Sul numero del 6 dicembre di questa rivista svolgevo considerazioni sul previsto abbattimento di mufloni all’Isola del Giglio. Ipotizzavo, come alternativa all’abbattimento, la loro sterilizzazione; precisavo ancora che questo progetto limitativo poteva ancor meglio essere applicato per i cinghiali.
Con sorpresa oggi apprendo che il Senato, in sede di commissione, ha approvato, lo scorso 22 dicembre, un emendamento con cui stabilisce uno stanziamento di 5 milioni di euro destinato appunto alla sterilizzazione dei cinghiali, motivandolo per “contrastare e prevenire con efficacia la proliferazione di alcune specie di fauna, per prevenire eventuali danni economici ed in caso di accertati squilibri ecologici”.
Si è scatenata la guerra.
La proposta è stata avanzata dai 5 stelle – Leu; naturalmente la Lega contesta il programma sostenendo che i cinghiali possono essere ridotti con la cattura e, meglio, con la loro soppressione, utilizzando, per la bisogna, personale della pubblica amministrazione e venatorio.
Addirittura qualche “guru” ispirato da Diana sostiene che la sterilizzazione sarebbe inefficace poiché i cinghiali si moltiplicherebbero comunque; inoltre non esiste un prodotto sterilizzante da somministrare con il cibo, bensì solo per via intramuscolare e dunque i selvatici dovrebbero essere prima catturati, poi “siringati” e dunque rilasciati; e l’operazione dovrebbe ripetersi periodicamente poiché gli sterilizzanti sono ad effetto temporale limitato.
Mi suona strano trovarmi d’accordo con i 5 Stelle e con Leu, ma è così.
Io sono un cacciatore “romantico”, solitario, che affronta le battute con la sola compagnia del cane; dunque non apprezzo la caccia al cinghiale, caratterizzata da schieramento di fucili alle poste, con mute di cani e battitori urlanti; io amo la passeggiata nel bosco e poco importa se torno con il carniere vuoto; il cinghialaio ha bisogno di massa, di urla, di spari e di carne.
Non disconosco però che il problema della proliferazione dei cinghiali esiste e che un rimedio va posto; e non vedo neppure come le tesi contrapposte, sopra illustrate, non si possano conciliare.
Se i cinghiali sono troppi, va bene sterilizzarli; se ciò non basta va bene anche sopprimerli. Se infatti lo scopo è quello di evitare che con la loro presenza, ormai urbana, possano creare “un grave pericolo per l’incolumità pubblica”, allora ogni mezzo per prevenire eventuali danni economici e per eliminare squilibri ecologici, deve essere adottato.
Dunque Cinque Stelle e Lega possono anche andare d’accordo, anche perché, al di là del mezzo, sembra che il fine sia comune.
Quello che invece non mi torna è lo stanziamento di cinque milioni di euro e le modalità previste per realizzare il programma. La sterilizzazione deve avvenire per via intramuscolare poiché non esiste un prodotto da far assumere con il cibo; questa soluzione è idiota; il tempo che occorre per catturare e dunque sterilizzare una minima parte delle scrofe (così si chiamano le femmine del cinghiale), le altre hanno già figliato due volte, mettendo ciascuna in circolazione una ventina di cuccioli; non si ottiene niente, solo buttare via cinque milioni di euro.
Sarebbe allora opportuno stanziare quell’importo per una ricerca scientifica rivolta a realizzare un prodotto sterilizzante, da mischiare con il cibo e con effetti duraturi. Se esiste già una “siringa” che sterilizza, significa che esiste già il principio attivo; si tratterà allora di migliorarlo per renderlo efficace anche attraverso una somministrazione alimentare; e nessuno mi dica che ciò è impossibile, significherebbe negare valore alla scienza.
Invero credo che il problema sia un altro; la caccia è ormai vista come un reato; i cacciatori come assassini autorizzati; dunque l’attività venatoria va eliminata; allora quale migliore opportunità se non quella di rappresentare i cacciatori come folli sparatori sanguinari? Le battute al cinghiale in realtà possono fornire questa immagine e prestare il fianco a questa razionale critica. Per amor di firma non mi associo a questa campagna denigratoria; non posso però dimenticare le cacciate che facevo da ragazzo; mi fermavo a metà mattinata dal solito contadino per un breve riposo; mi veniva offerto un bicchiere; pian piano mi veniva detto che di notte una faina insidiava il pollaio e mi veniva chiesto se potevo farle la posta; di solito accettavo perché ormai era subentrata silenziosa amicizia. A volte riuscivo veramente ad ammazzare la faina; era una festa; un cappone di regalo e poi il giro dagli altri contadini. Tornavo a casa colmo di prodotti naturali e con un carico di riconoscenza mai altrove percepito.
Questa è, anzi era, la mia caccia.
L’argomento mi affascina talmente che sono andato fuori tema.
Si parlava di sterilizzare i cinghiali; se verrà trovato un prodotto veramente idoneo non vedremo più schiere di fucilatori sul piede di guerra; rimarranno solo cacciatori romantici seduti al bordo di un fontanile a dividere la colazione con il socio di caccia; altrimenti i fucilatori vinceranno la guerra con la inevitabile conseguenza che i bravi Cinque Stelle riusciranno a fare abolire lo sport più antico del mondo.
Carlo Eugenio Casini – Avvocato in Firenze

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