• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il fascino sfiorito del comunismo caraibico

La crisi che si è manifestata negli ultimi giorni, pur particolarmente acuta, non è la prima. Già in altre occasioni si erano verificate manifestazioni popolari a causa delle difficili condizioni alimentari. Di Valentino Baldacci

di Valentino Baldacci | 20 Luglio 2021
Alberto Korda, Public domain, via Wikimedia Commons

A rigore solo Cuba e la Corea del Nord possono sostenere di continuare a essere Paesi che si muovono in una prospettiva comunista. Altri Paesi, come la Cina e il Vietnam, pur continuando ad essere caratterizzati dal monopolio del potere politico da parte del partito comunista, hanno da tempo introdotto l’economia di mercato e non rispettano più uno dei canoni fondamentali dell’ideologia marxista.  Tuttavia, pur avendo alcuni aspetti strutturali comuni, Corea del Nord e Cuba sono profondamente diversi sia sotto l’aspetto dell’immagine che essi offrono al mondo sia anche per la realtà dei loro sistemi sociali e delle loro politiche. Della Corea del Nord il resto del mondo, e in particolare quello occidentale, ha un’immagine quasi caricaturale, dovuta in gran parte allo stile personale dei suoi leader ma anche alla realtà di un mondo chiuso, quasi impenetrabile, che continua a ripetere riti sempre più incomprensibili.

Altra immagine ha offerto di sé Cuba. A lungo la repubblica caraibica ha conservato, nel mondo occidentale e soprattutto tra i più giovani, almeno parte del fascino che aveva conquistato tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 del ‘900, un fascino derivante dall’immagine esotica e romantica dei suoi leader barbudos, così diversi dal grigiore dei leader comunisti di derivazione sovietica, e dalla persistente forza del mito della lotta di David contro Golia che gli Stati Uniti avevano, loro malgrado, alimentato.

Ben presto la realtà si era rivelata diversa da quella dipinta dal mito. Una volta imboccata la strada del partito unico e dell’alleanza con l’Unione Sovietica tutto il sistema cubano, politico ed economico, si era andato adeguando ai canoni sovietici pur mantenendo esteriormente qualcosa dell’originario romanticismo rivoluzionario.

Quando il sistema comunista sovietico cadde, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, esisteva una diffusa attesa anche del crollo del regime cubano. Se ciò non avvenne fu perché il regime conservava ancora, a differenza di ciò che era accaduto nell’Europa orientale, un consistente appoggio popolare. Due erano gli elementi che stavano alla base di tale consenso. Il primo era dato dalla politica che il regime aveva seguito fin dal suo sorgere costruendo per via rivoluzionaria quello che i partiti socialdemocratici europei avevano costruito per via riformista: un sistema di welfare. Un welfare a misura dei Caraibi naturalmente, non paragonabile a quello dei Paesi dell’Europa occidentale, ma pur sempre un sistema di sicurezza sociale fino allora sconosciuto al di là dall’Atlantico. Non a caso i due fiori all’occhiello del regime cubano sono stati la scuola e il sistema sanitario.

L’altro aspetto del regime cubano che gli ha assicurato a lungo il consenso popolare è stato il nazionalismo. Le classi dirigenti dell’Europa occidentale, in seguito all’esperienza di due guerre mondiali, sono portate a considerare il nazionalismo un fenomeno residuale che caratterizza essenzialmente solo le forze politiche dell’estrema destra. In realtà questa immagine si è modificata nel tempo proprio in seguito al crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale dove hanno preso vigore forme di nazionalismo non facilmente etichettabili secondo schemi consueti.

A Cuba il nazionalismo ha assunto la forma della resistenza all’imperialismo yankee e ha coinvolto la grande maggioranza della popolazione. È un fenomeno presente in buona parte dell’America latina e che oggi trova le sue punte più avanzate in Venezuela e in Nicaragua. Ma a Cuba ha assunto fin dai primi anni ’60 la forma dell’ideologia ufficiale del regime, con un linguaggio sconosciuto ai Paesi comunisti europei. Lo slogan ufficiale del regime “Patria o muerte! Venceremos!” è impensabile all’interno del sistema ideologico del comunismo europeo.

Un welfare di base e l’ideologia nazionalista hanno permesso al regime cubano di superare tutte le crisi attraversate dal comunismo di ispirazione sovietica insieme, naturalmente, a un rigido sistema di controllo della vita sociale e politica del Paese che ha permesso di eliminare volta a volta le frange di dissidenza che si manifestavano.

La crisi che si è manifestata negli ultimi giorni, pur particolarmente acuta, non è la prima. Già in altre occasioni si erano verificate manifestazioni popolari a causa delle difficili condizioni alimentari. Finora il regime era riuscito a contenere queste crisi: è difficile dire se lo stesso accadrà anche questa volta. In realtà è proprio in occasione di queste crisi che si manifesta la principale debolezza del regime, il rigido controllo statale sul sistema produttivo e commerciale e l’assenza dell’elasticità propria dell’economia di mercato. Poiché Cuba ha continuato ad essere un Paese caratterizzato dalla monocoltura della canna da zucchero, l’assenza dei correttivi del mercato si è fatta sentire soprattutto nei meccanismi di distribuzione delle risorse primarie. Naturalmente la crisi ha consentito il riemergere con una certa forza delle richieste di libertà e di democrazia che erano state soffocate dal regime. Il prossimo futuro ci dirà in che misura queste richieste possono essere assorbite o soffocate dal regime oppure possono condurre a cambiamenti radicali.

Valentino Baldacci

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, cambiamenti, cina, comunismo, consenso, crisi, democrazia, futuro, giovani, la repubblica, mercato, mondo, nicaragua, primarie, radicali, regime, repubblica, scuola, slogan, Socialdemocratici, stati uniti

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti