
Il centrodestra non si risparmia nulla per essere criticato, ma il centrosinistra non è da meno. Con le note simpatie di ANM e CGIL, dove la maggior parte degli iscritti è composta da pensionati, dispone di un potenziale di fuoco considerevole. Tuttavia, a un anno e mezzo dal voto, questa forza rischia di logorarsi e di apparire pretestuosa se dovessero moltiplicarsi avvisi di garanzia o scioperi costruiti su ragioni fragili. La presidente Meloni, dal canto suo, calibra con prudenza i rapporti con sindacati e associazioni, dosando aperture e distanza. Una strategia di controllo che mira, in fondo, a condurre anche questi mondi – un tempo lontani – fino alla cabina elettorale. Se dovessero riemergere vicende delicate come quelle che hanno coinvolto la ministra Santanchè, il centrosinistra avrebbe buon gioco nel denunciare “le solite contraddizioni”. Ma la politica è anche l’arte di trasformare gli attacchi in consenso, e finora Meloni ha dimostrato di saperlo fare. Gli elettori però guardano altrove. Il costo della vita, l’energia, la sanità privata ormai prossima ai 40 miliardi di euro: sono questi i numeri che raccontano il Paese reale, quello che ogni giorno fa i conti con bollette e ticket sanitari. Gaza e Kiev restano temi centrali nella geopolitica, ma distanti dal quotidiano di chi vive nell’incertezza. Continuare a insistere su crisi lontane, senza offrire risposte concrete sul fronte interno, rischia di allontanare ulteriormente un elettorato già disilluso. Nel frattempo la premier osserva e attende, fedele al vecchio detto cinese: restare pazienti sulla riva del fiume, in attesa che passi il cadavere del nemico. Una strategia che, per ora, paga. Soprattutto se gli avversari continuano a offrirle assist mediatici a ogni dichiarazione, alimentando un racconto che finisce per rafforzarla. ANM e CGIL non sbagliano nel difendere i propri ambiti, ma dovrebbero forse tornare alla sobrietà dei fatti, evitando proclami e talk show. Servono contenuti e proposte reali, non slogan. Gli italiani non chiedono promesse, chiedono risposte. E lo si diceva già ieri: non vanno più a votare. Sarà così anche nel 2027? Difficile dirlo. Ma prima di riproporre le stesse formule che non hanno mai trovato riscontro nella realtà, servirebbe un lungo percorso di ascolto e autocritica. Perché in politica, come nello sport, non vince chi scatta per primo, ma chi resiste fino alla fine. E il fair play, che molti dimenticano, resta sempre un segno di forza. Anche agli occhi degli elettori.
Angelo Santoro

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