
Non si può guardare a questa terra ferita senza sentire il morso della rabbia e il peso di una verità che nessuno vuole pronunciare. L’ultima notizia che rimbalza dai canali d’informazione e dagli schermi è un macigno che frantuma ogni illusione di pace: Israele vuole sfollare quasi due milioni di civili a Gaza. Due milioni di anime spinte come bestiame da un angolo all’altro di una striscia di terra che sa solo di polvere, sangue e macerie. E l’Unione Europea, con la solita flemma burocratica dei suoi palazzi di vetro, risponde alzando il dito: “Inaccettabile”.
Che parola ridicola, inaccettabile. Una parola da salotto, da diplomatici in doppiopetto che sorseggiano tè mentre il mondo brucia.
Non ci sono buoni in questa tragedia, ci sono solo carnefici e vittime, in un eterno copione dove la memoria del dolore giustifica il dolore del presente. Israele, accecato dal bisogno sacrosanto ma ormai distorto della propria sopravvivenza, commette l’errore fatale di svuotare una terra per decreto, calpestando la dignità umana in nome della sicurezza. Vogliono spostare un popolo intero come se fosse un dettaglio logistico, cancellando case, ricordi, esistenze.
E l’Europa? L’Europa dei burocrati assiste impotente, balbettando condanne morali che non hanno il coraggio delle armi né la forza della vera diplomazia. Si indignano, i signori di Bruxelles. Trovano “inaccettabile” l’orrore, ma non muovono un dito per fermarlo davvero, stretti tra il senso di colpa storico verso gli ebrei e l’ipocrisia di non voler vedere il fanatismo che striscia dall’altra parte. Perché non dobbiamo dimenticarlo, non dobbiamo cadere nella trappola del pietismo cieco: dietro lo scudo umano di quei due milioni di disgraziati ci sono i tagliagole, i fanatici del martirio che hanno giurato l’annientamento di Israele e che usano i propri figli come munizioni mediatiche.
È un vicolo cieco della storia. Da una parte il cinismo di uno Stato che si fa fortezza spietata; dall’altra la disperazione manipolata da un fondamentalismo che odia la vita. In mezzo, due milioni di civili condannati a un esodo senza meta, e un’Europa che sa solo pronunciare parole vuote, mentre la civiltà affonda nel Mediterraneo.
Giuseppe Basilico

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