti evolve in direzioni ancora da scoprire”.  

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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