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Il libro bianco del riarmo giapponese

Se serviva una certificazione ufficiale del processo di riarmo, il Giappone lo ha dato col suo nuovo libro bianco della difesa. Le oltre 600 pagine, pubblicate dal governo della premier conservatrice Sanae Takaichi, fissano come dato acquisito un ambiente di sicurezza destinato a peggiorare e individuano nella ricostruzione della base industriale militare una priorità nazionale. Produzione, ricerca, esportazioni e cooperazione con gli alleati vengono presentate come elementi dello stesso dispositivo di deterrenza.

di China Files | 10 Agosto 2026

di Lorenzo Lamperti

Se serviva una certificazione ufficiale del processo di riarmo, il Giappone lo ha dato col suo nuovo libro bianco della difesa. Le oltre 600 pagine, pubblicate dal governo della premier conservatrice Sanae Takaichi, fissano come dato acquisito un ambiente di sicurezza destinato a peggiorare e individuano nella ricostruzione della base industriale militare una priorità nazionale. Produzione, ricerca, esportazioni e cooperazione con gli alleati vengono presentate come elementi dello stesso dispositivo di deterrenza.

Il documento insiste sulla necessità di preservare competenze tecnologiche considerate essenziali, dall’intelligenza artificiale ai sistemi senza pilota. Sul piatto ci sono investimenti multimiliardari, nell’ambito del più vasto programma di rimilitarizzazione dall’imposizione del pacifismo al termine della Seconda guerra mondiale. Dopo aver anticipato al 2025 il raggiungimento del 2% del Pil destinato alla difesa, è in arrivo per l’anno fiscale 2026 un bilancio record superiore ai 9 mila miliardi di yen. Le risorse finanziano missili da crociera a lungo raggio, sistemi di contrattacco, difesa aerea e missilistica integrata, capacità spaziali e cibernetiche, droni.

Nel libro bianco si cita anche l’ulteriore apertura alle esportazioni di armamenti. Dopo la revisione delle regole sui trasferimenti di equipaggiamenti militari, Tokyo presenta ormai l’export come uno strumento di sicurezza prima ancora che industriale: rafforzare le capacità dei partner significa rafforzare la deterrenza regionale e, insieme, garantire volumi produttivi sufficienti a sostenere un’industria che per decenni ha lavorato quasi esclusivamente per il mercato interno.

Nel documento, si menziona la cooperazione con l’Australia sul programma delle fregate Mogami e il Global Combat Air Programme, il progetto che riunisce Giappone, Italia e Regno unito nello sviluppo del caccia di sesta generazione. Si punta a consolidare una rete di partnership che attenui l’incertezza intorno all’alleanza con Washington, da cui Tokyo attende la consegna (in ritardo) di 400 missili Tomahawk già acquistati.

La lettura del quadro strategico assume toni più gravi. La Cina viene definita “la più grande e senza precedenti sfida strategica” per il Giappone. Il rapporto richiama le operazioni delle portaerei cinesi nel Pacifico, gli avvicinamenti ravvicinati di velivoli militari ai mezzi giapponesi e il progressivo consolidamento della presenza dell’Esercito popolare di liberazione intorno a Taiwan. Un passaggio che è destinato ad aumentare le già forti tensioni con Pechino, deflagrate nei mesi scorsi per il supporto esplicito di Takaichi a Taipei.

La Corea del Nord continua invece a rappresentare una “minaccia imminente”, alla luce dello sviluppo di missili ipersonici e del crescente coordinamento militare con la Russia. L’esperienza della guerra in Ucraina attraversa tutto il documento: droni, intelligenza artificiale, guerra elettronica e informativa vengono indicati come fattori destinati a ridefinire il campo di battaglia, insieme alla necessità di disporre di grandi scorte di munizioni e di una capacità industriale in grado di sostenere conflitti prolungati.

È un percorso che viene da lontano, avviato da Shinzo Abe e proseguito dai suoi successori moderati. Ma il libro bianco conferma l’accelerazione impressa da Takaichi. Nei mesi scorsi, è stato ordinato il primo dispiegamento di missili con capacità di contrattacco, rompendo la tradizionale impostazione esclusivamente difensiva di Tokyo. Persino il dibattito sulla deterrenza nucleare, pur restando marginale, non è più confinato agli ambienti ultraconservatori. Un processo che si innesta però su un’economia che continua a mostrare elementi di fragilità: da un debito pubblico superiore al 230% del pil a uno yen che continua a rimanere sotto pressione, tanto da richiedere ripetuti interventi del ministero delle finanze in coordinamento con Washington.

Lorenzo Lamperti

*China Files

Pubblicato in : Dossier

Info China Files

China Files è un collettivo di giornalisti, sinologi ed esperti di comunicazione specializzati in affari asiatici. Una redazione nata nel 2008 a Pechino come agenzia di stampa e comunicazione focalizzata sulla Cina che si è in seguito ampliata fino a coprire l’intera area asiatica, svolgendo funzioni di think tank e di mediazione tra le principali realtà del paese, divenendo un’Associazione di Promozione Sociale impegnata nell’approfondire e migliorare la conoscenza dei paesi asiatici in Italia e in Europa attraverso attività istituzionali, editoriali, formative, analitiche e consultive per enti, aziende, scuole e organizzazioni civiche.

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