Le vicende relative alla doppia e parallela scalata di BNL e Antonveneta, il putridume delle intercettazioni telefoniche e della loro divulgazione, il fuoco alzo zero delle polemiche fra le opposte cordate, hanno, per chi vuole coglierlo, un pregio.
Fanno emergere la dura lotta in atto fra poteri, economici e mediatici, ben più forti di quelli politici e istituzionali.
Mai come in questo caso è stato tanto chiaro che non sono la politica e le Istituzioni democratiche a dettare le regole dell’economia, ma, al contrario sono i potentati economici a dettare le mosse della politica.
Chi ha letto sempre le vicende italiane da Tangentopoli in poi allo stesso modo nostro non resta sorpreso se non dalla sfrontata evidenza delle cose.
Tangentopoli aveva spazzato via un’intera classe politica grazie alla saldatura fra Nuclei organizzati di magistrati politicizzati, alcune forze politiche (gli eredi del PCI, il MSI, la Lega e spezzoni della sinistra democristiana) e, soprattutto i poteri economici e finanziari che, non dimentichiamolo, sono i padroni assoluti e riveriti della grande stampa. Le inchieste hanno più volte sfiorato i detentori del potere mediatico, ma nei loro confronti non sono mai andate oltre lo sfioramento.
Poi, vedi caso, vennero le privatizzazioni dell’immenso patrimonio industriale e finanziario dello Stato e gli innegabili vantaggi per i più pronti a cogliere le opportunità, spesso in stretta alleanza con partners esteri. Venne anche un sistema, finto bipolare, fatto apposta per consentire lo straripamento dei poteri forti economici con le forze politiche ridotte a gusci vuoti.
Nell’uno e nell’altro campo (centro-sinistra e centro-destra) i referenti economici la fanno da padrone e determinano le scelte vere.
Le polemiche di queste settimane ci dicono che gli equilibri sono saltati.
Nel centro-sinistra i soggetti economici che appoggiano i DS, soprattutto il potentissimo movimento cooperativo, hanno tentato una sortita. Lo hanno fatto prima della attesa vittoria alle elezioni del 2006 per mettere di fronte al fatto compiuto i potentati di riferimento della Margherita e di Prodi. E lo hanno fatto – pecunia non olet- di concerto (la parola è di moda) con soggetti gravitanti nell’orbita berlusconiana, per ridimensionare il potere delle cosiddette “grandi famiglie” del salotto buono di Mediobanca e del Corriere della Sera.
Alla luce di tutto ciò, non meraviglia l’inversione dei ruoli tra chi fino a poche settimane fa difendeva il Governatore della Banca d’Italia e oggi ne invoca le dimissioni e chi, al contrario lo attaccava e oggi sembra difenderlo.
Ci meravigliamo, piuttosto, di alcune prese di posizione del mondo laico e socialista, ad esempio il segretario dello SDI, Boselli e il Gran Guru dei radicali, Marco Pannella.
Che bisogno c’è di prendere le difese di questo o di quello fra i contendenti? Non sarebbe meglio limitarsi ad affermare il rispetto delle regole e dei ruoli distinti dell’economia e della politica?
O tutto deve essere sacrificato sull’altare della distribuzione di qualche seggio alle prossime elezioni?
Il grande ribaltone
Le vicende relative alla doppia e parallela scalata di BNL e Antonveneta fanno emergere la dura lotta in atto fra poteri, economici e mediatici, ben più forti di quelli politici e istituzionali. Ci meravigliamo di alcune prese di posizione del mondo laico e socialista: o tutto deve essere sacrificato sull’altare della distribuzione di qualche seggio alle prossime elezioni

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