Per rendersi conto bene di quale sia oggi la situazione in Italia, innanzitutto del distacco ormai incolmabile tra realtà l’insieme degli attori che costituiscono la “governance” del Paese (leaders dei partiti, giornali, magistratura, pubblica amministrazione) si ponga mente a ciò che è stato maggiormente al centro dell’attenzione di tutti in questi giorni.
La deposizione del sedicente pentito di mafia Gaspare Spatuzza, altrimenti detto “u tignusu”, che ci è stata propinata ed ammannita in cento salse diverse, prima, durante e dopo, è totalmente scollegata dalla realtà fattuale e, persino, dalla realtà processuale in cui è stata incastonata.
Ciò che Spatuzza si apprestava a dichiarare davanti ai giudici del processo di appello a Marcello Dell’Utri, e che ha dichiarato, era ed è stato un semplice adempimento formale.
Quello che importava, perché da solo in grado di provocare effetti (sperati o temuti) era semplicemente il fatto che la deposizione di Spatuzza, destinata a chiamare in causa per questioni di mafia il presidente del consiglio, fosse annunciata e potesse avvenire.
La prova di ciò è la straordinaria campagna preventiva fatta, loro malgrado o deliberatamente, dai giornali e dalle televisioni che, senza alcuna eccezione, ne hanno parlato per settimane.
Ed è abbastanza ozioso, allora, il dilemma che ha riempito pagine di stampa e talk show: quanto dare credito ad un incallito delinquente che si proclama pentito con tutti i benefici che ne conseguono?
Ed altrettanto ipocrita la susseguosa esortazione ai magistrati a trovare i riscontri di quello che un pentito come Spatuzza può affermare.
E’ banalmente ovvio, allo stato della legislazione vigente, che si debba ricercare persino la collaborazione degli assassini per tentare di scardinare il sistema mafioso e che le loro dichiarazioni debbano poi essere riscontrate dai magistrati.
Ma se si vuole impedire che siano mafiosi o gentiluomini loro pari a dettare l’agenda ad una delle potenze maggiormente industrializzate del pianeta, non si può prescindere da una regola che dovrebbe essere rispettata rigidamente: prima e non dopo aver offerto una ribalta come quella di cui ha goduto Spatuzza i magistrati dovrebbero avere i riscontri. Altrimenti i pentiti restino segreti, ed altrettanto le loro dichiarazioni.
Se, invece, i giornali ed i talk show suonano la grancassa per montare l’evento e se qualche magistrato direttamente coinvolto nelle indagini si agita troppo, significa che si ricerca solo l’effetto annuncio e che poco importano i riscontri con la realtà.
Finchè avrà avversari di questa fatta, in parlamento, nei giornali e nelle piazze, Berlusconi potrà dormire sogni tranquilli confortato dai sondaggi che sono la sua passione. E guardare con commiserazione alle contraddizioni interne del PD. Nel quale Bersani tenta, per ora inutilmente, la strada della politica per sostituire quello che fino ad oggi ne è stato il surrogato: l’antiberlusconismo.
Nicola Cariglia

Intanto registriamo che la gola profonda La Repubblica lancia una nuova accusa :la legge sui processi brevi si applicherà anche alla mafia . Che vuol dire avere la “notizia “prima degli altri…nessuno può eccepire ,e le smentite sarebbero comunque tardive(rispetto alla presa di possesso da parte dei lettori ) e…col fumus della menzogna !
Che forza..!
I riscontri non sono necessari per il sistema giudiziario italiano. Di questo incominceremo a rendercene conto quando altri delinquenti faranno a gara nell’accusare l'”uomo del canale 5″. A quel punto la verità giudiziaria virtuale sarà raggiunta e Berlusconi eliminato dalla politica e forse anche rovinato economicamente come già D’alema ebbe ad auspicare non tanti anni fà.
Una volta fui nominato perito da un tribunale insieme ad un mio collega. Il nostro compito era di fare indagini sul terreno, per fornire prove materiali. La nostra relazione fu assolutamente negativa, le uniche prove riscontrabili, e di questo sono ancora oggi assolutamente sicuro, erano a favore della difesa. Ma alcune decine di false testimonianze provenienti da un preciso contesto politico furono considerate prova e portarono alla condanna.
E’ UNA VERGOGNA CONTINUARE A SOPPORTARE CERTI MAGISTRATI……….SIAMO TANTI E DAREMO FORZA ALLA GIUSTA POLITICA DI BERLUSCONI….
Nessuno mette in dubbio che la lotta alla mafia sia difficile e dura ma, una magistratura che ha bisogno di basarsi sui pentiti più o meno coinvolti in fatti gravi quali assassini e lo fa senza indagare molto a fondo, o senza indagare affatto, pensando solo al ritorno di immagine, mi lascia molto perplessa. Al di là di tutto sembra che l’unico interesse sia quello di mettere alla gogna Berlusconi e il suo governo, ma certi attacchi che portano solo ad un un incremento della vendita di alcuni giornali, determinano solo perplessità da parte dei cittadini e, quando i risultati sono quelli di Spatuzza, si rafforza Berlusconi. Se poi si pensa che un pentito e la sua famiglia hanno, da parte dello Stato, protezione e quan’altro, ai cittadini resta un po’ d’amaro in bocca.
L’Italia con la testa in giù
Concordo su un fatto: la deposizione di Spatuzza è un “topolino” partorito da una montagna di voci. Quando si affrontano le cose ad oltre quindici anni dagli accadimenti cosa volete che ne resti?
