
Non si tratta solo di questo, è vero, sappiamo tutti che i nostri guai provengono anche dall’ eccessiva burocrazia, da un sistema di leggi complicatissimo, dalla tassazione predatoria e, dulcis in fundo, da una classe politica spesso incompetente e talvolta ladrona.
Diciamo allora, con una sola parola, che la questione numero uno sono le regole che vanno riviste completamente ed aggiornate.
Ma al secondo posto in ordine di importanza troviamo sicuramente la questione dell’innovazione, ovvero quella capacità di proiettarsi nel futuro, essere visionari, progettare e infine fabbricare delle novità. Ecco dove il meccanismo che nel Trecento e nel Quattrocento aveva fatto belle e ricche le città italiane come Firenze, Genova, Venezia e Milano sembra essersi inceppato. Se poi vogliamo andare alla storia più recente, troviamo esempi di straordinaria creatività negli anni Sessanta del secolo scorso nei settori più disparati, dal design all’industria automobilistica e degli elettrodomestici, quando si producevano veri e propri gioielli della tecnica, alcuni diventati oggetti cult ancora oggi ricordati: basti pensare alla mitica Vespa o alle macchine da scrivere Olivetti.
Non c’è dubbio che dalla continua innovazione dipende la salute e lo sviluppo delle imprese, che sono la più importante sorgente di lavoro e di ricchezza. Se le imprese si rinnovano dal punto di vista tecnologico e guardano avanti, allora crescono, conquistano mercati esteri e creano posti di lavoro. Altrimenti è la recessione, come avvenne in Italia all’inizio del Seicento, quando le nostre industrie tessili furono superate dalle concorrenti inglesi e olandesi, che erano tecnologicamente più avanzate e producevano prodotti più economici e più adatti all’ epoca.
Come dicevo all’inizio, l’ Italia si trova oggi al centro della classifica europea dell’innovazione, quindi ancora in una posizione favorevole da cui ripartire per ritornare ai primi posti. Esempi che fanno ben sperare ce ne sono. Ne ricorderò uno solo che mi ha particolarmente colpito: la Rampini, azienda nata nel 1945 e specializzata in mobilità sostenibile, costruisce gli autobus Alé, che viaggiano con motore elettrico e sono perfettamente ecologici e silenziosi.
Purtroppo i meravigliosi autobus Alé, gioiello della tecnica e del genio italiano, circolano soltanto a Vienna. Ma queste sono le contraddizioni del nostro bel Paese.

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