Che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ci stia simpatico, lo abbiamo già scritto; che ci accada a volte di condividere le sue opinioni, pure, dunque non ci sarebbe altro da aggiungere senonchè oggi, leggendo i quotidiani, per un curioso caso di empatia abbiamo trovato nell’intervista concessa da Renzi a Repubblica gli stessi concetti che avevamo deciso di affidare a questa rubrica, con la non lieve differenza che noi scriviamo da apolidi politici mentre Renzi parla da esponente di spicco del Pd – malgrado il Pd, e consentiteci questo facile gioco di parole.
Dunque, si parla della grande proposta che è stata partorita dal farmacista della Bassa, ovvero Bersani, la cui sempre più ampia fronte sembra destinata a produrre idee sempre più minuscole: e rinunciamo ad interrogarci sulla natura di questo fenomeno chè la limitatezza del nostro scibile non ci permette di giungere così avanti. Ma i fatti, quelli sì, possiamo invece commentarli: in sintesi, dopo aver passato l’ultimo mese a ripetere ossessivamente “Berlusconi se ne deve andare” come un mantra, improvvisamente il segretario del partito che non c’è ci sbalordisce con un colpo d’ali immaginifico che in questi tempi bui ci ha scaldato il cuore, proprio come il volo dell’ippogrifo verso la luna. E che dice mai Bersani, mentre il bipolarismo implode fragorosamente e mette finalmente a nudo tutta la propria inconsistenza?! Rifacciamo l’Ulivo – sissignori, l’Ulivo, ovvero l’abnorme fumosa parolaia accozzaglia di dispersi, reduci e stampellati politicanti che si riunì sotto la guida farfugliante di Prodi e riportò una rutilante vittoria sulle forze del male. Lo confessiamo: di fronte a tanta audacia ci è mancato il fiato. Audacia che pare nascere dalla disperata necessità di Bersani di dare ancora un segno di esistenza in vita e che al tempo stesso è irrimediabilmente destinata a passare alla storia come una delle più solenni scemenze mai partorite da mente umana. Ora, il sindaco Renzi ha eufemisticamente dichiarato “Il Nuovo Ulivo fa sbadigliare”, ma si sa, lui è un bravo ragazzo mentre noi siamo più asserpentati e dunque non ci tratterremo dal dire che questa di Bersani è la più bischerrima boutade di fine estate che ci sentiamo di segnalare ai nostri lettori, la prova, di cui peraltro non sentivamo affatto il bisogno, dello stremo di forze, idee, risorse cui sia arrivata la sinistra italiana che ormai procede in ordine sparso, per non dire del tutto sbandato, e sembra aver indetto una gara di bravura a chi apre bocca e la spara più grossa. Questa sinistra è ormai totalmente in preda alla sindrome di Tafazzi: invece di spendere il proprio tempo e quel che rimane delle proprie teste a tentare di capire almeno le ragioni che hanno portato allo sfacelo del partito, prova irrimediabilmente gusto a martellarsi le dita sopra ferite ancora molto fresche: l’Ulivo è stato un colossale fallimento? Bene, ripetiamolo. Neanche un serial killer di professione saprebbe fare meglio, tanto che ci ricoglie il dubbio, che peraltro avevamo già espresso al momento dell’elezione di Bersani a segretario, che costui abbia ricevuto dai suoi sostenitori non già un mandato per risollevare le sorti del partito, quanto invece la delega a seppellirne anche quel poco che resta il più velocemente possibile, visto che non si fa mai abbastanza in fretta a cancellare anche il ricordo dei propri errori.
Va da sé che condividiamo in pieno l’analisi fatta da Renzi sui mali del Pd e sulla necessità di azzerare tutta la vecchia nomenklatura per ripartire con una nuova generazione di politici non compromessi col vecchio sistema ma soprattutto disposti a coltivare un rapporto diretto e franco con i propri elettori ed a sottoporsi alla selezione democratica di elezioni primarie autentiche, come del resto ha fatto lui a Firenze mettendosi contro la stessa volontà del suo partito che, pur di fermarlo, è arrivato ad un passo dal commissariamento. E’la stessa ricetta che vorremmo veder applicata a tutti i partiti, non solo al Pd, fermo restando che se non si ripensa l’intero sistema bipolare qui non si va da nessuna parte, sia chiaro, ma con tutto il rispetto per Renzi temiamo che il Pd, come d’altronde il Pdl, non abbia alcuna intenzione di seguire lodevoli propositi di innovazione e cambiamento, e dunque prepariamoci a sbadigliare fino a slogarsi le mascelle con il Nuovo Ulivo che sicuramente ci verrà propinato insieme a tutto il vecchio armamentario demagogico, arruffone e parolaio che lo accompagnerà: a proposito, si hanno notizie di Bertinotti?! Nella stagione del nuovo che avanza sarebbe proprio l’ora che tornasse in pista anche lui, perbacco: le sue cravatte, ammettiamolo, rallegravano la nostra grigia esistenza e ne sentiamo la mancanza, oggi che le cravatte verdi di Cota, Maroni, Calderoli ci disturbano assai la vista, e chissà che un giorno qualcuno riesca a spiegar loro che chi di verde si veste troppo di sua beltà si fida…
ChiBo

A parte che Prodi ,ogni tanto ,farfuglia ancora , almeno a leggere le notizie quotidiane ,temo proprio ( e lo preciso :temo ) che Renzi stia “rischiando ” un po’ troppo ….che diamine ,la nomenklatura merita più rispetto ! Lo dimostra proprio Prodi , che con tutti i suoi incarichi e prebende residui , ha più “onori” di un premio Nobel…