E’ l’ultima carta. Ridotto ormai al lumicino nelle regioni del Nord, il nascente Partito Democratico cala il jolly nel tentativo di risalire la corrente e si affida a Walter Veltroni. La mossa è logica ma anche disperata. Logica, perché Veltroni è l’unico leader di provenienza comunista che, nell’immaginario collettivo, resta poi da vedere quanto nella pratica quotidiana, incarna, a sinistra, il massimo della modernità possibile. Il nuovo partito ha assolutamente bisogno di un colpo d’ala. Altrimenti resta soffocato nella culla sotto il peso dell’impopolarità e le contraddizioni del governo Prodi. Quindi sotto questo profilo la scelta di affidare il PD al sindaco di Roma è giustissima. Ma paradossalmente proprio le ragioni che depongono a favore di Veltroni dimostrano quanto la decisione sia figlia della disperazione e foriera di guai ancora più grossi. Infatti se il PD sceglie Veltroni per smarcarsi dall’immagine negativa di Prodi e del suo governo è inevitabile che quanto prima il nuovo partito debba entrare in rotta di collisione con l’Esecutivo. A quel punto saranno solo due le strade possibili: prevale il governo e il PD muore in culla, prevale il PD e Prodi va a casa, con tutte le conseguenze di tipo politico nell’alleanza fra le diverse anime della coalizione. La cronaca intanto registra una coincidenza che tale non è. A distanza di 48 ore dalla richiesta a Veltroni di scendere in campo, l’ala radicale della coalizione, Rifondazione, Comunisti e Verdi, attraverso i loro quattro ministri, hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio per condannare la politica di Padoa Schioppa e chiedere una significativa inversione di rotta nelle scelte economiche del governo. Ai tempi della Prima Repubblica si sarebbe parlato di una richiesta di verifica da parte di 3 dei partiti di maggioranza. La mossa di quella che viene chiamata “sinistra critica” è certo in relazione ai risultati elettorali e alla più che evidente delusione di parte dell’elettorato, ma è soprattutto da mettere in relazione proprio alla discesa in campo di Veltroni come leader del PD. Insomma stiamo assistendo alla ricerca di maggiore identità da parte delle due anime della coalizione, quella riformista e quella massimalista. Entrambe, per non perdere voti, cercano di tirare la coperta del governo dalla loro parte. Nel mezzo Prodi, costretto a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per cercare di sopravvivere. A fare le spese di tutta questa situazione il Paese.
Il governo annaspa e tutti cercano scampo
Veltroni è l’ultima carta per i riformisti della maggioranza. La sinistra estrema risponde chiedendo la testa di Padoa Schioppa. Inevitabile la rotta di collisione tra governo e partito democratico.

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