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il dio sconfitto

di Il vecchio pazzo | 27 Marzo 2016

Non c’era notte che il mio sonno non fosse reso turbinoso da quel che avrei desiderato si avverasse o da quel che,  inevitabilmente,  si sarebbe avverato.

Gioco tra i sensi e la morte. Gli uni volti alla immortalità, l’altra ad un assurdo di vita eterna. Un crudo, feroce,  dispendio di emozioni. Un assillo inquietante tra sgomento e sconcerto. Ansie e ribellioni; poi,  dubbi  verso la costrizione sensoriale  che, mi andavo accorgendo,  era stati  sedati  in sapienze codificate.

Mi risolsi nel tempo, affrontando il terrifico  disagio dell’osservarsi da sé,  a indagare e scrutare la decomposizione del mio corpo, quale ne sarebbe stata. Per distillare la miscela incestuosa di desideri e di possibilità, di vanità e di solitudini.

Ad essa ancora ritorno quando la accozzaglia  umana – in un complesso connubio tra appropriazioni e tremori –  magnifica se stessa nelle onorificenze delle idiozie e nelle accademie degli stermini;  tra esecrazioni sorridenti e tra giustifiche schernenti. Le beatitudini della vita eterna o la resurrezione destinata ad una rinnovata concupiscenza.

Sottomissioni  dell’umano. Dell’umano  vivente.

Ma cosa è il vivente se non la evenienza e la destinazione al decomporsi, quindi trasformarsi? E il decadimento delle molecole,  per cui i minerali si sono attratti,  non è anch’esso un trasformarsi? Non è il  vivente?

Le sapienze codificate raccontano di istinti e di coscienza, dell’anima concessa  alla sensualità del vivente, alla coazione della sopravvivenza.

Ma non è  illimitata qualità dell’anima  il ricordo dell’espiazione, della redenzione,  dell’eroismo, del perdono? I campi di caccia, le armi incrociate, le montagne paradisiache, i colloqui amorevoli con le ombre? E, non è nella memoria il marchio della funzione/prerogativa  dell’anima?

E,  non si annida  nelle particelle  la facoltà della memoria?

Il vivente si decompone e decade nelle sue parti/essenzialità e  in un altrove, del vago universo noto,   le particelle migrano la facoltà della memoria. L’essere stato che si rinnova in un essere diverso, in un multi-vivente.

Solo il vivente – la facoltà della memoria –  è l’unico a percepire se stesso come ente di una alterità indefinita e casuale.

L’ente “è” perché “è” nella funzione d’onda della particella e per i momenti evidenziati dalle  decoerenze (momenti delle rivelazioni e delle resurrezioni).

E, il dio? Il dio misericordioso della sua onniscienza. Il dio  delle scritture narrative, enfatiche, prescrittive. Il dio nel  profetismo, nel figurativismo, nel didascalismo.  Il dio che si propone (più ancora: proposto) come tutore dell’obbedienza. Concessivo, supplice e  despota. Sugello di opportunità in bilico tra la convenienza e la rinuncia. Il dio che scansiona riferimenti, ammonimenti,  esclusioni,  per la compressione verso sè.

E,  se il nostro vago universo tremulasse in un bagliore di fiamma? In un cerino che si accende. E, come la fiamma,  espandersi e,  poi, contrarsi per estinguersi. E, se il momento del bagliore e lo spegnimento siano stati – e siano – il calore della inflazione primaria e il freddo assoluto della implosione. E, se  l’altrove, dove si accese il cerino,  sia il luogo di un universo altrove; in una indefinita,  impercettibile,  sequenza di  matrioske? E, se,  diversamente,  le particelle si contraessero o si espandessero e, nel tempo del loro contrarsi ed espandersi,  concludessero ogni stato  transitorio in  spazi/specchi concentrici del pregresso?

E, se? E, se? E, se?

E, nel se,  il dio giace sconfitto.

Adagiato nel suono tra la cresta e il cavo dell’onda. Della particella.

Pubblicato in : EditorialeTag: antimateria, ARTE, cosmo, FILOSOFIA, FRANCHINI, PARTICELLA, poesia, religione, SACRIFICIO DI DIO, simulazione, STORIA, VECCHIO PAZZO

Info Il vecchio pazzo

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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