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Il grande sonno

A commento delle parole di Zelensky pronunciate a Davos, l’onorevole Meloni ha dichiarato che lei da anni chiede all’Europa di svegliarsi. Miracolo, c’è persino chi dietro le lenti scure degli occhiali ha aperto gli occhi. Una petroliera della flotta russa nel Mediterraneo è stata abbordata dalle navi da guerra di Macron. Alla faccia del diritto internazionale e di quello di navigazione, la Francia ha preso un’iniziativa. Se Macron vuole tenersi il petrolio o rivenderlo per lucrarci sopra, benissimo. Qualsiasi cosa purché lo tolga ai russi. Contro Putin servono i pirati.

di Riccardo Bruno | 25 Gennaio 2026

A commento delle parole di Zelensky pronunciate a Davos, l’onorevole Meloni ha dichiarato che lei da anni chiede all’Europa di svegliarsi. Miracolo, c’è persino chi dietro le lenti scure degli occhiali ha aperto gli occhi. Una petroliera della flotta russa nel Mediterraneo è stata abbordata dalle navi da guerra di Macron. Alla faccia del diritto internazionale e di quello di navigazione, la Francia ha preso un’iniziativa. Se Macron vuole tenersi il petrolio o rivenderlo per lucrarci sopra, benissimo. Qualsiasi cosa purché lo tolga ai russi. Contro Putin servono i pirati.

Chi proprio non sembra disposto a svegliarsi, tralasciando l’onorevole Salvini, nemmeno le cannonate servirebbero, è l’altro vice dell’onorevole Meloni, il ministro degli Esteri Taiani. Taiani ha reagito scocciato, con toni piccati. Questo Zelensky come si permette di criticare una Europa tanto generosa nei suoi confronti, è un ingrato. Quale sarebbe poi questa generosità europea vai a capirlo. L’Italia ad un paese che sta sotto le bombe da quattro anni ha dato una batteria una di himars e un’altra gliela ha promessa per il 2027. Fosse per l’Italia, per quella data non ci sarebbe più l’Ucraina. La Germania ha mandato i suoi carri leopard, tanto pesanti che sono subito affondati nel fango del Donetsk e dove sono arrivati, li sono rimasti. Zelensky aveva chiesto ai tedeschi i taurus, missili a lungo raggio. Passati tre anni, ancora li aspetta. Sia Germania che Italia sono contrarie ad usare le armi da loro inviate in suolo russo. In teoria privano l’Ucraina della possibilità di colpire le piattaforme di lancio da cui viene martellata ogni giorno. Lo ha spiegato lo stesso Taiani, l’Italia non è in guerra con la Russia che pure combatte l’Ucraina. Di conseguenza, di cosa dovrebbe essere grata l’Ucraina ai paesi europei, quando è sotto le bombe da sola? Delle pacche sulle spalle? Dello 0,05 per cento datogli da ogni Stato in vettovaglie?

Senza contare la pressione dell’opinione pubblica. In Italia abbiamo la lunga lista di chi dice di finirla lì, che hanno già perso prima di iniziare, che si arrendessero. La tesi diplomatica, quella più addormentata di tutte. La Russia oramai ha militarizzato completamente la sua economia, punta ad avere un esercito di due milioni di uomini ed ancora non ha sfondato il fronte. Non ci riuscirà prima di altri cinque anni. La via diplomatica la imbocca per conquistare con una trattativa quello che non è riuscita a prendersi sul campo. Ammettiamo anche che glielo si conceda volentieri e che per una volta, in tutta la sua storia, da Tilsit in avanti, mai accaduto, Mosca rispetti i patti. A quel punto cosa se ne fa della sua poderosa macchina bellica? La smantella? La svende al Sudan? La regala al ciccione nord coreano? Altrimenti la dovrà comunque impiegare comunque. Ci saranno pure paesi meno ostinati da attaccare. Questa Europa, senza manco averla vissuta, appare così stanca della guerra. Magari qualcuno allenta le maglie della Nato. Poi ci sono quelli che volevano difendere la Groenlandia dagli schiamazzi di Trump, quando non difendono l’Ucraina dalle bombe di Putin. Nemmeno si sono accorti che sono già pronti a cambiare fronte. In fondo Trump, lo si dice ogni giorno, è peggio, o è lo stesso, di Putin. Perché schierarsi?

Un grande sonno è calato sulla senile Europa e i suoi giorni di gloria sono lontanissimi, sotto terra. Tutto sommato in questi quattro anni le vittime sono ucraine, una popolazione di badanti, di elettricisti, guidata da un comico che non conosciamo nemmeno e di cui non ci è mai importato niente. Sallusti, direttore deil Giornale, intervistato in tv tutte le sere, non sapeva con quali paesi europei confinasse l’Ucraina. Figurarsi l’italiano medio. Anche i russi, sono un’entità astratta, mitologica. A Napoli non li vedono dal 1805. Come in un sogno, sbarcarono rampanti e ripartirono mesti. Era finita la battaglia di Austerlitz. Sono i popoli che i russi li conoscono meglio a non sognare per niente. A Varsavia, a Vilnius, a Riga, gli abitanti dormono meno e scavano trincee.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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