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Il laico Gesù

di Rosario Amico Roxas | 4 Ottobre 2015

Sarebbe bastato ridurre allo stato laicale l’ex mons.  Krzysztof Charamsa. Una presa d’atto che riconosca il diritto di ritornare indietro sui propri passi, confessando la propria debolezza che contrasta con il dovere.

L’imbarazzo del Vaticano sulle dichiarazioni di un monsignore che ammette il suo stato di gay, con annesso partner, mi sembra  non pertinente ed eccessivo; non travolge la religione cattolica e cristiana, bensì il concetto, ancora non chiarito, di laicità e confessionalità.

Sarebbe bastato ridurre allo stato laicale l’ex mons.  Krzysztof Charamsa, con i poteri del Pontefice, custode dei valori della religione, per far passare sotto silenzio tale evento, riassumibile in una devianza dove l’aspetto umano è stato privilegiato a quello spirituale; bastava una “presa d’atto” e svincolare il monsignore dagli obblighi, liberamente accettati, che il sacramento dell’ordinazione impone a quanti professano la vocazione sacerdotale. Una presa d’atto che riconosca il diritto di ritornare indietro sui propri passi, confessando la propria debolezza che contrasta con il dovere.

Basterebbe solamente interpretare le parole di Gesù “ Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra !”, per riconoscere all’uomo-monsignore il diritto di riconoscere di avere sbagliato nella precedente scelta, perché “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”; sono le parole di Gesù , quando, nell’orto del Getsemani, pregando il Padre, invitò i discepoli a “vegliare e pregare”, sentendo avvicinarsi l’ora fatale, mentre la sua umanità veniva colta da una umanissima paura, che Gli fece dire: “Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice!”. Ma Gesù era Dio, figlio di Dio, era un laico con la consapevolezza di essere figlio di Dio, così proseguì la Sua preghiera  rivolta al Padre  “Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.”  (Matt. 26:36-41)

L’insegnamento è chiaro, ed è rivolto a tutti gli uomini, con la loro forza e con le loro debolezze, indicando la maniera  in cui noi mortali  possiamo sovvenire alla debolezza della carne e non cadere in tentazione, con la veglia dello Spirito e la preghiera.

Papa Francesco ha predicato con chiarezza interpretando le parole di Gesù, affermando: “Chi sono Io per giudicare ?”

Bel diverso l’atteggiamento del predecessore Ratzinger che non voleva riconoscere la fragilità umana, ricorrendo alla mistificazione, affermando nella lettera ai vescovi americani dedicata ai casi di pedofilia,  “Crimen sollicitationis”

 

Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto, su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto;  tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenzieria Apostolica,  ossia che tale scomunica può essere ritirata solamente dal papa.

 

Praticamente Ratzinger voleva azzerare il reato penale di pedofilia dei sacerdoti americani, a peccato da amministrare nel segreto delle sacrestie. Fu così che una Corte del Texas indagò l’allora cardinale Ratzinger per “ostacolo alla Giustizia”, tant’è che, in occasione di una visita pastorale, da pontefice, negli USA, incontrando Bush in udienza privata, chiese e ottenne l’immunità in quanto “Capo di Stato in carica”, sovvertendo anche le parole di Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo”.

Ma in Vaticano è in atto una guerra sotterranea, con i cardinali nominati da Ratzinger che svolgono un ruolo conservatore per arrestare l’onda di apertura al mondo, che Papa Francesco sta operando, secondo le determinazioni del Concilio Vaticano II.

La Chiesa non deve entrare nel contraddittorio mondo della laicità, ma, con pieno diritto, deve intervenire nel sociale, per dare un indirizzo coerente con le parole di Cristo, sui problemi più urgenti che agitano le coscienze, come il sostegno ai bisognosi e la solidarietà tra uomini e Stati.

I singoli casi, devono valutati per quello che sono: devianze umane da relegare nei momenti fragili dell’animo umano, con la comprensione e la compassione, perché comprendere non significa condividere, senza elaborare condanne interpretando, a proprio modo, il volere di Dio, senza tener conto dell’Amore che Dio dispensa a tutti gli uomini, senza alcuna discriminazione; Amore che non attende di essere ricambiato e che…move il sole e l’altre stelle.

 

Rosario Amico Roxas

 

Ieri, era tutto semplice, ed il lupo teutonico trasfigurato (dal senso di colpa) si muoveva come un domestico cucciolone (di quelli che temono la frustata per averla fatta davvero grossa).