L’uso dei pentiti, che pure è servito alla magistratura e alla giustizia di ieri e di oggi, sembra seguire un copione nel quale le rivelazioni scoperchiano pentole già scoperchiate e di cui resta solo un amaro aroma. Dunque chi pensava che le dichiarazioni di Spatuzza avessero messo a rischio la democrazia si è sbagliato. Del resto la vecchia mafia cerca di trovare uno spazio politico nell’ultima battaglia. Mafiosi, con scarsa cultura e titolo di studio, illuminati da una flebile lampada di fede, non sono gli uomini più accreditati a raccontare i segreti di Berlusconi e favorirne la sua (per me) auspicabile sconfitta politica. Altro paio di maniche è pensare che la guerra delle mafie sia finita. Oggi l’integrazione delle nuove mafie con il sistema finanziario internazionale ed anche con settori economici pubblici italiani è fuori di discussione. Quaranta anni fa iniziò la risalita dal sud al nord dei capitoli mafiosi. Il processo a Berlusconi nei suoi legami dovrebbe partire da lì, da una storia più antica di quella che lo riguarda e che ci riporta alla Milano della fine degli anni Sessanta e della capacità delle correnti ascensionali mafiose di investire, dopo la crisi congiunturale del 1967-1969, nel mattone. Affermare che Berlusconi è il mandante delle stragi del 1993 è stupido.
Perché non poteva essere lui la guida di una vicenda così intricata e difficile. Altro paio di maniche è la quantità di sponsor, di consiglieri e di consigliori che gli si sono affiancati quando ha detto sì alla sua discesa diretta nell’arena politica. Per lo meno si è sfatata la leggenda che, dopo l’aiuto elettorale alle Politiche e alle Europee nel 1987 e più debolmente nel 1989 al Psi di Craxi e di Martelli, il Psi fosse colluso organicamente con la mafia. Magari c’era davvero qualche cosiddetto “uomo di onore”, come poi si è dimostrato, ma i “crasti” non volevano dipendere dai mafiosi. Quello che è successo nel 1993 è ancora qualcosa di misterioso. Certo l’elenco di coloro che hanno cercato di favorire la “pax” fra Mafia e Stato sarebbe interessante. Perché una sola cosa di quello detto da Spatuzza dovrebbe essere presa per vera: la Mafia è stata anche un’organizzazione terroristica. E asseconda chi la favorisce, chi la fa sopravvivere.
L’attuale determinazione del ministro Maroni è innegabile. Forse è anche questo che rende nervosa la vecchia guardia che, ormai, non ha più nulla da perdere.
Altra verità da considerare: la Mafia non ha mai agito nel nome e per conto del Progresso. Se la Sicilia fosse diventata una vera regione democratica, senza residui feudali, classi dirigenti rapaci, partiti con pinne ma senza spine dorsali – se non in periodi contingenti – non dovremmo nemmeno parlare di Spatuzza e soci.
Solo che neppure l’attuale governo sarà quello in grado di sradicare la Mafia. Sarà in grado di contenerla, questo sì, e lo sta facendo ma gli arcani mafiosi avrebbero bisogno di una “rivoluzione francese” e come è noto un Paese come l’Italia e la Sicilia in particolare quella rivoluzione non l”ha fatta, mentre l’eco dei Vespri e dei Fasci per il pane sono ormai lontani nella memoria da perdersi nel tempo.
La scomposta lotta dell’on. Di Pietro a Berlusconi fa compattare sempre più la maggioranza e indigna i cittadini che ripongono tutta la loro fiducia in Berlusconi. Di Pietro, che pure è stato un giudice, non si rende conto che il popolo è stufo del suo isterico narcisismo, come del livore bestiale di Santoro, Stramaglia, Floris, dei giudici che annunciano negli allucinanti talk show televisivi, nelle interviste e nelle manifestazioni di Piazza l’esito delle sentenze che emaneranno contro Berlusconi. E’ vero che Di Pietro fa anche ridere, quando dice: “Capisci a me”, ma è anche vero che non se ne può più di questo Caronte ostinato a traghettare Berlusconi nelle patrie galere. A Di Pietro bisogna ricordare i motivi per cui i Francesi festeggiano ogni anno la giornata del 14 di Luglio. Ciò premesso, bisogna stringersi attorno al Capo dello Stato e sostenere i suoi appelli a moderare i toni dei conflitti in atto nel Paese. La “Democrazia” è un bene da non perdere!
Civitano
La scomposta lotta dell’on. Di Pietro a Berlusconi fa compattare sempre più la maggioranza e indigna i cittadini che ripongono tutta la loro fiducia in Berlusconi. Di Pietro, che pure è stato un giudice, non si rende conto che il popolo è stufo del suo isterico narcisismo, come del livore bestiale di Santoro, Stramaglia, Floris, dei giudici che annunciano negli allucinanti Tal Show televisivi, nelle interviste e nelle manifestazioni di Piazza l’esito delle sentenze che emaneranno contro Berlusconi. E’ vero che Di Pietro fa anche ridere, quando dice: “Capisci a me”, ma è anche vero che non se ne può più di questo Caronte ostinato a traghettare Berlusconi nelle patrie galere. A Di Pietro bisogna ricordare i motivi per cui i Francesi festeggiano ogni anno la giornata del 14 di Luglio. Ciò premesso, bisogna stringersi attorno al Capo dello Stato e sostenere i suoi appelli a moderare i toni dei conflitti in atto nel Paese. La “Democrazia” è un bene da non perdere!