
La magistratura dovrà fare il suo dovere sulla strage dei 5 operai travolti da un treno, nel torinese, l’altra notte, sui binari.
Tuttavia se pensiamo che le procure con le inchieste giudiziarie possano andare oltre l’accertamento di eventuali responsabilità si finirà per non fare un passo avanti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e gli operai continueranno a morire.
Per ora, ad essere indagati sono proprio i due superstiti della strage, un dipendente Rfi che avrebbe dovuto non far partire i lavori e il capo cantiere dell’impresa che si è salvato per un soffio.
La procura dice che ci sarebbero state gravi violazioni della procedura.
Ma qualcuno dovrà pure domandarsi se la procedura sia adeguata, se veramente essa tuteli al massimo possibile i lavoratori in questo tipo di attività tanto pericolosa; infatti, il rumore di un treno lo senti solo dopo che è passato e non quando arriva.
Se lo chiede Susanna: “Se i cantieri sono sui binari non si possono dotare di schermi che mostrino il tratto stradale o ferroviario fino a distanze significative?” Oppure -aggiungo io- di dispositivi elettrici di allarme sonoro che avvertano con certezza il macchinista che ”forse” non dovrebbe più guidare da solo i treni?
Ma il lavoro, da troppo tempo, è considerato un costo e non valore. Perciò non è importante la vita della persona che lo svolge ma conta soprattutto risparmiare.
Questa è la cultura e il meccanismo economico che stanno alla base della strage degli operai e dei lavoratori.
È lo sfruttamento e la logica del profitto a vincere su tutto.
Inoltre è cosa certa che lo spezzettamento del processo lavorativo, l’affidamento all’esterno della manutenzione, comporta l’impiego di più imprese nell’attività e quindi aumenta i rischi per la sicurezza, rendendo necessario il coordinamento e la collaborazione tra loro.
La legge prevede questo tipo di situazione ma non è certo facile da gestire e spesso può ridursi ad un mero adempimento formale, sulla carta, senza formazione adeguata e effettivo coinvolgimento dei lavoratori.
Per questo la strage degli operai nel torinese non può passare senza che la politica imponga un ripensamento complessivo non solo della sicurezza dei lavoratori delle ferrovie ma anche del sistema degli appalti esterni e delle privatizzazioni di interi pezzi del processo lavorativo, avvenute negli anni del neoliberismo trionfante.
Avendo ben presente un fatto: la sicurezza dei lavoratori del settore delle ferrovie è parte fondamentale e integrante della sicurezza dei cittadini che usano i treni.
Enrico Rossi

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