Il misantropo di Molière fu rappresentato per la prima volta a Parigi a Palais Royal nel 1666 (con musiche del grande compositore Giovanni Battista Lulli, fiorentino approdato alla corte di Luigi XIV e naturalizzato francese conosciuto come Jean-Baptiste Lully) ma come molte altre opere del grande drammaturgo francese è anche di sconvolgente attualità perché coglie situazioni, problematiche, aspetti caratteriali con cui ci troviamo a confrontarci.
Da martedì 12 a domenica 17 Il Misantropo è in scena al Teatro della Pergola di Firenze in un’ avvincente versione di Nora Venturini che dirige Valeria Solarino e Giulio Scarpati in questa commedia amara che mette in risalto vizi e difetti sociali che appartengono a ogni epoca e che non prevede un lieto fine.
Nora Venturini effettua il focus sul rapporto tra Alceste (il Misantropo) in modo da cogliere un elemento importante ma spesso trascurato “a favore del tema politico dell’uomo onesto e sincero in lotta contro la corruzione e l’ipocrisia della società”.
La regista ci spiega che “nella sua urgenza di chiarirsi con Célimène, che gli sfugge, Alceste è un personaggio contraddittorio sino al parossismo e per questo decisamente moderno. E’ ,inoltre, un uomo cerebrale e indignato, per il quale il Bene, l’Etica, sono scelte assolute che non ammettono il minimo compromessi..
In questa commedia dai risvolti drammatici, Alceste, uomo profondamente passionale, appare in fondo un masochista dominato da un desiderio tirannico per una donna che è il suo opposto in tutto, visione del mondo, stile di vita, idea dei rapporti umani. Si indigna per ciò che desidera e soffre, muovendosi in una società dove l’apparenza prevale sui valori.
Célimène, signora dei salotti, attorniata dalla sua corte mondana, non vuole rinunciare a niente, né all’amore esclusivo di Alceste, né al gioco seduttivo con una schiera di pretendenti.
“Proprio la loro incompatibilità è la molla che li spinge l’uno verso l’altra – ha rilevato Nora Venturini – tragici e comici insieme, Alceste e Célimène sono nostri contemporanei come coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si sfuggono ma si cercano, si detestano eppure faticano a separarsi”.
La regista sottolinea che possiamo ritrovarci e riconoscerci nei loro difetti; e ne ridiamo, guardandoci allo specchio. E un grande specchio incombe sulla scena di Luigi Ferrigno, il teatrino-salotto di Célimène, dietro le cui tende intravediamo la compagnia prepararsi per la rappresentazione
In questo Misantropo, dunque, problematiche odierne, tipiche del nostro quotidiano emergono dal contesto narrativo classico del capolavoro di Molière. che nacque in un momento di crisi e di sconforto del grande drammaturgo provocato dal fatto che due sue opere (Don Giovanni e Tartufo) erano state vietate dalla censura e dall’abbandono della moglie. Quindi si distacca dalla comicità dirompente di altre commedie e proprio per questo ha ottenuto un successo soprattutto in epoche successive.
In scena, accanto a Scarpati e Solarino, ci sono Blas Roca Rey (Filinto), Anna Ferraioli (Arsinoè), Matteo Quinzi (Oronte, Basco, Du Bois), Federica Zacchia (Eliante), Mauro Lamanna (Acaste), Matteo Cecchi (Clitandro). La produzione è Gli Ipocriti – Melina Balsamo. I costumi sono di Marianna Carbone, le luci di Raffaele Perin, le musiche di Marco Schiavoni .Il testo è nella traduzione di Cesare Garboli.
Gabriele Parenti

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