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Il G7 sospeso tra la pace annunciata da Trump e i dubbi dell’Europa

Il G7 che si apre oggi a Évian nasce sotto un segno completamente diverso da quello immaginato solo poche ore prima dai leader occidentali. Donald Trump arriva al vertice francese annunciando la firma di un accordo di pace con l’Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui dipendono energia, commercio mondiale e stabilità economica.

di Cesare Mannucci | 16 Giugno 2026

Il vertice del G7 che si apre a Évian arriva in una giornata destinata a entrare nella cronaca internazionale per l’annuncio di Donald Trump sulla firma di un accordo di pace con l’Iran e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Ancora una volta il presidente americano sceglie la comunicazione della svolta improvvisa, quella che trasforma una crisi drammatica in una vittoria personale da consegnare all’opinione pubblica mondiale. Dopo settimane di minacce, escalation militari e pressioni diplomatiche, Trump presenta il risultato come la dimostrazione della forza della sua linea politica. La sua diplomazia, ormai riconoscibile nello stile, segue uno schema preciso: alzare il livello dello scontro, portare la tensione al limite e poi presentarsi come l’unico capace di fermare la crisi. Ma la politica internazionale non vive soltanto di annunci e la vera domanda resta una sola: siamo davvero davanti a una pace oppure soltanto a una nuova tregua temporanea?

La riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta certamente un elemento positivo per l’economia mondiale. Quel passaggio marittimo è uno dei punti più delicati del sistema energetico globale e ogni rischio di chiusura produce immediatamente effetti sui prezzi del petrolio, sull’inflazione e sulla vita quotidiana dei cittadini. Dopo anni di instabilità internazionale, un ritorno alla normalità sarebbe una notizia importante. Tuttavia l’Europa, arrivata al G7 con una posizione più prudente, invita a non confondere la fine di una fase militare con la soluzione definitiva del problema. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riconosciuto l’importanza dell’intesa, ma ha sottolineato che senza un cessate il fuoco stabile anche sul fronte libanese l’intero equilibrio resta fragile. Il Medio Oriente non è una sola crisi, ma una somma di conflitti intrecciati.

Il nodo del Libano è infatti il punto che impedisce ai governi europei di unirsi completamente all’entusiasmo americano. Israele continua a rappresentare un fattore decisivo nella regione e ogni nuova tensione rischia di riaprire scenari già visti negli ultimi mesi. L’Europa teme che un accordo limitato tra Washington e Teheran possa lasciare irrisolte le questioni più profonde: il ruolo delle milizie, la sicurezza dei confini, il futuro politico dei territori coinvolti. La diplomazia, quella vera, non si misura soltanto con le dichiarazioni davanti alle telecamere ma con la capacità di garantire che il giorno dopo una firma non ricominci tutto da capo. Ed è proprio questa la differenza tra una pace annunciata e una pace costruita.

Ancora una volta Trump utilizza la politica estera anche come strumento interno, in un momento nel quale deve dimostrare di mantenere il controllo della scena internazionale. Ogni successo diplomatico diventa una risposta alle difficoltà economiche e alle critiche interne, soprattutto in vista delle sfide politiche americane. Il G7 di Évian mostra quindi una realtà complessa: gli Stati Uniti vogliono rivendicare una leadership forte, mentre gli alleati europei chiedono equilibrio, continuità e garanzie. Il mondo non ha più bisogno soltanto di leader capaci di fermare una crisi nell’immediato, ma di statisti in grado di impedire che la prossima emergenza sia già pronta dietro l’angolo.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, Esteri, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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