E’ ora fin troppo evidente che la Chiesa di Roma non è disposta ad assumersi alcuna responsabilità circa l’eventuale decisione di un intervento armato in Iraq. E se dovesse essere deciso dall’Onu, è lecito dubitare che possa condividerlo.
Ha senz’altro colpito l’attenzione dei media, l’intervista concessa dal primate della Chiesa cattolica di Roma (d’ora in poi, come sembra divenuto maggiormente in uso chiamarlo, Francesco), di ritorno dal viaggio in Corea, ed in particolare la risposta da praticare ad un’ “aggressione ingiusta”, quale quella in particolare in corso in Iraq, subita da minoranze etniche e religiose presenti su un territorio.
E tuttavia, a distanza di qualche giorno, occorre fare piuttosto chiarezza. Al punto che bene ha fatto Ernesto Galli della Loggia, sulle colonne del Corriere della Sera di venerdì 22 agosto, a chiedersi, semplificando, e prima di ogni altra domanda: “Se uno mi ammazza perché io sono sciita, cristiano, o ebreo, o infedele, e io cerco di difendermi colpendo a mia volta, cos’è questo se non un conflitto religioso?”.
Partiamo dunque da qui, con la nostra riflessione. Ed esaminiamo, attentamente, cosa ha veramente detto Francesco in risposta a due particolari domande. Il testo virgolettato appare di seguito così come integralmente trascritto dal sito NEWS.VA Official Vatican Network (http://www.news.va/it/news/la-conferenza-stampa-del-papa-in-aereo-in-versione).
Prima domanda: “… Lei approva questo bombardamento americano?”. Risposta: “Grazie della domanda così chiara. In questi casi, dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare, fare la guerra: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare, dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure, eh? Quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: “E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?”. Ma soltanto quello. Niente di più. Secondo, le minoranze. Grazie della parola. Perché a me parlano “Ma, i cristiani, poveri cristiani”, ed è vero, soffrono. I martiri … eh sì, ci sono tanti martiri. Ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose, non tutte cristiane, e tutti sono uguali davanti a Dio, no? Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto che l’umanità ha ma c’è anche un diritto che ha l’aggressore, di essere fermato perché non faccia del male. Questo”.
Seconda domanda, immediata: “… lei, Santità, sarebbe pronto a sostenere un intervento militare sul terreno in Iraq per fermare i jihadisti?”. Risposta: “… Alla (…) domanda ho risposto: io soltanto sono d’accordo sul fatto che quando c’è un aggressore ingiusto, venga fermato”.
Ricapitolando, per brevità e sintesi:
- Innanzitutto, occorre stabilire quando un’aggressione sia ingiusta e Francesco afferma che nel caso presente dell’Iraq ci troviamo “in (uno di) questi casi”.
Ma, a domande così chiare non sono seguite risposte chiare, almeno altrettanto. E vediamo perché:
- “soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare, fare la guerra: fermarlo.”. Fermarlo, nulla più. Non bombardarlo, né fargli la guerra; e quindi, male hanno fatto gli americani a bombardare. Per una ragione , direi anche di più che è quella che:
- “Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto”. E quindi:
- a decidere “i mezzi con i quali si possono fermare”, deve intervenire l’ONU, in quanto “Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: “E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?”. Ma soltanto quello. Niente di più”.
- Infine, “Come lo fermiamo?”. Ma soltanto quello. Niente di più”. E quindi a tale proposito, mi chiedo: cosa s’intende per “soltanto quello” e “niente di più”?
In un intervista, a commento delle parole di Francesco, sempre dal sito NEWS.VA Official Vatican Network (http://www.news.va/it/news/mons-toso-sulliraq-francesco-nel-solco-della-dottr), l’attuale segretario del dicastero vaticano “Giustizia e Pace” precisa: “Per risolvere i conflitti e le aggressioni ingiuste, è indispensabile riferirsi a regole comuni, rinunciando definitivamente all’idea di ricercare la giustizia mediante il ricorso alla guerra, muovendosi solitariamente e isolatamente. La Carta delle Nazioni Unite ha interdetto, lo sappiamo bene, non solo il ricorso alla guerra ma anche la sola minaccia di essa. Occorre, in sostanza, imboccare vie alternative: va cioè coltivata la multilateralità come via che offre maggiori garanzie di giustizia, anche nel caso che si debba attuare il principio di responsabilità di proteggere etnie e gruppi che sono minacciati di morte, come sta avvenendo in Iraq, da gruppi terroristici”. In particolare, si evidenzia: “La Carta delle Nazioni Unite ha interdetto, lo sappiamo bene, non solo il ricorso alla guerra ma anche la sola minaccia di essa”. E quindi, in definitiva: “Occorre, in sostanza, imboccare vie alternative: va cioè coltivata la multilateralità come via che offre maggiori garanzie di giustizia, anche nel caso che si debba attuare il principio di responsabilità di proteggere etnie e gruppi che sono minacciati di morte, come sta avvenendo in Iraq, da gruppi terroristici”.
Sinteticamente, dice la Chiesa: 1) non condividiamo il bombardamento americano 2) bisogna fermare l’aggressore iracheno 3) non sta a noi stabilire come, ma all’Onu 4) ricordiamo però che la Carta dell’Onu impedisce non solo il ricorso alla guerra ma anche la minaccia della stessa. E questo, quanto riportato cioè al punto 4, è tuttavia, almeno in parte, non vero, e cioè falso.
Infatti, se è vero che all’art. 1 comma 1, la Carta stabilisce il principio che “I fini delle Nazioni Unite sono: 1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace”, è altresì vero che all’art. 51 precisa: “Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”.
E dunque, ritornando al primo interrogativo formulato da Galli della Loggia, è ora fin troppo evidente che la Chiesa di Roma non solo non è disposta ad assumersi alcuna responsabilità circa l’eventuale decisione di un intervento armato in Iraq, e quindi nessuna guerra di religione è e sarà per l’oggi possibile; ma, dirò di più: se l’intervento armato dovesse essere deciso dall’Onu, è lecito dubitare che possa condividerlo.
E, nel frattempo: condannato il bombardamento americano in Iraq, la Chiesa di Roma ritiene o riterrà condivisibile ogni eventuale fornitura di armi, in particolare da parte di stati membri dell’Onu, alle minoranze ingiustamente aggredite? Oppure, riterrà giusto o quanto meno opportuno attendere che si riunisca prima il Consiglio di Sicurezza?
E, in definitiva, sarà l’Onu, da solo, ad assumere una decisione che, in caso d’intervento armato per così dire “di difesa”, comunque La Chiesa di Roma ha deciso ora di non condividere, in quanto è stato riportato che “la Carta delle Nazioni Unite ha interdetto, lo sappiamo bene, non solo il ricorso alla guerra ma anche la sola minaccia di essa”.
Come si capisce bene, fortunatamente da qualche tempo, almeno in occidente, il destino e la responsabilità dell’uomo non appartengono più alla religione, quale che sia.

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