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Il futuro del Belpaese non si garantisce solo con la ripresa economica, e con la nuova legge elettorale ma anche con una nuova scuola e una nuova università meno costosa e più vicina al mondo globalizzato

di Cesare Mannucci | 16 Marzo 2014

stefaniagianniniAbolizione immediata dell’Abilitazione scientifica nazionale e semaforo verde in tempi brevissimi per l’assunzione di nuovi docenti universitari. Primo grande impegno per il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini che a Padova  al suo esordio in un’inaugurazione accademica ha annunciato l’imminente  soppressione dell’Asn. Una decisione questa che meriterebbe un plauso, finalmente un ministro competente che viene proprio dal mondo dell’università ha scelto di abolire un assurdo regolamento per l’accesso alla strada della docenza di validi giovani che da anni svolgono già questa professione negli atenei italiani ma senza alcuna prospettiva per il futuro. Ottima decisione, con un colpo di cancellino sulla lavagna, azzera il provvedimento varato non più tardi due anni fa dall’allora ministro Maria Stella Gelmini e sul quale in realtà nulla hanno fatto i due successori al dicastero, Profumo nel governo Monti e Carrozza nel breve esecutivo di Enrico Letta. Scelta e meritoria quella del “tecnico” Giannini ma che, a nostro avviso, ancora una volta sposta e non risolve il problema dell’elefantiasi asfissiante che attanaglia la pubblica amministrazione italiana. Si da infatti via libera a nuove e necessarie assunzioni, ma non si interviene sui costi e sugli sprechi che investono il mondo universitario da Trento e Trieste sino a Palermo. Non si interviene cioè sulla necessaria soppressione di cattedre e corsi fantasma  creati in pieno nepotismo accademico per garantire la docenza a figli, nipoti, amici di compiacenti rettori e presidi di facoltà. Corsi per i quali lo Stato sborsa decine di milioni di euro per uno o due iscritti e peggio ancora per sfornare certificati di laurea che non aiuteranno alcuno studente a trovare uno straccio di lavoro confacente al titolo di studio in Italia e men che meno all’estero. I primi cento giorni del governo di Matteo Renzi si giocano infatti sul rilancio dell’economia, sulla riforma del lavoro, sulla riforma elettorale ma anche e soprattutto sulla riforma della scuola in ogni ordine e grado. Perché se è vero che è necessario rilanciare il paese nella quotidianità facendo ripartire l’economia e i consumi, sia con la detassazione sia con la ripartenza dell’edilizia e dei cantieri per le attese e urgenti opere pubbliche e anche vero che la riforma della scuola è quel carburante speciale e necessario per dare una prospettiva e un futuro ai giovani che si avviano al mondo della scuola e dell’università per competere con i “cugini” europei ma prima di tutto con i coetanei dei cosiddetti paesi emergenti e dell’ormai ex terzo mondo.  Ma questo pensiamo si possa e si debba fare solo con una drastica cura dimagrante della burocrazia e degli sprechi e con una attenta gestione draconiana delle risorse pubbliche. E  allora, bene dar spazio alle assunzioni dei nuovi e preparati docenti universitari ma allo stesso tempo il ministro Giannini, da vero “tecnico,” vada a colpire le storture e gli sprechi evidenti negli atenei senza temere i ricatti della corporazione accademica. E non si limiti alla soppressione dei corsi di laurea inutili e in alcuni casi superati dalla globalizzazione planetaria, ma intervenga anche con determinazione su tutto l’apparato del ministero. Gran parte dei drammi vissuti dal sistema universitario italiano è legato anche al mondo dei “mandarini ministeriali”, cioè quei dirigenti costosi e inamovibili, che nello scrivere i decreti attuativi delle recenti riforme, hanno potuto stravolgere ogni proposito presente nei dettami di legge. Da mesi scriviamo infatti su queste colonne che uno dei vizi e dei problemi di questo Paese è la resistenza che pone ad ogni tentativo di innovazione la macchina infernale della burocrazia statale, autoreferenziale e funzionale solo a difendere se stessa e i propri privilegi. Se il Governo riuscirà ad infrangere questa cristallizzazione negativa allora davvero il “tunnel” del Gran Sasso riuscirà a raggiungere in un nano secondo la Svizzera, ma anche allo stesso tempo tutte le università europee e mondiali, regalando il Nobel per la ricerca e l’innovazione al premier Renzi e al suo ministro Giannini.

Pubblicato in : Primo piano

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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