Gent.mo direttore Cariglia,
lei ha scritto molte volte sulle divisioni nel centrodestra dovute alle posizioni di Fini. Mi pare che questo significhi, per lei, che il centrodestra possa correre dei pericoli dal momento che, come ha scritto, “Berlusconi e Fini non si sopportano più ed è in corso la resa dei conti”.
Io penso, invece, che il co-fondatore del PDL possa essere una risorsa per il suo partito e, comunque la si pensi, anche per l’Italia: l’unico in grado di raccogliere l’eredità di Berlusconi. Lei cosa ne pensa?
Stefano Malpighi – Pisa
Caro Malpighi,
cosa penso glielo dico subito con una metafora: Fini credo sia imbattibile nel gioco della dama: due mosse, ti mangio e sono “a dama”. Lo vedo, invece, poco versato per il gioco di scacchi. E la politica assomiglia più agli scacchi che alla dama.
Fuori di metafora: quando va in TV, il presidente della Camera fa un figurone: è sicuro, chiaro e sa argomentare come pochi. Inoltre, sa dire le cose che la gente si aspetta di sentire.
Queste doti gli sono servite anche nel piccolo recinto del suo partito quando ne è stato segretario: prima il MSI, poi AN. E grazie ad esse ne divenne il leader incontrastato: e, come maliziosamente ha ricordato Storace, assai poco incline alla tolleranza verso il dissenso interno ( cioè, in sintesi, uguale in tutto a Berlusconi).
E’ stato anche molto fortunato, Fini, cosa che in politica è una dote. Il MSI era un partito finito ed è crollata la prima repubblica. Per puro caso, non trovandosi disponibile alcun democristiano, nel ’93 si candidò a sindaco di Roma in competizione con Rutelli. Perse, ma si trattava delle prime elezioni a scelta diretta del sindaco da parte dei cittadini. Ciò gli permise una fiumana di presenze televisive che misero in risalto la sua qualità migliore: naturalezza ed efficacia davanti alle telecamere.
Poi entrò in scena Berlusconi che lo sdoganò ( avendone bisogno) e gli permise di lucrare voti in quanto puntello indispensabile dell’alleanza di centrodestra.
Il problema, però, è emerso tutte le volte che Fini ha dovuto giocare in proprio o si è trovato di fronte ad imprevisti e difficoltà: la fallimentare alleanza con Segni, la gestione delle personalità di spicco che avevano aderito al progetto di AN. Scelte sbagliate e spesso contraddittorie: immigrati, cotta politica per il neofascismo alla francese di Le Pen, scioglimento di AN negato dopo il discorso dal predellino e subito dopo concesso.
E’ come se Fini si perdesse ogni volta che vengono meno due precisi riferimenti: con chi stare e contro chi stare, perché, in definitiva, i contenuti gli sono indifferenti e si possono cambiare come gli abiti.
Non so se sarà il leader del centrodestra di domani.
Mi pare che, in caso positivo, sarà bravissimo a mantenersi a galla e a conservare. Non ce lo vedo molto a creare qualcosa di nuovo. ( n. c. )

Appunto , se figura regale deve essere nella considerazione del nostro amico ,quello che emerge sinora è la figura di un Re Travicello .Non diciamo voltaggabana , perchè è cartteristica tipica di troppi altri…