
“Non si pole stare tutti in piazza”. Mi disse così, in accento folignate, l’anziano contadino umbro, fissandomi dritto negli occhi, quando gli domandai: come mai anche dopo il terremoto voi volete rimanere qui tra valli e pendii fuori dal mondo? “Non si pole stare tutti in piazza”, appunto. Traduciamo, anche se non ci sarebbe bisogno: non si può stare tutti in centro. Dov’è il centro di Firenze? Dov’è il centro di Mantova? E quello di Bologna? E il centro di un borgo? E il centro di una metropoli tipo Milano, Roma, Parigi? Il centro geometrico è il centro sociale e urbano? Mi risuonano sempre così nella memoria quelle parole schiette e colorite del contadino umbro sopra gli 80 anni che dalle parti di Foligno mi accolse per una puntata della trasmissione Linea Verde un po’ di anni fa, per raccontare e scoprire le ferite del terremoto e la ricostruzione. Ci dedicammo anche a narrare ad Assisi la ridedicazione dell’altare della Basilica di San Francesco che fu colpita dal crollo rovinoso. La piazza, il centro, noi. Noi cerchiamo il centro delle città e al contempo, consapevoli o inconsapevoli, il cuore del nostro orizzonte. E a volte ci piace far coincidere il cuore della città in cui abitiamo, o che visitiamo, con il centro delle nostre emozioni, con il cuore delle nostre sensazioni visive, uditive, olfattive, tattili. Vediamo, introiettiamo e proiettiamo. Dentro e fuori, un via-e-vai. Naturale e miracoloso, a ben pensare.
Quel contadino abitava in un piccolo casolare molto fuori mano. Per raggiungerlo bisognava prendere quattro strade secondarie, quattro svolte in strade, stradine, viottoli e sentieri. Tutt’attorno alberi e silenzi. Solo noi con le nostre macchine facevamo un rumore assurdo e improprio per il luogo attraversato, che avrebbe preteso solo quello di carretti e carriole. Incontrammo prima la moglie sull’uscio di casa che, dopo il benvenuto, urlò come ci disse soleva fare per mettersi in contatto col marito qualche metro più sotto nel pendio di vite e prato: “Mariooo, te cercano!” Non ebbe tentennamenti e incertezze Mario: “Io rimango qui, col mio asino, con i miei attrezzi a coltivare il mio pezzo di terra e a raccogliere l’uva che il Signore mi manda”. “Che vado a fare in paese, in citta?! Non si pole stare tutti in piazza”. Per Mario e sua moglie quello era il loro centro. E che centro! Cercando il centro della città, del paese, di un luogo, piccolo o grande che sia, si cerca anche un po’ il nostro baricentro. Il centro di Mantova ad esempio è considerato quel luogo che sta tra Piazza Erbe e piazza Marconi, tipo pochi passi tra via Goito verso piazza Mantegna. Altri, facendo calcoli geometrici sulla cartina di Mantova, scoprono che l’incrocio delle diagonali nell’ipotetico quadrilatero urbano con angoli alla rotonda Mulina, rotonda San Giorgio, viale Pompilio e Valletta Valsecchi, coinciderebbe con piazza Martiri, e anche come incrocio viario e stradario ci potrebbe stare. Gran piazza la mantovana piazza Martiri, bella aperta, im classico snodo, da lì partono e arrivano strade e corsi di gran riguardo, ecco via Principe Amedeo, che è strada dabbene, piena di istituzioni e studi blasonati, da lì parte via Roma che induce nel cuore storico cittadino ospitando il palazzo del Municipio, e poi il Rio, il campanile di San Domenico e l’ammodernato imperiale corso della Libertà collegamento con l’altra piazza che, per molti mantovani è co-centro e co-cuore: piazza Cavallotti perdinci, la piazza Sociale, la piazza muretto di incontri e affari, che però non è proprio geograficamente centro del considerato quadrilatero.
Ma nessuno potrà vietare a molti mantovani di considerare centro della loro esperienza e della loro visita quell’angolo di cuore mantovano che sta tra piazza del Sociale, via Marangoni e via Arrivabene con quella dolce salita, o discesa, di via Ippolito Nievo che accarezza il lato settentrionale del palazzo del Teatro Sociale, dove c’è l’ingresso di servizio, e dove si forma una deliziosa leggermente pendente piazzuola. Quella volta venne a Mantova per la trasmissione Piacere Rai1, mitico programma del mezzogiorno, la collega romana che mi chiese: qual è il centro vero di Mantova? Bella domanda, pensai. Le risposi: qui attorno quello che vuoi tu. Ed eravamo di sede redazionale all’allora Hotel Rechigi di fianco alla Rotonda di San Lorenzo. Dai finestroni si vedevano la cupola di Sant’Andrea e i tetti del Palazzo della Ragione e del Podestà. Mica avevo tutti i torti. Poi di sicuro c’è chi può pensare al proprio centro città personale come piazza D’Arco, o piazza dei Mille, piazza Virgiliana o piazza Dante, via Frattini e via Fernelli, Piazza Arche e Dottrina Cristiana che sono indubitabilmente in centro ma non proprio nel punto di centro geometrico dell’assunto quadrilatero. Ce ne faremo una ragione. Il cuore geometrico può essere altro dal cuore emotigeno, dal cuore sociale, dal cuore civile, dal cuore sentimentale. E’ il suo bello. Ad esempio a Bologna, il centro della città che viene considerato anche il luogo più emblematico è Piazza Maggiore tra la Basilica di San Petronio e la sede del Comune a Palazzo d’Accursio: ma non tutti la pensano allo stesso modo, C’è ad esempio chi considera il vero centro di Bologna una lunga strada che unisce la stazione ferroviaria di Bologna e la stazione è la stazione di Bologna alla stessa piazza Maggiore e cioè via dell’Indipendenza. Altri sono per indicare come centro storico più centrale piazza Santo Stefano la più irregolare delle idee di piazze urbane che si possa immaginare o altri ancora piazza Malpighi. E anche qui non c’è cuore che tenga. Il cuore geometrico considerando l’incrocio di ipotetiche rette che uniscono le porte della circonvallazione dovrebbe essere più verso Piazza di Porta Ravegnana, cioè sotto le Torri. Mica male. Ci sta. A Milano gran cuore geografico in piazza Duomo e Galleria, anche se l’incrocio delle diagonali della prima cerchia della circonvallazione si direbbe che quello topografico sta dalla parti del Foro Bonaparte. E Roma? Dicono piazza Venezia. Sì, ma dillo a quelli che “noi siamo Piazza del Popolo”, e a quelli che noi cuore del cuore della città tra Trastevere e Rione Monti. E a Firenze? Il centro geometrico e simbolico è considerato il Battistero. Che tra la facciata del Duomo e l’ombra del gran campanile di Giotto è senz’altro un gran baricentro conosciuto in tutto il mondo e immagine di gran richiamo mondiale. I baricentri sono spesso il cuore del nostro orizzonte anche se per puro caso il vero centro geometrico è a qualche centinaia di metri, metti caso dalle parti di via de’ Pucci o palazzo Medici Riccardi. Ma vuoi mettere girare attorno al Battistero!
Fabrizio Binacchi

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