Esercitare la libertá di cui disponiamo è oggi un dovere per dare all’Italia un destino diverso. Parimenti occorre il coraggio dell’equitá, perché è ingiusto e sbagliato tentare di uscire dalla crisi facendola pagare ai soliti.

Eppure qualcuno le aveva capite e denunciate tutte queste cose: si potevano leggere nei siti e in tanti piccoli fogli ove si raccoglie ció che resta del mondo laico, liberale e socialista e nelle denunce dei radicali italiani. I quali non avevano peró capito che avrebbero dovuto mettersi tutti assieme, senza essere gelosi ciascuno della propria identitá, per non essere condannati alla irrilevanza politica. E per questo le loro, le nostre, risultavano prediche inutili. Anche nella cosiddetta prima repubblica c’era chi faceva prediche inutili. Uomini come Saragat, La Malfa, Einaudi, Nenni. Ma loro avevano dei veri partiti, piccoli ma non irrilevanti. E seppero preservare l’Italia dai pericoli maggiori, ancorandola al mondo occidentale e permettendo la ricostruzione che ci consentí di essere fra i maggiori Paesi industrializzati del mondo.
Ora è venuto il momento di edificare una nuova casa. Non tante piccole e inutili capanne, una casa che comprenda tutti e lasci la porta aperta anche a coloro che provengono da altre culture ed esperienze.
Cosa altro dobbiamo vedere per scuoterci dal ventennale torpore? Dobbiamo assistere impassibili a ció che è sotto gli occhi di tutti? Il governo Monti, checché ne dicano i giornali che lo appoggiano, sconta le prevedibili difficoltá dell’equivoco sul quale è nato. Le liberalizzazioni, le riforme del lavoro, del welfare, della giustizia, delle Istituzioni ad ogni livello, non si fanno senza una coesa maggioranza politica. E i due maggiori partiti, PDL e PD sono, in modo diverso, impegnati a logorarlo. Non si sono ritirati. Aspettano di ripresentarsi senza essere minimamente cambiati, conservando intatti i loro privilegi, anche grazie ad una legge elettorale pensata per il loro esclusivo interesse.
Esercitare la libertá di cui disponiamo è oggi un dovere per dare all’Italia un destino diverso che la collochi nuovamente, con pari dignitá in Europa e nel Mondo. Parimenti dobbiamo avere il coraggio dell’equitá, perché è ingiusto e sbagliato tentare di uscire dalla crisi nel modo piú facile, cioè addossando la maggior parte dei sacrifici a chi giá versa nelle condizioni peggiori.
Occorre un nuovo e solido strumento di azione politica, possibilmente un nuovo e grande partito, non la somma di sigle gloriose ma spente. A Firenze, come si puó leggere in altra parte di Pensalibero, ci sará una prima Convention aperta a tutti, non solo a laici, liberali e socialisti. La prima di una serie, per cominciare un percorso ed un duro lavoro.

W il 15 Aprile!