In un anno di trasmigrazioni italo-tedesche, avevo imparato a trattare l’animo nordico. Parlo di quell’animo da lupo prone all’ubbidienza solo verso chi teme. E teme solo chi (come lui) azzanna, morde, ringhia. Quell’animo da lupo che di fronte ad una pecora, ad un mite animale da cortile, ad una bestiola da passeggio, mostra (invece) del becero istinto predaiolo (la ferocia per la ferocia). Perché è un animo che disprezza la debolezza e l’arrendevolezza. Colpisce e sbrana per avversione a qualsisia forma di (apparente) cedevolezza d’animo.
Mi ero abituata a sedermi intorno ad un tavolo appoggiando la penna come fosse un frustino e muovendo i miei bracciali come manette. È con frustini e manette, il manager teutonico abbassava le orecchie e scivolava silenziosamente lungo i muri. Esser dure maestrine, strette-strette in un severo tailleurino scuro, erano due ingredienti fondamentali per un equilibrato rapporto di lavoro tra una trentenne italiana ed un grasso (autoritario) bavarese attorniato da una muta di collaboratori ringhianti.
Ma ieri, era tutto semplice, ed il lupo teutonico trasfigurato (dal senso di colpa) si muoveva come un domestico cucciolone (di quelli che temono la frustata per averla fatta davvero grossa). Ho provato l’ebrezza di una riunione cordiale. Di qualche sorriso.
In assenza di ferocia, era inutile sgridare il cucciolone. Inutile infierire.
In questi casi, si è materne: lì sta il segreto: mamme all’occorrenza; altrimenti, manette, tacchi (alti) spinti nella schiena e frustatine sulla testina.
In conclusione, non una menzione. Non un cenno. Non ho mai pronunciato la parola “automobile”. Neppure la parola “macchina”. Tantomeno la parola “diesel”. Men che mai la parola “Volkswagen”.
Adorabili aeroporti. Luoghi senza temperatura in cui sei mescolata condividendo eccitazione, ansia e desiderio di viaggio con mille sconosciute. Un limbo in cui sei di qua, non ancora là. È uno dei luoghi che preferisco e in cui mi lancio in acquisti senza stagione. Oggi un paio di sandali che non metterò sino alla prossima estate, domani, d’agosto, un paio di pantaloni di flanella che metterò il dicembre successivo. Regali che mi piace provare e poi sapere (ancora nuovi) in un armadio. Dimenticarli e scoprirli per il loro momento.
L’acquisto in aeroporto è in relazione al tempo che ho. L’importo della spesa, è in relazione all’umore che ho. E questa mattina, di rientro da Monaco, il mio umore era alto, azzurro, soleggiato ed estivo, nulla a che fare con il celo tedesco (e ne avevo ben donde).
Per cui: acquistone (totalmente inutile, ma acquistone).
Ogni tanto, poche volte, assapori il gusto di un muro che cade, di una statua tirata giù da funi, di una vittoria elettorale, di un professore che toppa alla grande, di un dittatore a cui negano il visto d’ingresso, di una ragazzina che vince il Nobel, di una vecchia canzone rivoluzionaria, o più prosaicamente, assapori la docile firma al rinnovo del tuo contratto di consulenza (ovviamente senza sconti e senza storie).
Sono solo momenti magici (brevi, brevissimi) che interrompono l’inarrestabile sequenza di eventi faticosi e duri che formano la linea temporale del mondo. Una infausta linea destinata a tornare all’ordine in breve tempo: di nuovo i lupi, di nuovo a difendersi, di nuovo a frustarli.
Ma oggi, mi sono goduta questo personalissimo momento di pace, dall’aeroporto fino a casa.
Oh yeah (come quella bella tedesca felice per le prestazioni di una macchina tedesca… in fondo, come me)
Oh yeah

Pubblicato in : EditorialeTag: bush, canzone, chiesa, dittatore, figlio, laicità, lavoro, mondo, religione, sostegno, usa

Info Rosario Amico Roxas

La parte più significativa della mia vita lavorativa l’ho trascorsa in Tunisia, quale consulente presso il locale ministero per lo sviluppo economico. Dopo 15 anni di Tunisia, avendo anche girato in lungo e in largo per l’Africa settentrionale e sub-saharana, nonchè Vicino Oriente, ho conosciuto profondamente l’Islam e la mentalità araba, elementi che hanno rafforzato taluni convincimenti appresi nei miei studi di filosofia a La Sapienza di Roma, ai tempi di U. Spirito, Lombardi, G. Calogero etc.etc. In Tunisia, a seguito del lavoro svolto al ministero, sono stato incaricato di tenere alcuni corsi di marketing sociale, presso l’Università La Mannouba.
Mi sono occupato, anche con pubblicazioni, del Magistero sociale della Chiesa, con analisi dettagliate di varie encicliche.
Adesso a 74 anni, faccio il nonno in servizio permanente effettivo, anche se non disdegno di scrivere ciò che penso, con la speranza di essere utile a qualcuno, senza nuoceve a nessuno.

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