Una campagna informativa e una petizione popolare del PSI
L’Eni è passata dai 51,5 miliardi del 2003 ai 109,5 miliardi del 2011; Enel dai 52 miliardi del 2004 ai 77,6 del 2011.

Nelle prime 10 posizioni sei sono industrie energetiche, oltre a Eni ed Enel, figurano il GSE (Gestore dei servizi energetici) al terzo posto con 30 miliardi di fatturato; Esso italiana al settimo con 12,6 miliardi; Edison al nono con 11,4 miliardi e Saras (gruppo Moratti) al decimo con 11 miliardi. Delle rimanenti quattro, due possiamo considerarle industrie manifatturiere, Fiat e Finmeccanica, al 6 posto con 17,3 miliardi, e le altre due, società di servizi, Telecom al quinto posto con 29,3 miliardi, dopo il consolidamento integrale del gruppo argentino Sofora, ed Edizione (la holding di Benetton) all’ottavo posto con 12,3 miliardi.
Solo dieci anni fa, sulle prime dieci, le manifatturiere erano cinque, oltre alle due presenti oggi, avevamo Montedison, Pirelli e Parmalat. Quindi l’energia ha scalzato la produzione. Se poi si considera il parametro degli utili abbiamo “ campione assoluto “Eni con 6,8 miliardi, seguita da Enel 4,2 miliardi e terza Poste Italiane con 846 milioni, che figura dodicesima nel fatturato con 10 miliardi. Queste tre società sono di proprietà dello Stato, le prime due al 30%, direttamente o indirettamente tramite CDP, e Poste al 100%. Chiaramente su questi utili vengono pagate le relative cedole agli azionisti, con un introito per lo Stato di circa 4 miliardi all’anno.
Anche il GSE è al 100% controllato dallo Stato, ma il suo conto economico è passante, infatti i ricavi provenienti dalla vendita di energia elettrica, vengono completamente assorbiti dai costi, acquisto della stessa, al netto degli incentivi (essenzialmente fonti rinnovabili). Questa differenza viene pagata direttamente dagli utenti, sulla bolletta elettrica, attraverso la componente oneri generali di sistema (componente A3) circa 12 miliardi nel 2012.
Un altro dato interessante riguarda la crescita del fatturato delle industrie energetiche dopo la completa liberalizzazione del settore del gas (2003) e successivamente dell’energia elettrica (2004).
L’Eni è passata dai 51,5 miliardi del 2003 ai 109,5 miliardi del 2011; Enel dai 52 miliardi del 2004 ai 77,6 del 2011. Se consideriamo che a livello europeo noi abbiamo i costi più alti sia per il gas che per l’elettricità (rispettivamente circa il 20% e il 25% in più rispetto alla media europea), viene da chiedersi come mai il settore energetico in Italia ha rendimenti così alti.
La risposta si può avere se si analizza dettagliatamente come si articola la formazione dei prezzi di vendita dell’elettricità, del gas e della benzina.
Propri su questi temi il PSI ha recentemente indetto una campagna informativa e una petizione popolare.

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